In Copertina Società

Il Siciliano nelle scuole divide le opinioni: “È la nostra cultura” o “Non serve a nulla”?

Il siciliano sarà insegnato nelle scuole. La decisione della Regione siciliana che vorrebbe rendere il siciliano materia di studio sin dall'inizio del nuovo anno è stata accolta in maniera contrastata, non senza dubbi e perplessità da una parte, e con grande entusiasmo da un'altra. LiveUnict ha raccolto i pareri dei siciliani per scoprire cosa ne pensano dell’iniziativa della Regione.

Il siciliano, o lingua siciliana, o ancora u sicilinu, è un idioma appartenente alla famiglia linguistica indoeuropea. Esso deriva, al pari dell’italiano dal latino volgare, e non come alcuni pensano dall’italiano stesso; e costuisce la prima lingua letteraria italiana affermatasi nel XIII secolo grazie alla Scuola siciliana. Il siciliano è spesso indicato come dialetto, tuttavia, vi sono diversi studiosi e organizzazioni internazionali quali l’Ethnologue e l’UNESCO che definiscono il siciliano come una lingua a sé stante, anche se minoritaria, parlata da oltre 5 milioni di persone nel mondo.

Ad oggi, resta la spinosa questione se definire il siciliano un dialetto oppure una lingua, ma ancor di più adesso sorge la questione se sia opportuno o meno che il siciliano venga insegnato nelle scuole come previsto dall’ultima decisione della Regione. È nato, infatti, un acceso dibattito tra chi con grande entusiasmo ha accolto l’iniziativa, definendola un’idea intelligente e chi invece l’ha rifiutata e l’ha definita (alla maniera di un siciliano doc) “’na bella minchituna”.

Le argomentazioni esposte da chi si dichiara a favore dell’iniziativa riguardano principalmente il valore della cultura e dell’identità siciliana, della storia, e delle radici della Sicilia, la cui specificità merita di essere tutelata. A difendere l’iniziativa della Regione è Flavia: “Il siciliano che tanto sfottete e denigrate è parte della nostra cultura – dichiara la ragazza in risposta ai tanti detrattori dell’iniziativa – una lingua nobilissima, protetta dall’Unesco, portata alla distruzione a causa della nostra non educazione alla lingua e dall’idea che sia la lingua dei cosiddetti ‘zaurdi’.”

Come lei a sostenere l’insegnamento del siciliano è Massimiliano, che ribadisce l’importanza del conoscere la nostra lingua regionale, affermando che “il bilinguismo esiste in moltissime realtà regionali europee e, paradossalmente, può facilitare l’assimilazione di altre lingue.” Grace d’altra parte sottolinea in accordo con le precedenti opinioni che “in molte regioni d’Italia insegnano già il dialetto nelle scuole, perché è importante conoscere origine e cultura della propria terra.”

Tra le più accanite sostenitrici dell’iniziativa, Marta ci spiega l’importanza che l’iniziativa avrà, qualora entrerà in vigore, per la valorizzazione e la preservazione della nostra cultura. Il siciliano, come il napoletano, – afferma–  è presente all’interno dell’Atlante delle lingue in pericolo (Atlas of the World’s Languages in Danger), un catalogo in cui sono censite ben 2465 lingue che a vari livelli rischiano la scomparsa. International Organization for Standardization e l’UNESCO riconoscono il siciliano come lingua in via d’estinzione.”

Il siciliano è una lingua a tutti gli effetti, è la nostra lingua madrecontinua la studentessa. – Una lingua di letteratura e di altissima cultura, utilizzata anche da autori di altissimo spessore da Sciascia a Camilleri. È giusto fare studiare il siciliano nelle scuole per far conoscere ai giovani le nostre radici e fargli apprendere il valore di essere siciliani. Dove per siciliano non si intende l’immagine stereotipata legata al dialetto, dell’uomo con la coppola, che compie azioni illegali, ma dove si intende un uomo di una determinata cultura specifica, cultura che si sta perdendo a causa della globalizzazione e a causa di una serie di fattori esogeni. Studiare il siciliano ci serve a fare capire a noi stessi che la nostra non è una cultura dei vinti, che non è una sottocultura, ma è qualcosa di unicamente nostro.

Tra coloro che, invece, ritengono l’iniziativa della Regione inopportuna, gli argomenti più frequenti riguardano la scarsa utilità pratica che studiare il siciliano avrebbe per gli studenti, soprattutto in una società globalizzata e proiettata verso l’estero. Altri credono nella necessità che vengano insegnate altre lingue straniere nelle scuole sin dall’infanzia, piuttosto che il siciliano.

A ritenere inutile l’insegnamento del siciliano nelle scuole è Simona: Studiare il siciliano non serve a nulla, purtroppo – dichiara la ragazza. – Le lingue straniere, ai fini lavorativi, sono più importanti di una lingua che, oltre ai confini siculi e soprattutto vista la drammatica situazione lavorativa che vi incombe è completamente inutile studiare.”

Accanto alla necessità di conoscere meglio le lingue straniere, sono in molti a credere che nelle scuole andrebbero insegnate meglio altre discipline prima di introdurre il siciliano. In primis, la lingua italiana, ma anche l’educazione civica. C’è anche chi, come Paolo, crede che il siciliano non debba essere insegnato nelle scuole, perché “il siciliano si impara, come tutti noi abbiamo fatto, parlando, in famiglia”. 

I dubbi e le perplessità non mancano anche per quanto riguarda l’applicabilità concreta di una simile iniziativa. Sono infatti molti a chiedersi chi insegnerà il siciliano ai vari livelli, chi ha simili competenze. Tuttavia, la domanda che riecheggia tra gli oppositori dell’iniziativa è quella di Simona: “Studiare il siciliano a cosa porta nel 2018? La gente se ne scappa perché non c’è lavoro, con un cv impeccabile annesso e pensate che studiare siciliano possa servire a qualcosa?”– conclude amaramente la ragazza.

Due opposte tendenze dividono i siciliani sulla questione dell’insegnamento del siciliano nelle scuole, una spinge verso la standardizzazione e l’omologazione di un mondo via via sempre più globale e di un mercato del lavoro che richiede competenze dove il siciliano sembra non poter aver alcuno spazio, l’altra richiama ad un bisogno di ritorno alla specificità e all’unicità, proprio in contrasto ad una società globalizzata dove qualsiasi elemento identitario, culturale ed etnico minoritario rischia di andare perduto.

Sofia Nicolosi

Sofia Nicolosi nasce a Catania il 16 settembre 1997. Studentessa di Scienze politiche e relazioni internazionali, le sue passioni più grandi sono i viaggi, lo sport e la scrittura. La passione per il giornalismo in particolare e la devozione per la verità sono le ragioni che l'hanno spinta a collaborare con la redazione di LIveunict. Fortemente legata ai temi della pace, diritti umani e pari opportunità, il suo sogno nel cassetto è quello di poter cambiare il mondo!