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SCUOLA – Emergenza insegnanti di sostegno: presidi costretti ad assumere laureandi

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La scomparsa della “supplentite”, provocata dalla riforma della scuola attuata dal Governo, ha lasciato sul piano didattico gravi effetti collaterali: molti dirigenti scolastici, non essendoci insegnanti disponibili per le supplenze, sono stati costretti a nominate titolari delle cattedre vacanti giovani non ancora laureati. “I supplenti mancano, – scrive la stampa nazionale – l’organico potenziato non c’è, i bambini vengono divisi nelle classi, le segreterie chiudono un occhio sui titoli pur di avere sostituti degli insegnanti”.

Il Nord denuncia le grosse difficoltà in cui imperversa, facendo trapelare particolari poco onorevoli su ciò che accade in molte scuole italiane a meno di quattro mesi dal termine delle attività didattiche: “Si arriva a cambiare dai 3 ai 4 docenti in pochi mesi, o addirittura dodici supplenti in un solo quadrimestre come è successo in una prima di Roma- scrive Orizzonte Scuola-  “E’ così che si accettano le disponibilità mandate con la semplice messa a disposizione, anche di personale che sta ancora studiando per ottenere il titolo di laurea, dopo che però si è costretti a smistare gli studenti nelle classi anche per 20 giorni”.

La situazione è aggravata  dalla mancanza di docenti per il sostegno agli alunni disabili. Critica la situazione nel veronese, dove i dirigenti lamentano il fatto che, per il sostegno, i posti di ruolo rimangono spesso non assegnati. “A rendere ancora più beffarda la situazione – spiega Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief – è il fatto che sul sostegno i posti in deroga sono aumentati. Quest’anno, è notizia recente, avrebbero superato quota 40mila. E mentre si continua a discutere sulla legge delega, con appena 5mila posti di sostegno messi a concorso, non si provvede a realizzare il provvedimento che potrebbe risolvere tutto: applicare la sentenza della Consulta n. 80/2010, che annullando i commi 413 e 414 dell’art. 2 della Legge 244/2007, ha chiesto al Parlamento di superare il vincolo del 70% dell’organico di diritto previsto dalla Legge 128/2013, approvata quando era a capo del Miur il ministro Maria Chiara Carrozza. Ma quella norma si basava su un numero massimo di assunzioni di 90mila docenti, nel frattempo tutti coperti con assunzioni, rifacendosi al contingente sottodimensionato del 2006. Invece oggi, i posti di sostegno sono diventati 130mila”.

Per risolvere la situazione Anief  ha presentato in Senato degli emendamenti al decreto legge “Mille-proroghe 2016”, che se approvate determinerebbero la riapertura delle Gae per il personale abilitato, delle graduatorie d’istituto per il personale laureato fino al 2019 e l’assegnazione dei contratti a termine dopo i 36 mesi.