Gli adolescenti sono dipendenti dalla tecnologia. La conclusione arriva a seguito di unāindagine svolta dal MIUR in cui si stima che il 22,1% degli studenti di scuola superiore (quindi dāetĆ compresa tra i 14 e i 19 anni) trascorra troppo tempo davanti a dispositivi elettronici, su social e videogame.
Sembra che, almeno in questo caso, la differenza tra maschi e femmine sia ridotta ai minimi storici. Secondo la Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS ā UniversitĆ Cattolica del Sacro Cuore di Roma, infatti, non cāĆØ un chiaro distacco su chi sia più colpito dalle dipendenze in fase adolescenziale, tanto da sorprendersi di come anche le ragazze inizino a essere āsempre più simili ai maschi per condotte pericoloseā. Ancora una volta, qualcuno punta il problema e ci si sofferma a guardare la mano.
Dire che la tecnologia rappresenta un grosso fattore di rischio per la dipendenza degli adolescenti non ĆØ sbagliato, ĆØ solo una delle tante sfaccettature di una delle fasi più delicate della crescita. Non sono solo social, videogiochi e servizi streaming la minaccia. Un adolescente con una dipendenza da alcool e droga diventa un adulto con problemi di dipendenza. Negli Stati Uniti il numero di adolescenti tra i 12 e i 17 anni con dipendenze da droghe sfiora i due milioni, e poco importa quale sia lāestrazione sociale o il rendimento scolastico.
Come evidenziaĀ CBS News,āil sempliceĀ fatto dāessere sveglio, non rende automaticamente un adolescente sveglio e in grado di prendereĀ delle decisioni assennateā. Secondo degli studi, la parteĀ responsabileĀ del raziocinio, la corteccia prefrontale, raggiungeĀ la maturitĆ completa solo verso i venticinque anni.
Questo significa che fino ai venticinque anni non si può giustificare qualsiasi tipo di comportamento? No. Ed ĆØ soprattutto per questo che puntare il dito contro il ācolpevole più ovvioā ĆØ uno degli errori più gravi che si possa commettere. Non ĆØ la tecnologia in sĆ©, non sonosoltanto fumo e alcool o le droghe.
Nella stessa indagine del MIUR in cui si punta il dito contro i dispositivi elettronici, per esempio, viene citata tra le dipendenze quella della pratica sportiva ossessiva, che probabilmente non sembra pericolosa abbastanza da ripetere più di una volta allāinterno dellāarticolo e ha decisamente meno possibilitĆ dāessere riportata da terzi.
Forse per una questione di stigma sociale, dopotutto si sa che lo sport fa bene, mentre i videogiochi rendono sedentari, ti isolano dal mondo e sono la principale causa delle stragi scolastiche compiute dai tempi della Columbine. Non si può nemmeno sperare di eliminare qualsiasi elemento rischioso dalla vita di un adolescente e sperare che, in questo modo, non svilupperà mai una dipendenza.
Ancora una volta, dialogo ed educazione sono la chiave. Lāuso responsabile della tecnologia si apprende dai genitori (provate a togliere lo smartphone a un quarantenne per unāintera giornata, se pensate che il problema riguardi solo i ragazzi), a scuola, cosƬ come la forza di resistere alle pressioni dei coetanei, che sono spesso la principale causa dellāutilizzo di sostanze stupefacenti nel corso dellāadolescenza.
Gli adulti hanno la responsabilitĆ di indirizzare i più giovani verso comportamenti salutari e lo fanno dando lāesempio; in natura si impara innanzitutto emulando gli altri. E chi può biasimare esclusivamente un sedicenne con una sigaretta in mano se figlio di fumatori incalliti? O come può unāintera societĆ adulta, sempre collegata in rete, rimproverare un liceale per il tempo trascorso davanti a uno schermo se quella stessa societĆ per prima non sceglie di scollegarsi per un solo attimo?
















