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Aggressioni in ospedale, 23mila sanitari coinvolti: il fenomeno non si arresta

Il report del Ministero della Salute conferma la stabilità degli episodi ma cresce il numero delle vittime, soprattutto infermieri.

Elisa Caruso di Elisa Caruso
26 Maggio 2026
in Attualità
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
34
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Secondo il più recente report del Ministero della Salute, che dal 2023 raccoglie in modo sistematico le segnalazioni provenienti dalle regioni, il fenomeno delle aggressioni contro il personale sanitario continua a rappresentare una criticità strutturale del sistema ospedaliero italiano.

Nel 2025 sono stati registrati circa 18mila episodi di violenza fisica o verbale, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Tuttavia, ciò che emerge con maggiore preoccupazione è l’aumento delle persone coinvolte: 23.367 nel 2025, contro circa 22mila nel 2024.

Questo significa che, pur non crescendo in modo significativo il numero totale degli episodi, aumenta la loro capacità di coinvolgere più operatori contemporaneamente, segnalando una possibile maggiore complessità o intensità delle aggressioni.

Infermieri in prima linea: la categoria più colpita

Il report evidenzia una distribuzione molto netta delle vittime all’interno delle professioni sanitarie: La categoria più colpita è quella degli infermieri, che rappresentano il 55% del totale delle aggressioni segnalate.

Seguono:

  • medici (16%)
  • operatori sociosanitari (11%)
  • altri lavoratori (12%), tra cui personale amministrativo, vigilanti e soccorritori

Un dato rilevante riguarda anche la componente di genere: nel 60% dei casi le vittime sono donne, confermando la forte esposizione femminile al rischio, soprattutto nelle professioni infermieristiche e sociosanitarie.

Questa distribuzione evidenzia come le aggressioni non siano un fenomeno casuale, ma colpiscano in modo sistematico specifiche categorie professionali più esposte al contatto diretto con l’utenza.

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Violenza verbale dominante, ma la fisica resta significativa

Un altro elemento centrale del report riguarda la tipologia delle aggressioni: La forma più diffusa è quella verbale, che rappresenta il 69% dei casi. Tuttavia, il dato non riduce la gravità del fenomeno, poiché le aggressioni fisiche restano comunque rilevanti, attestandosi al 25%.

Un ulteriore 6% riguarda invece atti contro la proprietà, come danneggiamenti di strutture o attrezzature.

Il quadro complessivo descrive un ambiente di lavoro in cui la tensione comunicativa è costante e spesso degenerativa, soprattutto nei contesti più critici come i pronto soccorso e i reparti psichiatrici.

Pronto soccorso e psichiatria: le aree più a rischio

Le aree ospedaliere più esposte risultano essere il pronto soccorso e i servizi psichiatrici: Si tratta di reparti caratterizzati da alta pressione operativa, sovraffollamento e situazioni cliniche spesso urgenti o complesse.

Secondo diverse analisi citate nel report ministeriale, le principali cause delle aggressioni sono riconducibili a:

  • lunghi tempi di attesa
  • carenza di personale sanitario
  • stress emotivo di pazienti e familiari
  • difficoltà di comunicazione tra operatori e utenti

In questo contesto, la frustrazione accumulata può trasformarsi rapidamente in comportamenti aggressivi, sia verbali che fisici.

Le risposte normative: più repressione, meno prevenzione

Negli ultimi anni il legislatore ha cercato di contrastare il fenomeno principalmente attraverso un inasprimento delle sanzioni, in particolare nel 2024 il Governo ha approvato un decreto che introduce:

  • arresto in flagranza per gli aggressori
  • ampliamento della flagranza differita, fino a 48 ore, anche tramite prove video, fotografiche o digitali

Queste misure mirano a rafforzare la deterrenza penale, ma secondo diverse valutazioni critiche non intervengono sulle cause strutturali del problema.

Il dibattito rimane aperto: da un lato chi sostiene la necessità di strumenti repressivi più severi, dall’altro chi ritiene che l’aumento delle pene non sia sufficiente a ridurre il fenomeno in assenza di interventi organizzativi sul sistema sanitario.

Le soluzioni regionali: tra tecnologia e sicurezza

Accanto agli interventi nazionali, alcune regioni hanno sperimentato misure innovative: Tra queste spicca il Veneto, che ha introdotto circa 7mila bodycam per il personale sanitario, oltre a braccialetti intelligenti dotati di sistemi di allarme, geolocalizzazione e monitoraggio dei parametri vitali.

Questi strumenti permettono di:

  • registrare eventuali aggressioni
  • attivare allarmi rapidi verso la sicurezza ospedaliera o le forze dell’ordine
  • monitorare le condizioni fisiche del personale in tempo reale

Tuttavia, nonostante l’adozione di queste tecnologie, il numero delle aggressioni nella regione è comunque aumentato tra il 2024 e il 2025, suggerendo che gli strumenti tecnologici, da soli, non siano sufficienti a invertire la tendenza.

Le critiche del personale sanitario: il problema è strutturale

Molti rappresentanti delle categorie professionali ritengono che il fenomeno non possa essere affrontato esclusivamente con misure repressive o tecnologiche. Secondo diversi sindacati del settore, tra cui l’Anaao Assomed, il problema principale resta organizzativo.

Come evidenziato da diversi interventi pubblici, la combinazione tra carenza di personale, tempi di attesa elevati e carichi di lavoro eccessivi crea un contesto di stress che favorisce l’escalation delle tensioni.

Un fenomeno che interroga il sistema sanitario

Il report del Ministero della Salute evidenzia quindi un fenomeno complesso, che non può essere ridotto a singoli episodi isolati; le aggressioni al personale sanitario rappresentano una criticità sistemica, strettamente legata all’organizzazione dei servizi e alla pressione crescente sugli ospedali.

La stabilità dei numeri complessivi non deve trarre in inganno: l’aumento delle persone coinvolte e la persistenza delle aggressioni fisiche indicano che il problema rimane strutturale e ancora lontano da una soluzione efficace. Senza interventi organizzativi profondi, affiancati da politiche di prevenzione e miglioramento delle condizioni di lavoro, il rischio è che il fenomeno continui a ripetersi con la stessa intensità negli anni a venire.

Tags: aggressioni personale sanitariooperatorireport ministero della salutevittime

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