Cittadini e turisti, bambini ed anziani attraversano quotidianamente, e con passo piรน o meno svelto, le vie e le piazze di ogni cittร . Aree, queste, in cui magari si nasce o si cresce, note da sempre o destinate solo piรน tardi a divenire punti fissi ma su cui, forse, non ci si interroga abbastanza. Quanto spesso capita di porre attenzione alla denominazione delle vie? Eppure i toponomi sono preziosi ed improbabili spunti di riflessione, oltre che elementi dietro ai quali non รจ raro scorgere storie incredibili come quella di Carmelina Naselli.
Vie di Catania intitolate a figure femminili
Sarebbe, per esempio, legittimo chiedersi quante vie della nostra cittร siano state dedicate a uomini illustri e quante altre, invece, riportino il nome di donne altrettanto degne di memoria. LโAssociazione Toponomastica femminile, nata nel 2014, non denuncia soltanto un evidente gap di genere ma, attraverso il suo sito web, stila per ogni cittร elenchi contenenti le strade intitolate a figure femminili.
Si scopre cosรฌ che la maggior parte delle strade presenti a Catania รจ dedicata a Madonne, sante, beate e martiri.ย Al contrario, le vie e le piazze intitolate a donne dello spettacolo, della scienza e della letteratura sono davvero esigue.
Ad unโanalisi piรน approfondita scopriamo, inoltre, che quasi nessuna di questeย figure femminili, vissute tra lโOtto e il Novecento, รจ originaria del capoluogo etneo. Grazia Deledda, Maria Montessori e Amalia Guglielminetti, di fatto,ย donano il proprio nome ad alcune zone interne a una cittร in cui, tuttavia, nessuno di loro รจ nata.
Fa eccezione, oltre che l’attrice Rosina Anselmi, Carmelina Naselli: letterata,ย etnologa,ย bibliotecaria, accademicaย italiana e, soprattutto, docente dellโUniversitร degli Studi di Catania il cui nome oggi campeggia insieme ai numeri civici accanto ai portoni di alcune residenze, nella zona di San Giovanni Galermo.
La vita di Carmelina Naselli
La storia di Carmelina prende avvio e si conclude a Catania. Qui nasce il 4 novembre 1894, secondogenita di Gaetano Naselli e di Giuseppina Milani.
Nel 1915 Carmelina Naselli si iscrisse alla facoltร di Lettere dellโUniversitร degli Studi di Catania, la stessa da cui si sarebbe allontana di lรฌ a poco ma in cui sarebbe tornata, anni dopo, in veste di insegnante.
Di fatto, questa donna รจ stata, prima del resto, una studentessa universitaria nella Sicilia degli inizi del XX secolo. Circa un secolo piรน tardi, ย potrebbe apparire superfluo sottolineare questo dettaglio e naturale rispecchiarsi in Carmelina ma la veritร รจ che lโimmatricolazione per una donna era, a quel tempo, una possibilitร che profumava di eccezione e privilegio.
Conseguรฌ la laurea nel 1919: la sua tesi, in Letteratura Italiana, le valse il massimo dei voti e la lode, oltre che la dignitร di stampa. In seguito ottenne una borsa di studio che le permise di accedere allโIstituto di Studi Superiori di Firenze e di conseguire, nel 1921, il diploma di perfezionamento in Letteratura Italiana e lโabilitazione allโinsegnamento.
Fondamentali per la sua formazione e carriera non furono soltanto Achille Pellizzeri, politico e docente di grande prestigio, e Guido Mazzoni, allievo di Giosuรฉ Carducci e letterato. Fu un altro uomo a trasmettere a Carmelina la passione per gli studi folklorici: si tratta di Luigi Sorrento, professore di filologia romanza, di lingue neolatine e critico di letteratura francese e spagnola.
Terminata lโesperienza fiorentina, rivelatasi assai stimolante, la studiosa tornerร nella sua cittร dโorigine che, negli anni Venti, si stava trasformando in un ambiente culturalmente fervido. Qui, mentre ancora perdurava incontrastata la fama di Verga e De Roberto, compiva i suoi primi passi il giovane Vitaliano Brancati.
Il rientro in cittร trascinรฒ con sรฉ la volontร di cominciare a trasmettere il proprio sapere ai piรน giovani. Come racconta Laura Branciforte nel suo Le donne nellโuniversitร di Catania, Carmelina vinse il concorso a cattedra e divenne โordinariaโ negli Istituti Superiori. Nel 1936, invece, fece suo il titolo necessario allโesercizio della libera docenza in Letteratura Italiana.
Certo รจ che pensare alla Naselli come ad una donna pronta a consacrare la propria vita al solo insegnamento risulterebbe riduttivo. Lโintellettuale desiderรฒ ardentemente innovare la propria cittร attraverso lโorganizzazione di mostre, conferenze e convegni. Eppure, non dimenticรฒ mai di preservare il ricordo di quel che affondava radici nel passato. Si dedicรฒ, di fatto, tanto alla narrazione della cultura e tradizioni locali, quanto alla storia delle istituzioni culturali del territorio. A lei, infatti, si deve, oltre che opere con al centro il martirio ed il culto di SantโAgata, un testo sulle usanze relative al lutto in Sicilia ed un saggio sulle ninne-nanne siciliane. La donna contribuรฌ, inoltre, alla raccolta di saggiย Storia dell’Universitร di Catania dalle origini ai nostri giorniย del 1934.
E ci piace credere che i pavimenti dei corridoi di quella stessa Universitร , percorsi per anni, conservino ancora le orme di Carmelina. La donna ricoprรฌ diversi incarichi di insegnamento, a partire dal 1940. Lasciรฒ definitivamente la propria cattedra solo nel 1965. Nel frattempo, fondรฒ e organizzรฒ un Istituto di Storia delle tradizioni popolari e vi lavorรฒ in qualitaฬ di docente di Storia delle tradizioni popolari: fu tra le primissime in Italia ad ottenere tale incarico. Nel 1944, prese i voti di terziaria domenicana, divenendo successivamente priora provinciale del “Terz’ordine domenicano femminile”, oltre che presidente del comitato catanese della Societร Nazionale “Dante Alighieri” e della “Societร di Storia Patria per la Sicilia Orientale” e direttrice della rivista l’Archivio storico per la Sicilia orientale.
Oggi, alcuni catanesi risiedono in Via Carmelina Naselli. Proprio a questa donna, che nel 1933 aveva scritto Per le denominazioni delle strade di Catania, รจ stata intitolata una zona del capoluogo etneo. Catania si mostra cosรฌ, a suo modo, riconoscente nei confronti di una figura femminile che lโha amata, narrata e celebrata ininterrottamente.