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Ricerca: i Millenials ritardano la loro prima volta

Negli ultimi anni i Millennials sono stati accusati di aver "ucciso" tantissime cose (ben 34, fa notare il Telegraph, che ha tenuto il conto). Una nuova ricerca condotta dalla UCL, che ha coinvolto ben 16000 giovani, con molta probabilità aggiungerà un nuovo reato alla già lunga lista compilata dai media: i Millennials hanno ucciso il sesso.

È iniziato tutto con Next Steps, uno studio condotto dalla University College of London su 16000 giovani nati nel biennio 1989-90 in tutto il mondo, partito nel 2004 quando alcuni dei soggetti seguiti avevano appena 9 anni. Gli aspetti presi in esame sono stati molteplici: il rapporto con la famiglia, gli amici, lo stato di salute, l’educazione e la sistemazione, anche lavorativa, senza tralasciare le aspettative e le speranze per il futuro.

Ciò che è stato evidenziato dai dati raccolti finora, oltre al sempre più crescente numero di avocado toast pro capite consumati, è come le nuove generazioni diventino sessualmente attivi più tardi rispetto alle precedenti. Il 12,5% ha dichiarato di non essere ancora sessualmente attivo mentre il 90% ha perso la verginità a 19 anni. Solo l’1% ha avuto il primo rapporto sessuale tra i 23 e i 26 anni.

Uno studio americano ha constatato come solo il 44% delle adolescenti è sessualmente attivo in contrapposizione con il 58% di 25 anni fa. Anche i ragazzi non sono da meno: meno di 5 ragazzi su 10, un calo netto se confrontato con il quasi 70% della generazione dei loro genitori.

I motivi sono vari, ma è innegabile che esiste una paura crescente dell’intimità e d’essere preso di mira sui social, come avrebbe ammesso qualcuno, per non parlare “dell’ansia da prestazione” causata dalla pornografia.

Parte della responsabilità, tuttavia, andrebbe attribuita anche all’ipersessualizzazione dei nostri tempi, una società che mostra corpi perfetti e standard impossibili da mantenere, e che vive l’eterna contraddizione che fa credere ai ragazzi che per essere adeguati bisogna bruciare le tappe, ma allo stesso tempo punta il dito contro le ragazze che vivono in libertà la propria sessualità.

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