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Sull’Etna il ghiacciaio più a sud d’Europa: la Grotta del gelo è una meraviglia naturale [FOTO]

La Grotta del gelo è considerato il deposito di ghiaccio più a sud d'Europa. Meta indiscussa degli esperti escursionisti, è una delle bellezze più celebri del nostro territorio etneo.

È il più meridionale deposito glaciale di tutta l’Europa, si trova in Sicilia nel territorio di Randazzo (CT), ed è una delle mete preferite dagli escursionisti. Si tratta della Grotta del gelo un tubo di scorrimento lavico formatasi da una eruzione dell’Etna risalente agli anni 1614-1624. 125 metri di lunghezza con un dislivello di 30 metri si trova alla quota di 2043 metri sul territorio vulcanico, in particolare nella località denominata Sciara del Follone.

Gli studiosi Renato Bonaccorso e Giancarlo Santi ne danno una descrizione del luogo. Il suo ingresso è formato da una depressione del terreno simile ad un imbuto del diametro di una decina di metri, che in genere rimane coperta dalla neve fino a tarda primavera. La conformazione naturale della grotta permette l’ingresso della neve caduta in inverno e l’inclinazione facilita ulteriormente la penetrazione della neve nelle zone più interne. Per questi motivi la neve depositata si ghiaccia e permane all’interno per tutto l’anno, anche in quantità, formando ghiaccio e stallatiti. Una caratteristica che non è esclusiva nelle modalità ad altre grotte e caverne della zona, ma la quantità e la permanenza del ghiaccio ne fanno il ghiacciaio naturale più a sud d’Europa.

Questo, insieme allo spettacolo naturale che si presenta agli occhi dei visitatori, ne hanno fatto una meta di punta per gli escursionisti appassionati del genere.

Tuttavia la Grotta non è percorribile proprio da tutti a causa dello scivoloso strato di ghiaccio o del laghetto naturale che si forma durante i periodi più caldi, per cui è necessaria una certa preparazione e un’adeguata strumentazione, come piccozza, ramponi, casco, corda per assicurarsi, etc.

Dalla base della discesa la galleria principale (larga tra i 6 ed i 10 metri) procede in linea retta verso Nord-Nord-Ovest per circa cinquanta metri. Dopo questo primo tratto pianeggiante, la galleria ed il ghiacciaio diventano più ripidi e in fondo si apre una piccola saletta pianeggiante. Da questa si dipartono due tunnel: il primo è solo un angusto cunicolo, la continuazione della galleria di scorrimento vulcanica e si dirige verso Nord-Est e diventa quasi subito impraticabile a causa del ghiaccio che l’ostruisce; il secondo è invece più ampio e si sviluppa interamente all’interno del ghiacciaio per una ventina di metri verso Sud, costeggiando dapprima la parete della galleria principale e passando poi al di sotto di essa per qualche metro. La galleria superiore e quella inferiore arrivano così a sovrapporsi per un breve tratto, ma comunicano anche tra loro grazie ad un varco che si apre tra il pavimento dell’una ed il soffitto dell’altra. Apertura che è andata progressivamente ampliandosi assumendo notevoli dimensioni.

La differenza fra queste e le altre grotte è la conformazione fisica particolarmente pendente e con una grande apertura che permette all’aria fredda di entrare e permanere nei locali interni, mentre l’aria calda tende ad uscire dall’imboccatura. Questo, insieme con le proprietà coibenti della pietra lavica che non favoriscono lo scambio termico con l’esterno, forma e mantiene il ghiaccio all’interno per tutto l’anno, permettendone lo scioglimento soltanto nella parte più vicina all’ingresso e solo durante l’estate.

Presumibilmente la formazione del ghiaccio è iniziata nella metà del XVII secolo, cioè qualche decina di anni dopo la fine dell’eruzione; infatti una colata di vaste dimensioni e di notevole spessore come questa (lo spessore medio è calcolato intorno ai 50 metri) per raffreddarsi del tutto impiega oltre dieci anni. Anno dopo anno la neve e quindi il ghiaccio si sono stratificati all’interno della cavità raggiungendo uno spessore di circa 2 metri ed estendendosi per tutta la lunghezza della grotta fino a chiudere il cunicolo.

L’episodio eruttivo del 1981 mise a rischio la Grotta. Si aprì a poche decine di metri dal sito una frattura eruttiva che interessò il versante settentrionale del vulcano. Dalla parte bassa della frattura sgorgò un fiume di lava che distrusse numerosi campi coltivati, minacciando anche l’abitato di Randazzo (che venne in parte evacuato); nella parte alta, proprio nei pressi della grotta del Gelo, una grossa voragine emise una gran quantità di ceneri e lapilli che ricoprì i terreni circostanti ricadendo anche sulla parte iniziale della cavità. L’improvviso aumento della temperatura causò una sensibile diminuzione della coltre di ghiaccio in tutta la grotta e si formarono fratture nelle pareti interne della cavità. L’eruzione tuttavia durò soltanto pochi giorni e negli inverni successivi lo spessore del ghiaccio apparve già in ripresa.

Dalla seconda metà degli anni ’80 però il ghiaccio ha ripreso lentamente a ridursi tanto da formare un foro nella parte più sottile della sua massa, ovvero tra la galleria superiore e quella sottostante.

Raggiungere la meta non è per nulla semplice e il sentiero non è percorribile da dilettanti. È pertanto indispensabile munirsi di un satellitare (Longitudine: 140 59′ 05″ E, Latitudine: 37 0 48′ 20″ N, Quota s.l.m.: 2043 m). Partendo da Piano Provenzana, situato nel comune di Linguaglossa, si segue un sentiero che conduce ai piedi del Monte Nero e ci si inoltra in un bosco di larici e faggi, sui cui tronchi sono segnati alcuni punti da seguire. Si giunge quindi al rifugio di Timparossa e infine, seguendo gli “omini di pietra” si giunge alla grotta del Gelo.