La discussione sul controllo del tabacco e dei nuovi prodotti a base di nicotina entra in una fase cruciale, tra spinte normative sempre più incisive e un mercato in continua evoluzione che continua a intercettare soprattutto i più giovani. Al centro del dibattito c’è una proposta di legge d’iniziativa popolare che prevede un aumento di 5 euro sul prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, con l’obiettivo dichiarato di ridurre in modo significativo il numero dei fumatori e di rafforzare la prevenzione sanitaria.
Un tema che si inserisce in un contesto in cui, in Italia, si stimano circa 10 milioni di fumatori e quasi 93.000 decessi annui correlati al consumo di tabacco, numeri che continuano a rappresentare una delle principali criticità di salute pubblica.
La proposta dei +5 euro e la strategia di riduzione del fumo
La campagna “5 euro contro il fumo”, sostenuta da realtà scientifiche e sanitarie come AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM, ha già raccolto circa 40.000 firme, raggiungendo l’80% del percorso necessario per arrivare in Parlamento. L’impostazione della proposta non riguarda solo le sigarette tradizionali, ma si estende a tutti i prodotti contenenti nicotina, inclusi dispositivi elettronici e sistemi a tabacco riscaldato, oggi sempre più diffusi tra i giovani.
L’idea alla base è quella di utilizzare il prezzo come leva di salute pubblica, considerando che un incremento significativo dei costi potrebbe ridurre il consumo complessivo fino al 37%, con un impatto particolarmente forte sulle fasce più giovani e sui consumatori occasionali. In parallelo, le risorse aggiuntive derivanti dall’aumento dei prezzi sarebbero destinate anche al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, rafforzando così il legame tra politiche fiscali e sostenibilità del sistema sanitario.
Crescita delle sigarette elettroniche e trasformazione dei consumi
Accanto alle misure proposte, i dati più recenti descrivono un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo della nicotina, soprattutto tra le nuove generazioni. Tra il 2021 e il 2025 l’utilizzo di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato è quasi raddoppiato, passando dal 3,9% al 7,4%, segno di una diffusione sempre più ampia di dispositivi alternativi rispetto alle sigarette tradizionali.
Il fenomeno è particolarmente evidente nella fascia d’età 18-34 anni, dove il consumo raggiunge il 16,5%, mentre diminuisce progressivamente nelle età successive fino a toccare l’1,4% tra gli over 65. Questo dato evidenzia non solo un cambiamento generazionale nelle modalità di consumo, ma anche una crescente attrattività dei nuovi dispositivi, spesso percepiti come meno dannosi o più moderni, pur restando veicoli di nicotina e quindi di potenziale dipendenza.
Giovani, percezione del rischio e policonsumo
Uno degli aspetti più critici emersi dagli studi internazionali riguarda la crescente normalizzazione del consumo di nicotina tra i più giovani, favorita dalla diffusione di prodotti percepiti come “alternativi” rispetto al fumo tradizionale. Le sigarette elettroniche e i dispositivi a tabacco riscaldato, spesso caratterizzati da aromi e modalità d’uso più discreti, contribuiscono a ridurre la percezione del rischio, facilitando l’avvicinamento precoce alla nicotina.
Questo fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di policonsumo, ovvero l’uso combinato di più prodotti, che secondo diversi studi può aumentare i rischi per la salute rispetto al consumo singolo. Inoltre, la letteratura scientifica evidenzia come il primo contatto con la nicotina avvenga sempre più spesso in età precoce, talvolta prima dei 14 anni, rafforzando il ruolo delle dinamiche sociali, della pressione del gruppo dei pari e delle strategie di marketing nel determinare i comportamenti dei più giovani.
Il falso mito delle “alternative meno dannose”
Tra i giovani si sta diffondendo sempre più l’idea che prodotti come le HEETS e, più in generale, i sistemi a tabacco riscaldato siano una scelta “più sicura” rispetto alle sigarette tradizionali. Questa convinzione nasce soprattutto dal fatto che non avviene combustione visibile e che l’odore è meno intenso, elementi che contribuiscono a una percezione distorta del rischio. In realtà, però, questi dispositivi non eliminano la presenza di nicotina né riducono in modo significativo l’esposizione a sostanze potenzialmente dannose: il tabacco viene comunque riscaldato e rilascia aerosol contenenti composti chimici irritanti e tossici, capaci di agire su apparato respiratorio e sistema cardiovascolare.
Inoltre, la nicotina resta una sostanza altamente dipendente, indipendentemente dal dispositivo utilizzato, e può consolidare abitudini di consumo quotidiano difficili da interrompere. Il rischio maggiore, soprattutto in ambito universitario, è proprio quello della normalizzazione: l’uso “sociale” o “occasionale” viene spesso sottovalutato, ma può evolvere in consumo regolare o combinato con altri prodotti, aumentando l’esposizione complessiva e i rischi per la salute a lungo termine.
Prevenzione, scuola e sfida sanitaria strutturale
Di fronte a un mercato in continua evoluzione, la comunità scientifica sottolinea la necessità di interventi di prevenzione sempre più articolati e multidimensionali. Non si tratta solo di misure fiscali o restrittive, ma di un approccio integrato che coinvolga scuola, famiglie e contesti sociali, con programmi educativi capaci di rafforzare le competenze personali dei giovani, come il pensiero critico e la capacità decisionale.
Le esperienze di prevenzione più efficaci si sviluppano proprio in ambito scolastico, dove l’informazione corretta sul tabacco viene affiancata da percorsi di consapevolezza e crescita personale. Tuttavia, la rapida evoluzione dell’industria del fumo e la continua introduzione di nuovi prodotti rendono la sfida sempre più complessa, trasformando il contrasto al tabagismo in una questione non solo sanitaria, ma anche culturale, sociale ed economica, destinata a restare centrale nelle politiche pubbliche dei prossimi anni.
In un contesto in cui il prezzo del fumo potrebbe aumentare di 5 euro e la diffusione di sigarette elettroniche continua a crescere tra i più giovani, la sfida non è solo ridurre il consumo, ma offrire alternative concrete per uscirne. Tra queste sta emergendo anche la citisina, considerata il primo farmaco specifico per aiutare a smettere di fumare, sempre più studiato e utilizzato nei percorsi di disassuefazione. Per chi fuma, soprattutto in età universitaria, conoscere strumenti efficaci di supporto può fare la differenza tra una dipendenza che si consolida e una scelta consapevole di cambiamento.












