Si accende il dibattito sulla tutela del litorale e sulla gestione degli scarichi fognari nel Catanese. La recente diffida inviata dal sindaco di Aci Castello al commissario straordinario del Comune di Aci Catena — e trasmessa per conoscenza anche alla Procura della Repubblica di Catania — ha trasformato la questione ambientale in un vero e proprio caso politico-istituzionale.
Al centro della vertenza c’è la richiesta di verificare “con assoluta urgenza” la conformità degli allacci privati e l’eventuale presenza di sversamenti abusivi nei torrenti che attraversano Aci Catena prima di confluire nel territorio castellese.
L’affondo di Santo Primavera: “Servono dati oggettivi, non iniziative unilaterali”
Sulla vicenda è intervenuto Santo Primavera, deputato regionale del gruppo Mpa-Grande Sicilia, che ha presentato un’interrogazione urgente scritta indirizzata al Presidente della Regione e agli Assessori al Territorio e Ambiente e all’Energia.
Primavera mette in discussione le modalità con cui l’amministrazione castellese ha mosso le sue accuse, contestando in particolare il mancato passaggio per una preventiva interlocuzione tra enti:
“L’assenza di una preliminare interlocuzione istituzionale con il Commissario straordinario di Aci Catena lascia ritenere che il sindaco di Aci Castello sia in possesso di fatti, analisi o circostanze specifiche. Se tali elementi esistono, devono essere immediatamente messi a disposizione delle autorità competenti, senza ritardi o omissioni”, dichiara il deputato.
Nello specifico, il parlamentare ARS chiede alla Regione di verificare l’esistenza di referti ufficiali di Arpa o Asp, campionamenti ed esiti di sopralluoghi che attestino con certezza scientifica la provenienza catenota degli inquinanti, escludendo che le criticità derivino invece da allacci irregolari interni ad Aci Castello.
L’interrogazione punta il faro anche sulle attività di controllo svolte finora dallo stesso Comune di Aci Castello: vengono richiesti chiarimenti sul piano straordinario di vigilanza annunciato, sul numero di ispezioni eseguite a partire dal giugno 2022 e sugli accertamenti condotti sia nel centro che nelle frazioni di Cannizzaro, Ficarazzi e Aci Trezza.
Il nodo delle reti mancanti e l’opera incompiuta da 20 milioni
A rendere ancora più complessa la mappa del risanamento ambientale è lo stato delle infrastrutture. Come ricordato nell’interrogazione, una porzione del territorio di Aci Castello risulta ad oggi ancora sprovvista delle reti fognarie secondarie e terziarie.
A ciò si aggiunge il paradosso del collettore fognario della riviera, opera infrastrutturale costata circa 20 milioni di euro la cui realizzazione è iniziata nel 2013. Nonostante l’opera sia ormai ultimata sul piano materiale, non è mai entrata in funzione a causa di un blocco di natura gestionale e amministrativa. L’attivazione di questa condotta consentirebbe di convogliare verso il depuratore di Pantano d’Arci anche i reflui della zona di Vampolieri e di una parte di Aci Catena, risolvendo alla radice gran parte delle criticità della costa.
Le richieste alla Regione
Per Primavera non ci sono più i margini per uno “scaricabarile” tra le amministrazioni coinvolte.
“Il problema è serio e riguarda la tutela del mare, della balneazione e della salute pubblica. La soluzione non può essere affidata a iniziative unilaterali o a uno scambio di responsabilità tra Comuni. Servono controlli rigorosi, trasparenza sugli accertamenti, l’attivazione del collettore e un tavolo tecnico che coinvolga tutti i soggetti competenti”, conclude il deputato.
L’auspicio è che la Regione Siciliana intervenga con celerità per fare chiarezza sugli accertamenti tecnici ed istituire la regia unica necessaria per eliminare in via definitiva gli sversamenti inquinanti nel mare acese.












