L’estate è nel suo momento clou e migliaia di catanesi e turisti affollano ogni giorno le spiagge della costa ionica. Ma prima di stendere l’asciugamano conviene sapere dove è davvero consentito fare il bagno. In provincia di Catania sono 56 i tratti di mare classificati come non balneabili, un dato che può sembrare allarmante ma che, in realtà , racconta una situazione molto più articolata.
Non tutti i divieti, infatti, sono legati all’inquinamento: molti riguardano porti, foci di torrenti, aree industriali, riserve naturali o zone interdette per motivi di sicurezza. Parallelamente, il territorio può contare su 49 aree regolarmente balneabili, sottoposte a controlli costanti da parte dell’Asp durante tutta la stagione estiva. Un quadro che torna d’attualità anche alla luce del recente monitoraggio di Goletta Verde, che ha riacceso il dibattito sulla qualità delle acque siciliane.
Non solo inquinamento: perché 56 tratti di costa sono off limits
Il numero delle spiagge vietate rischia di essere interpretato in modo fuorviante se non viene letto nel contesto corretto. Le aree classificate come non balneabili non sono infatti tutte contaminate. Soltanto 13 tratti risultano interdetti per motivi legati alla qualità delle acque, mentre gli altri rientrano in categorie previste dalla normativa nazionale e regionale:
- Ci sono 14 zone portuali o industriali, dove il divieto è permanente per ragioni di sicurezza della navigazione e delle attività produttive;
- 18 aree in corrispondenza di foci di fiumi, torrenti, canali e scarichi, considerate particolarmente sensibili alle variazioni della qualità delle acque;
- 7 tratti interdetti esclusivamente per motivi di sicurezza;
- 3 aree comprese in parchi e riserve naturali, dove vigono specifiche limitazioni ambientali.
È una distinzione fondamentale, perché parlare genericamente di “spiagge inquinate” non restituisce la fotografia reale della situazione e rischia di alimentare allarmismi ingiustificati.
Il caso Goletta Verde e il confronto con i controlli ufficiali

A riaccendere il dibattito sono stati i risultati diffusi da Goletta Verde di Legambiente, secondo cui il 70% dei punti monitorati in Sicilia presenterebbe livelli di contaminazione superiori ai limiti di legge. Nel Catanese sotto la lente sono finiti la foce del canale Arci alla Plaia, la foce del torrente Macchia a Mascali e il lungomare Galatea di Aci Trezza, dove l’associazione ambientalista denuncia criticità che si trascinerebbero da anni.
I dati hanno però suscitato la replica degli operatori balneari e di diversi enti locali, che invitano a distinguere tra i campionamenti indipendenti e quelli effettuati dalle Aziende sanitarie provinciali. L’Asp segue infatti un protocollo definito dalla Regione Siciliana e dal Ministero della Salute, con prelievi periodici eseguiti in punti prestabiliti e analizzati secondo parametri ufficiali. Differenze nei punti di campionamento e nelle metodologie possono portare a risultati diversi, motivo per cui gli esperti invitano a leggere i dati senza semplificazioni.
Aci Trezza e il nodo degli scarichi: un problema aperto da anni
Tra le situazioni più delicate continua a esserci quella di Aci Trezza, dove il tema degli scarichi a mare è diventato ormai un caso politico oltre che ambientale. Da anni cittadini e associazioni chiedono il completamento del collettore fognario che dovrebbe convogliare i reflui verso il depuratore di Pantano d’Arci, eliminando gli scarichi lungo la costa.
Secondo diversi tecnici il problema potrebbe essere mitigato anche attraverso la realizzazione dei cosiddetti “pennelli a mare”, sistemi che consentono di scaricare le acque depurate molto più lontano dalla battigia, riducendo l’impatto sulle aree destinate alla balneazione. Si tratta di una soluzione già adottata in altre realtà italiane ma ancora poco diffusa in Sicilia. Nel frattempo il tratto di costa continua a essere uno dei più monitorati dell’intera provincia, anche per il suo forte richiamo turistico.
Le spiagge balneabili restano la maggioranza: controlli fino a ottobre
Al di là delle polemiche, il dato più rassicurante è che la maggior parte del litorale Catanese resta regolarmente accessibile ai bagnanti. Sono 49 le aree dove la balneazione è consentita, tutte inserite nel piano regionale di monitoraggio che prevede campionamenti periodici dal 1° maggio al 31 ottobre. Le analisi vengono effettuate dall’Asp per verificare il rispetto dei parametri microbiologici previsti dalla normativa, così da garantire la sicurezza dei bagnanti per tutta la stagione estiva.
A queste si aggiunge un punto di monitoraggio speciale alla foce dell’Anguillara, nel territorio di Mascali, utilizzato esclusivamente per studi scientifici e non per la classificazione delle acque di balneazione. Prima di scegliere una spiaggia è comunque sempre consigliabile consultare gli aggiornamenti ufficiali della Regione Siciliana e dell’Asp, che pubblicano periodicamente gli esiti dei controlli e le eventuali ordinanze di divieto.












