Da stasera, la Sicilia si ferma: gli autotrasportatori incrociano le braccia contro i carburanti alle stelle, spinti dall’ETS e dalla crisi mediorientale. Salvatore Bella guida il blocco isolano, che parte dalla mezzanotte per cinque giorni pieni, congelando carico e scarico dei semirimorchi nei porti siciliani. Il 90% delle imprese intermodali aderirà, tagliando rifornimenti alla GDO per svuotare i supermercati e urlare l’importanza dei camion nel flusso di cibo. Chiedono criteri netti sul Sea Modal Shift, impiego Mit dei fondi ETS per l’intermodalità, garanzie sugli incentivi e impegno scritto dal governo dopo un incontro ravvicinato. I disordini bellici hanno gonfiato gasolio e traghetti, nonostante il D.L. 33/2026 mitighi i rincari, ma gli imbarchi restano un salasso.
Unatras, raggruppamento delle sigle top del settore, accusa: “Committenza irresponsabile che taglia 40 centesimi al litro e governo “assente”. Assemblee in cento piazze italiane nel weekend spingono per il blocco nazionale dei trasporti su strada: il comitato esecutivo del 17 aprile ratificherà. Le imprese, da grandi a piccole, invocano sospensione servizi contro costi esplosivi e promesse tradite”.
Al centro, il credito d’imposta promesso il 19 marzo in Consiglio dei ministri: manca il decreto attuativo, incagliato nel regime aiuti di Stato da negoziare con Bruxelles. Il Mef tace, il Mit distrae; saturato il de minimis da aiuti come LogIn Business per digitalizzazione, le grandi aziende temono zero benefici. Giancarlo Giorgetti snobba, Matteo Salvini punta al Viminale. Ministro Urso vanta misure, ma la categoria non vede atti concreti. Codacons nota speculazioni e introiti extra per operatori ed erario, mentre committenza lucra e governo evita tavoli. Paolo Uggè di FAI avverte: l’irresponsabilità colpirà l’Italia intera.












