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Terremoto del Belìce: 55 anni fa la prima catastrofe italiana del dopoguerra

Gibellina terremoto del Belice
Il terremoto del Belìce fu un evento che portò la Sicilia sotto i riflettori alla fine degli anni '60: a 55 anni dal sisma, il racconto di quello che venne definito "il primo grande disastro naturale italiano del dopoguerra".

Sono trascorsi 55 anni dalla notte in cui la Sicilia Occidentale tremò e diversi centri abitati dell’area furono totalmente rasi al suolo. Infatti, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, un forte sisma colpì le province di Trapani, Agrigento e Palermo, passando alla storia come il “terremoto del Belìce”, o ancora, come la prima grande catastrofe italiana del dopoguerra.

Il terremoto del Belìce

Il terremoto del Belìce è forse uno degli eventi sismici avvenuti in Sicilia che ha riscosso un interesse tale da essere ricordato ancora dopo oltre mezzo secolo. Il sisma, avvenuto alle ore 3 della notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, ebbe una magnitudo pari a 6.2 della scala Richter e interessò l’intera Sicilia Occidentale, colpendo in particolar modo le province di Trapani, Agrigento e Palermo. In particolare, la provincia di Trapani fu quella dove venne localizzato l’epicentro del terremoto, situato tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale.

In seguito al terremoto e alle successive scosse avvertite distintamente in oltre 14 centri e persino fino a Pantelleria, proprio i luoghi dell’epicentro e dei dintorni vennero totalmente distrutti. Montevago, Poggioreale, Salaparuta e Gibellina furono rase al suolo dalla potenza del sisma, mentre in altre località si riscontrò che circa l’80% degli edifici era stato distrutto o reso inagibile. Ma anche le perdite umane furono ingenti: i morti furono tra i 230 e 370, i feriti furono circa 1000 e gli sfollati durono decine di migliaia.

Come anticipato, si fa spesso riferimento al terremoto del Belìce come una delle prime catastrofi italiane del dopoguerra. In effetti, sembrerebbe essere stato proprio il sisma del Belìce la notizia che inaugurò il TG1 nazionale delle ore 13.30, trasmesso per la prima volta in occasione del terremoto in Sicilia. Il racconto del disastro e le testimonianze dei superstiti raccolte dai giornalisti del tempo sconvolsero l’Italia intera, portando alla luce allarmanti questioni sociali irrisolte quali l’arretratezza strutturale e la povertà delle zone colpite dal sisma e l’impreparatezza dello Stato nella risposta ad una simile calamità: basti pensare che solo nel 2006 furono smontate le ultime baracche degli sfollati del Belìce.

Gibellina oggi: dalla distruzione alla rinascita artistica

Nonostante i ritardi nella ricostruzione, molto lentamente i centri distrutti vennero ricostruiti, sebbene con fattezze totlamente differenti rispetto al passato. Particolarmente interessante è il caso di Gibellina, centro abitato che al giorno d’oggi viene definta “nuova”, in opposizione a “Gibellina vecchia”, vale a dire l’area che ospitava il centro raso al suolo dal sisma del 1968.

Infatti, la rinascita del centro di Gibellina è stata prima di tutto culturale e artistica: tutto partì da un’intuizione di Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina dal 1985 al 1994, nonché legale di parte civile di Franca Viola, prima donna italiana ad opporsi al matrimonio riparatore. Corrao si appellò a diversi artisti di fama mondiale del tempo per realizzare, a titolo gratuito, delle opere a Gibellina, trasformando il centro in un vero e proprio museo a cielo aperto con oltre 60 installazioni sparse per Gibellina. L’esempio più noto di questo sforzo artistico fu quello di Alberto Burri, il quale decise di creare la propria opera non a Gibellina nuova ma sull’area devastata di Gibellina vecchia, dando vita alla land art che oggi è nota con il nome di “Cretto di Burri”.

Altri terremoti in Sicilia

Tuttavia, il terremoto del Belìce non è stato l’unico sisma di proporzioni disastrose che ha colpito la Sicilia. Un esempio tra tanti è il terremoto del 1693, conosciuto anche come il “sisma della Val di Noto”: il terremoto raggiunse una magnitudo pari a 7.7 della scala Richter e fu avvertito in tutta la Sicilia, in Calabria e persino a Malta.

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O ancora, è il caso del terremoto di Messina del 1908, di magnituo 7.2 della scala Richter che provocò persino un maremoto e che viene ancora oggi ricordato come una delle più gravi catastrofi naturali italiane e d’Europa. Infine, in tempi più prossimi, anche il terremoto di Santa Lucia del 1990 è spesso ricordato, così come il più recente evento del terremoto di Santo Stefano del 2018, il quale provocò ingenti danni nelle frazioni di Fleri e Pisano di Zafferana Etnea, zone che da allora si trovano ancora in fase di riassestamento.

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A proposito dell'autore

Martina Bianchi

Con una laurea magistrale in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations e una triennale in Scienze e Lingue per la Comunicazione, coltiva l'interesse per il giornalismo scrivendo per LiveUnict. Appassionata di lingue straniere, fotografia, arte e viaggi, mira ad un futuro nelle relazioni internazionali nel campo dei Diritti Umani, in difesa dei più deboli e contro le ingiustizie.

Coordina la Redazione di LiveUniCT da Maggio 2022.

Università di Catania