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Chips Act Europeo, Catania al centro dello sviluppo: arrivano gli investimenti

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European Chips Act: a Catania una delle 4 linee pilota. Nuovi investimenti per l'Etna Valley in un contesto europeo sempre più competitivo.

L’Etna Valley attrae. Gli investimenti arrivano: già nel 2022, con la costruzione di una nuova fabbrica per StMicroelectronics dal valore di 730 milioni di euro; e ancora, adesso, con l’annuncio del ministro Urso di ulteriori 360 milioni per un nuovo impianto di ricerca. Tuttavia, non si tratta di un evento locale: gli investimenti a Catania si collocano in un orizzonte ben più ampio che tocca tutta l’Europa. Sono il risultato di un processo lungo, ancora in corso, che porta il nome di European Chips Act.

L’inizio del percorso: i Joint Undertakings

Nel settembre 2021, Ursula von Der Leyen annunciava al Parlamento europeo l’intenzione della Commissione europea di mettere a punto un piano per aumentare la produzione di microchip in Europa, rimasta pericolosamente indietro rispetto ai suoi grandi avversari, Cina, Stati Uniti e Taiwan. I colli di bottiglia creati nelle linee d’approvvigionamento globali a causa della pandemia avevano messo drammaticamente in luce la fragilità dell’industria europea. I dati mostravano che l’Europa nel 2021 aveva prodotto solamente il 10% dei microchip realizzati globalmente. Alla luce di una percentuale tanto sconfortante, la Commissione decise di mettere in cantiere lo European Chips Act, anelando a raddoppiare la produzione di microchip in Europa entro il 2030.

Uno dei primi passi fu l’approvazione della Council Regulation 2021/2085 che inaugurò i “Joint Undertakings“, un meccanismo per facilitare la collaborazione tra ricerca, produzione e innovazione. Veniva posta la prima pietra di un nuovo sistema di ricerca scientifica comunitario.

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L’8 febbraio 2022 la Commissione annunciava ufficialmente il Chips Act promettendo ben 43 miliardi d’investimenti, nuovi regolamenti e agevolazioni per il settore. La spinta dell’UE orientò i privati portando a numerosi investimenti (come quello di 730 milioni a Catania nel 2022) e alla messa a punto di interi piani nazionali volti all’incremento della produzione di microchip (per esempio il piano francese France 2030 e quello italiano messo a punto nel 2023).

Fine dei cantieri: la Chips JU

Nel 2023 lo European Chips Act passò dalle parole ai fatti. A seguito dell’approvazione della Council Regulation 2023/1782, veniva istituita la Chips JU (Joint Undertaking), sulla base del lavoro iniziato nel 2021. Il nuovo ente stabilì 4 Linee Pilota sulle quali, oggi, gli Stati Membri e le aziende possono concentrarsi per favorire lo sviluppo della produzione di microchip nel vecchio continente:

  1. La tecnologia FD-SOI a 7 nm: un brevetto europeo che consente una grande velocità ed efficienza energetica;
  2. Microchip sotto i 2 nm: tipi di conduttori ultra-miniaturizzati che rappresentano il futuro della microelettronica. Consentendo maggiore potenza di calcolo e velocità;
  3. Integrazione di sistemi eterogenei: consiste nella combinazione di diversi materiali semiconduttori al fine di estrarre il pieno potenziale di ognuno;
  4. Semiconduttori a banda larga: un tipo di microchip che consente ai dispositivi elettronici di operare a tensioni, frequenze e temperature più elevate.

Il 21 settembre 2023 il Chips Act entrò ufficialmente in vigore in Europa.  L’UE apriva la strada ad un nuovo capitolo di programmazione industriale.

Primo risultato: 360 milioni per Catania

In questi mesi, grazie al piano europeo, il CNR, di concerto con il MUR, ha ottenuto i finanziamenti per la realizzazione dello stabilimento catanese. L’impianto perseguirà gli obiettivi della quarta Linea Pilota: semiconduttori a banda larga. Unione Europea fornirà metà dei fondi totali, mentre, i vari Stati partecipanti al Chips Joint Undertaking finanzieranno il resto. Grazie alle competenze dell’IMM, l’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi del CNR, Catania riceverà un ruolo di preminenza andando a corroborare il progetto “Beyond nano“, un’infrastruttura già avviata nel 2020 grazie alla collaborazione del MUR, della Regione Sicilia e di StMicroelectronics.

Le altre tre Linee Pilota sono state assegnate a Francia, Belgio e Germania. In particolare:

  • La Francia ospiterà il centro di ricerca per la prima Linea Pilota: la tecnologia FD-SOI a 7 nm;
  • Il Belgio la seconda Linea Pilota: sviluppo di microchip sotto i 2 nm;
  • E, infine, la Germania si occuperà della Terza Linea pilota, studiando l’integrazione di sistemi eterogenei.

Etna Valley: veramente competitiva?

Gli investimenti nell’industria microelettrica catanese sono senz’altro ottime notizie per la città e la regione. Tuttavia, allargando lo sguardo all’intera Italia, le cifre destinate a Catania risultano molto meno entusiasmanti. Solamente il mese scorso, Sylicon Box, un colosso della microelettronica di Singapore, ha annunciato investimenti per oltre 3,2 miliardi di dollari per il Nord Italia (Il Sole 24 Ore, 12/03/2024). Più del doppio rispetto ai fondi in arrivo a Catania (contando sia 730 milioni del 2022 sia i 360 di adesso).

Per di più, ampliando ulteriormente gli orizzonti, i nostri vicini fanno ancora meglio. Nel 2022, la Francia, grazie al suo piano France 2030, ha concordato con StMicroelectronics investimenti nel suo territorio per un valore di circa 7,5 miliardi di euro (Limes, 02-2024). Ancora meglio fa la Germania che annuncia roboanti piani industriali dal valore di oltre 20 miliardi e che, nel 2023, ha ricevuto più di 10 miliardi d’investimenti da parte della taiwanese TSMC (Financial Times, 08/08/2023) .

Lo European Chips Act dimostra che l’Etna Valley ha le carte in regola. Ma lo sviluppo non si può basare unicamente sugli aiuti comunitari. Affinché il Sud recuperi sul Nord, e l’Italia recuperi sull’Europa, bisognerà impegnarsi ancora di più.


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A proposito dell'autore

Francesco Portoghese

Francesco Portoghese è uno studente di Storia, politica e relazioni internazionali presso l'Università di Catania. Appassionato di storia, lingue, scrittura ed economia scrive per LiveUnict da aprile 2023. E' diplomato al Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei di Catania. Inoltre, ha studiato in Inghilterra per un anno dove ha ottenuto il diploma inglese GCSE e una piena padronanza della lingua inglese.
Tra settembre 2023 e febbraio 2024, Francesco ha studiato a Parigi grazie ad un progetto Erasmus riuscendo a conseguire la certificazione DALF C1 in lingua francese.
Partecipa ai programmi Erasmus organizzati dalla sua università e alle iniziative promosse da gruppi di volontariato come Erasmus Student Network Catania.
Interessato dal problema della crisi climatica, Francesco ha partecipato a diverse iniziative di volontariato e attivismo ambientale in gruppi come Fridays For Future e GreenCatania Movement.
Durante i suoi anni al liceo ha preso parte a numerosi progetti Erasmus andando in Polonia, Norvegia e Olanda.