Catania

Catania, prof. Cacopardo: “Reparti pieni, far capire che il vaccino è sicuro”

Terapie intensive
L'infettivologo Cacopardo fa chiarezza sulla situazione Coronavirus a Catania: il prof. fa il punto sulla situazione nei reparti e invita alla vaccinazione.

In Sicilia, la situazione Coronavirus continua a destare preoccupazioni, soprattutto per l’alto numero di persone non ancora vaccinate. Il prof. Bruno Cacopardo, primario di Malattie infettive del Garibaldi Nesima e membro del Comitato tecnico-scientifico regionale anti-Covid, torna a parlare dell’argomento e fa un po’ di chiarezza in un post su Facebook diventato virale.

Le principali questioni affrontate dal medico riguardano, soprattutto, i ricoveri, i modelli terapeutici per i pazienti ospedalizzati e l’andamento delle vaccinazioni. Ma quello di Cacopardo è anche un invito a fare fronte comune per trovare soluzioni nuove e vincere sulla pandemia.

La situazione ospedali ricoveri

In merito alla situazione ricoveri e ingresso negli ospedali, il prof. Cacopardo informa che “i reparti ospedalieri si riempiono giornalmente di casi con livello di gravità compreso tra moderato e severo. Il ritmo di riempimento dei pronto soccorso e dei reparti è di tale entità da superare il corrispettivo ritmo di svuotamento”.

“Per accogliere e contrastare questa marea montante – ha continuato il medico –, molti reparti vengono accorpati e destinati alla gestione di Covid-19, sottraendo spazi a ricoveri differenti da Covid. Questo non è un problema locale: sono in contatto con colleghi europei e statunitensi che riferiscono analoghe situazioni. A causa di codesti rimaneggiamenti, problemi internistici, oncologici, chirurgici vengono rinviati, deviati o gestiti in situazioni e habitat non del tutto appropriati”.

Terapie contro il Covid: mai efficaci al 100%

Il prof. Cacopardo, in riferimento alla lotta al Covid, riferisce che “per i pazienti ospedalizzati con Covid19 esistono numerosi modelli terapeutici, modulati sulla base dei livelli di gravità. Tuttavia le indicazioni all’utilizzo sono ristrette e lungi dal valere per tutti i casi in maniera indiscriminata. Alcuni farmaci sono di necessità precoci e non funzionano in fase avanzata (remdesivir, plasma iperimmune e anticorpi monoclonali), altri sono assai più tardivi e del tutto inutili se utilizzati precocemente (tocilizumab, anakinra, baricitinib)”.

Cacopardo precisa che tutti i trattamenti sono accomunati dal limite della efficacia, che non è mai, mai, mai del 100%. Nel momento in cui iniziamo una terapia siamo tutt’altro che sicuri del suo funzionamento. Possiamo limitarci a sperarlo. La stessa cosa vale per ivermectina, a mio avviso farmaco antivirale efficiente (inspiegabilmente negletto), ma da gestire con sapienza per un migliore utilizzo”.

Inoltre, “non esistono indicatori fedeli che consentano di prevedere se e quando la malattia andrà incontro ad un decorso più severo. Sappiamo che in certe condizioni predisponenti (età avanzata, diabete, neoplasie, malattie cardiovascolari) ciò può avvenire con maggior frequenza ma l’esperienza accumulata sul campo ha insegnato che il Covid 19 può peggiorare anche in individui giovani e senza comorbidità pregresse“.

“Il vaccino è sicuro”

In merito alla questione vaccino, Cacopardo informa che la maggior parte dei pazienti che sviluppa forme più gravi non è vaccinata. “Da alcuni mesi a questa parte – scrive –, la popolazione dei pazienti più gravi si è progressivamente selezionata in maniera inquietante: in 10 casi su 10, in 29 casi su 30, in 48 casi su 50, in 96 casi su 100, si tratta di soggetti non sottoposti ad alcuna vaccinazione per SarsCoV2. Questi numeri non li fornisco a caso: essi sono tratti dalla esperienza maturata presso il reparto che dirigo”.

Il prof. sottolinea, inoltre, checi sono casi di Covid-19 tra i soggetti vaccinati, ma nella pratica clinica quotidiana, essi riguardano anziani o immunodepressi che non hanno risposto affatto alle due dosi vaccinali (soggetti non responders: 6-8%). Tutti i casi di infezione che ho osservato, invece, tra i vaccinati immunocompetenti, si sono risolti senza problemi con manifestazioni banali e non invalidanti”.

“Per quanto detto – continua –, i reparti si stanno riempiendo di pazienti ammalati e mai sottoposti a vaccinazione. La stessa cosa sta avvenendo in tutte le parti del mondo, proprio tutte. Con l’eccezione di 3 o 4 paesi che hanno tassi di coinvolgimento vaccinale tanto elevati e di mancata adesione vaccinale tanto bassi (Emirati Arabi Uniti, Uruguay, Israele) da riprodurre il paradossale effetto di ricoverare esclusivamente i non responders alla vaccinazione”.

Il prof. Cacopardo conclude, infine, con un invito a trovare delle soluzioni comuni: “Dovremmo ragionare insieme di soluzioni, dovremmo perfezionare le terapie, ma dovremmo anche far comprendere che il vaccino è sicuro e rappresenta una alternativa di prevenzione contro la malattia conclamata. Andrebbe chiarito che terapia e profilassi sono due strade, accidentate ma efficienti, che conducono parallelamente verso un medesimo obiettivo: vincere sulla epidemia”.