Catania

Coronavirus, Tamburino contro medici che non lavorano: “La nostra è una missione”

Il primario del reparto di Cardiologia del Policlinico di Catania, il professor Tamburino, si è scagliato contro il personale medico e sanitario che non sta prestando servizio in questi giorni di emergenza al Covid 19.

In questi giorni di emergenza, alcune categorie professionali non possono esimersi dall’andare a lavorare ogni giorno. Tra queste vi è ovviamente il personale sanitario, in quanto, per fronteggiare un’emergenza come quella scatenata dal Coronavirus, è necessario mettere in campo tutte le unità lavorative possibili. Molti medici e infermieri stanno infatti lavorando senza sosta negli ospedali, stravolgendo turni e orari lavorativi e portando i loro stessi fisici all’estremo della stanchezza.

Tuttavia, sembrerebbe che non tutti i componenti del personale sanitario siano scesi in campo per combattere il virus e aiutare il Paese. A farlo presente è il professor Corrado Tamburino, primario del reparto di Cardiologia del Policlinico di Catania, il quale ha usato parole dure nei confronti di medici e infermieri che in questi giorni non stanno lavorando. “Mi turba che qualcun altro ancora affronti l’emergenza cercando di non venire al lavoro, senza interpretare il ruolo di medico e infermiere come missione dedicata al prossimo e alla comunità intera, lasciando altri a lavorare al posto suo” scrive Tamburino sui social.

“Quest’ultimo atteggiamento, che fa parte della variabilità della specie umana, risulta a me (ed è solo una opinione personale) incomprensibile da un punto di vista umano, etico e professionale.
So bene che esistono sulla carta dei diritti, e che chiunque può esercitarli; ma esistono anche dei doveri che vanno al di sopra delle leggi scritte e delle esigenze personali e che demarcano chiaramente un solco fra chi li esegue e condivide in comunità e chi non lo fa” continua il professore nel suo sfogo.

Tuttavia nel post di Tamburino, tratto da una lettera mandata a tutti i dipendenti del suo reparto e ai 60 specializzandi, c’è spazio anche per parole positive e di ringraziamento per quanti svolgono il loro lavoro dimostrando passione, dedizione e spirito di sacrificio. “Mi preme ringraziare di vero cuore la maggior parte di voi per il concreto aiuto, lo spirito di abnegazione, il silenzio dei molti (li segno nel mio cuore ad uno ad uno) nell’accettare senza battere ciglio i cambiamenti dell’ordine lavorativo e della sfera privata” ha infatti aggiunto il primario.

La lettera di Tamburino si conclude, infine, con un paragone incisivo e azzeccato, che magari potrà essere di monito per il personale che non è ancora in prima linea, nonostante la situazione di criticità che il mondo intero sta vivendo: “Il mio pertanto vuole essere un invito per poter in un futuro essere ricordati come il “comandante Arma” e non “comandante Schettino”, per poter dire ai vostri figli: ‘io c’ero e ho lottato’ invece di tacere.