Il futuro del Gruppo Coin torna al centro della protesta sindacale. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato uno sciopero nazionale per il prossimo 18 giugno, denunciando una situazione sempre più critica nei punti vendita della catena e chiedendo all’azienda risposte concrete sul piano di rilancio industriale e commerciale. La mobilitazione arriva al termine di settimane di confronto e si inserisce in una lunga fase di crisi che ha già portato a chiusure di negozi, riorganizzazioni interne e ricorso agli ammortizzatori sociali in diversi territori italiani.
La denuncia dei sindacati: “Il peso della crisi ricade sui dipendenti”
Secondo le organizzazioni sindacali, le lavoratrici e i lavoratori stanno pagando il prezzo della riorganizzazione aziendale senza vedere reali prospettive di crescita e rilancio. Nei negozi, denunciano Filcams, Fisascat e Uiltucs, continuano a emergere problemi legati alla gestione del personale, alla riduzione degli organici e all’utilizzo degli ammortizzatori sociali, spesso ritenuto incompatibile con le effettive necessità operative dei punti vendita.
I sindacati evidenziano come il ricorso alla cassa integrazione, nato per accompagnare il percorso di risanamento dell’azienda, rischi di trasformarsi in un semplice strumento di contenimento dei costi. Una situazione che, secondo le sigle di categoria, finisce per aumentare i carichi di lavoro dei dipendenti rimasti in servizio, aggravando le condizioni operative quotidiane senza offrire garanzie concrete sul futuro occupazionale.
Salute e sicurezza sotto pressione nei punti vendita
Uno dei temi centrali della mobilitazione riguarda la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Le segnalazioni raccolte nei diversi territori descrivono un quadro caratterizzato da carenze organizzative, personale insufficiente, carichi di lavoro crescenti e condizioni ambientali giudicate sempre più difficili.
Particolarmente delicata appare la situazione dei negozi interessati dagli ammortizzatori sociali, dove le riduzioni di orario e di personale rischiano, secondo i sindacati, di compromettere non solo il corretto funzionamento delle attività commerciali, ma anche il mantenimento degli standard minimi di sicurezza. A ciò si aggiungono le preoccupazioni per le ricollocazioni dei lavoratori dei punti vendita chiusi e per la mancanza di informazioni chiare sulle prospettive della rete commerciale.
Le richieste: investimenti, occupazione e un vero piano di rilancio
Le organizzazioni sindacali chiedono all’azienda maggiore trasparenza sugli investimenti annunciati e sul progetto industriale che dovrebbe accompagnare il rilancio del gruppo. In particolare, viene sollecitato il rispetto degli impegni assunti nelle sedi istituzionali, compresa la ricollocazione dei dipendenti coinvolti nelle chiusure dei negozi. I rappresentanti dei lavoratori sottolineano come i sacrifici richiesti al personale possano essere accettabili soltanto se inseriti all’interno di una strategia chiara e credibile di sviluppo.
Al momento, però, i dubbi restano numerosi. Le chiusure di alcuni punti vendita storici e l’attivazione di nuovi ammortizzatori sociali alimentano le incertezze sul futuro del gruppo e sulle reali possibilità di ripresa. Lo sciopero del 18 giugno si svolgerà in concomitanza con l’incontro convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Una data che lavoratori e sindacati considerano cruciale per ottenere risposte concrete su occupazione, investimenti e prospettive industriali.
Attraverso presidi e iniziative territoriali in tutta Italia, la mobilitazione punta a riportare al centro del confronto il valore del lavoro, la tutela della dignità delle persone e la necessità di costruire un rilancio che non passi esclusivamente attraverso la riduzione dei costi e dei diritti dei dipendenti.












