L’81° anniversario della Liberazione si è confermato anche quest’anno come uno dei momenti più densi della vita civile e istituzionale italiana. Sergio Mattarella ha attraversato simbolicamente due luoghi centrali della memoria nazionale, Roma e San Severino Marche, intrecciando il rito della commemorazione con un messaggio politico e culturale rivolto al presente. Il 25 aprile, nella sua lettura, non è soltanto una ricorrenza storica, ma un punto fermo della coscienza repubblicana, capace di interrogare il Paese sulle sue responsabilità democratiche, sulle fragilità contemporanee e sulle sfide globali.
Roma, Altare della Patria: il linguaggio solenne della Repubblica

La giornata si è aperta con un gesto altamente simbolico all’Altare della Patria, dove il Presidente della Repubblica ha reso omaggio al Milite Ignoto, figura che incarna tutti i caduti italiani nelle guerre e, più in generale, il sacrificio collettivo su cui si è costruita l’identità nazionale. La presenza delle massime cariche dello Stato, del Ministro della Difesa e dei vertici militari ha rafforzato il carattere istituzionale dell’evento, trasformandolo in un momento di unità repubblicana.
In questo contesto, il gesto della deposizione della corona d’alloro non è soltanto un atto cerimoniale, ma una forma di riconoscimento della continuità tra memoria e Stato. Il Milite Ignoto rappresenta infatti la dimensione anonima e universale del sacrificio, e richiama l’idea che la Repubblica si fondi anche sul dolore collettivo della guerra, dell’oppressione del Fascismo e sulla scelta, successiva, della democrazia. Roma, in questo senso, diventa il luogo in cui la storia nazionale si trasforma in linguaggio istituzionale condiviso.
San Severino Marche: la Resistenza come origine morale della Repubblica
Il discorso pronunciato a San Severino Marche ha rappresentato il cuore politico e culturale della giornata. Mattarella ha insistito con forza sul significato autentico del 25 aprile, respingendo ogni tentazione di ridurlo a celebrazione formale o a contrapposizione ideologica. La Liberazione, ha sottolineato, nasce da una scelta collettiva di libertà che ha coinvolto l’intero Paese in forme diverse e spesso drammatiche.
Il Presidente ha ricostruito la pluralità della Resistenza italiana, includendo partigiani, militari, civili, sacerdoti e lavoratori, restituendo un’immagine complessa e non semplificata del processo storico. In questa narrazione, la nascita della Repubblica non è un evento astratto, ma il risultato concreto di sacrifici individuali e collettivi, che hanno trasformato la sofferenza della guerra in fondamento democratico. Il riferimento alle Marche, terra segnata da terremoti e difficoltà recenti, rafforza inoltre l’idea di una continuità tra resilienza storica e capacità contemporanea di ricostruzione.
Europa, pace e crisi del presente: la lezione del dopoguerra
Uno degli aspetti più significativi dell’intervento presidenziale riguarda il legame tra memoria storica e architettura internazionale del secondo dopoguerra. Mattarella ha ricordato come le istituzioni nate dopo il 1945, in particolare le Nazioni Unite e l’Unione Europea, siano state concepite come risposta diretta alla tragedia dei Totalitarismi e della Guerra Mondiale.
Il Presidente ha espresso preoccupazione per le tendenze contemporanee che mettono in discussione questi assetti, sottolineando il rischio di indebolire proprio quegli strumenti che hanno garantito decenni di pace in Europa. In questo senso, il 25 aprile non viene presentato come un evento chiuso nel passato, ma come una chiave interpretativa del presente, in cui la difesa delle istituzioni multilaterali diventa parte integrante della difesa della Democrazia stessa.
Le piazze italiane: memoria condivisa e conflitto simbolico
Le celebrazioni si sono svolte in tutto il Paese con grande partecipazione, ma anche con la presenza di tensioni e letture differenti della ricorrenza. Da Roma a Milano, passando per Bologna e Catania, migliaia di cittadini hanno preso parte a cortei e manifestazioni, ribadendo il valore antifascista del 25 aprile come elemento identitario della Repubblica.
Accanto a questo quadro, si sono registrati episodi di contestazione e confronto politico, come l’irruzione di attivisti ProPal a Bologna durante le celebrazioni ufficiali o il convegno organizzato da ambienti di estrema destra a Predappio. Questi eventi non rappresentano una marginalità del 25 aprile, ma ne evidenziano la natura ancora profondamente viva e, per certi versi, contesa nello spazio pubblico italiano. La Liberazione, a ottantuno anni di distanza, continua dunque a essere non solo memoria condivisa, ma anche terreno di confronto politico e simbolico.
Il senso della Repubblica nel discorso di Mattarella
Nel momento conclusivo della giornata, il Presidente della Repubblica ha offerto una sintesi che va oltre la semplice commemorazione, trasformandosi in una riflessione sul senso stesso della Repubblica italiana e sul suo rapporto con la storia. Le sue parole hanno intrecciato memoria, responsabilità e futuro, restituendo al 25 aprile una dimensione profondamente civile e non retorica;
“Da San Severino Marche, terra segnata da prove difficili ma anche da una straordinaria capacità di rinascita, arriva un messaggio che riguarda tutta l’Italia: la Repubblica è il frutto di una scelta di libertà compiuta con sacrificio e consapevolezza, e a quella scelta siamo ancora oggi chiamati a restare fedeli. Non si tratta di celebrare il passato come un rito immobile, ma di riconoscere che quel passato continua a vivere nelle istituzioni, nei diritti e nelle responsabilità che abbiamo ereditato. La Costituzione è il luogo in cui quella storia si è fatta presente e progetto condiviso, ed è lì che dobbiamo tornare ogni volta che il presente ci interroga.
Difendere la libertà, la giustizia e la pace non è un esercizio astratto, ma un compito quotidiano che riguarda la qualità della nostra democrazia e la solidità del nostro vivere comune. È questo il senso più profondo del 25 aprile: non un ricordo che si consuma, ma una scelta che si rinnova. E in questa scelta, oggi come allora, l’Italia riconosce se stessa. Viva la Liberazione, viva la Repubblica.” Presidente Sergio Mattarella.












