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Coronavirus Sicilia, Musumeci: “La linea dura non la decide la politica, ma i numeri sui contagi”

nello musumeci
Il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci.
Di fronte alla quotidiana impennata di contagi ed in attesa di conoscere le nuove decisioni del governo, torna a dire la sua il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci.

L’ultimo bollettino del Ministero della Salute indica un aumento di 259 casi all’interno della Sicilia: ai dati aggiornati si accompagnano le nuove dichiarazioni di Nello Musumeci, il presidente della Regione.

Secondo quanto affermato dal governatore nel corso del  talk show Omnibus, su La7, bisognerà convivere con l’emergenza Covid ancora per uno o due anni: nel frattempo, occorrerà trovare una linea di sintesi e d’intesa con il governo. In attesa di scoprire i punti del prossimo Dpcm, anche il presidente Musumeci ha espresso la sua opinione in merito ad eventuali misure restrittive da adottare.

“La linea più dura non la decide la politica, ma i numeri di questo maledetto virus – ha ammesso il governatore -. Nessuno può richiedere misure restrittive se non è il territorio a suggerire di farlo. Io ho istituito cinque zone rosse, non potevo non farlo: nessuno entra e nessuno esce. Serve un’azione severa, occorrono sanzioni pesanti che diventino davvero un deterrente. Purtroppo noto poco impegno da parte delle prefetture sul fronte sanzionatorio e della repressione”.

Infine, secondo il presidente della Regione, alcune misure destinate a modificare le realtà regionali andrebbero scelte da chi conosce approfonditamente il territorio. “Occorre rassegnarsi: nessuno meglio dei presidenti delle Regioni conosce le realtà locali – ha poi ammesso -. Sentiamo il fiato della gente sulla nuca. Siamo d’accordo sul fatto che il governo centrale debba dare linee generali, ma è inevitabile che debba essere affidata ai governatori il compito di adottare di volta in volta misure appropriate nel territorio.

Bisogna comprenderlo, senza creare tensioni tra governo centrale e Regioni. Il neocentrismo che qualcuno alla corte di Conte vorrebbe realizzare – ha concluso – è anacronistico e folle”.