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Coronavirus: cosa succede all’estero? L’Italia vista dagli studenti europei

Immagine generica.
Alcuni studenti europei hanno descritto come viene visto il nostro Paese da fuori in piena emergenza Coronavirus e come viene vissuta la pandemia da loro, tra immagini di un'Italia deserta e fenomeni di isteria e razionalità.

Da mercoledì, secondo l’OMS, il Coronavirus è considerato una pandemia, un’epidemia con la tendenza a diffondersi rapidamente attraverso territori e continenti. Già da tempo, tuttavia, a causa del diffondersi del contagio e delle straordinarie misure di prevenzione adottate, gli occhi di tutto il mondo sono caduti sull’Italia. Come ha dichiarato lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’esperienza italiana sarà probabilmente utile a tutti gli stati dell’Unione Europea, mentre oltreoceano il Presidente degli USA, Donald Trump, parla già di “virus straniero venuto dall’Europa”.

Il discorso europeo è centrale nella lotta al virus, malgrado gli Stati membri non adottino misure standard valide ovunque. Basta avere qualche amico sparso per l’Europa, infatti, per rendersi conto di come cambino i provvedimenti adottati. In Francia, per esempio, presto chiuderanno scuole e università, mentre Polonia, Spagna e Austria l’hanno già fatto. Scuole chiuse anche in molte città della Germania, dove il governo prova allo stesso tempo a rompere la catena del contagio e a impedire che la gente vada nel panico, assicurando sulla tenuta di economia e sistema sanitario. “Cosa sta facendo la Croazia? Copiare le altre nazioni, immagino. Alcune richieste sono state effettuate, ma non so davvero cosa aspettarmi. Credo anche che dovremo presto stare a casa anche noi, almeno per due settimane”, è il commento di Anamaria, una studentessa zaratina.

Non mancano, come in Polonia, i casi in cui oltre alle misure contro il Covid-19 si prova a impedire che la gente venga contagiata dalla paura. “Mascherine e gel disinfettanti non possono essere vendute online – dichiara Monika, una ragazza di Poznan –, così da evitare che la gente compri intere riserve e poi li rivenda dopo su internet. Non so se sia per ordine del governo, ma quando mia madre è andata a comprare gel per le mani in farmacia ne stavano vendendo solo due per persona, non di più”. In Spagna, il secondo Paese per numero di contagi in Europa dopo l’Italia, il governo sta richiamando medici in pensione e specializzandi in Medicina e dopo il boom di contagi di oggi ha adottato provvedimenti molto simili a quelli italiani. In Austria, invece, già tre città sono state chiuse in quarantena, ma in generale nella maggioranza degli stati europei non uscire di casa per limitare la diffusione del contagio rimane un consiglio più o meno forte dei governi . Allo stesso tempo, oltre ai provvedimenti muta il modo in cui si vede da fuori l’Italia.

“Penso a piazza San Marco deserta…”

L’immagine dell’Italia all’estero in emergenza Coronavirus potrebbe essere sintetizzata con questo scenario, descritto da Leonie, una ragazza austriaca. Al posto della piazza più famosa di Venezia ci sarebbero potuti essere i Fori Imperiali a Roma o il Duomo di Milano, poco cambia. L’Italia ferma, vista attraverso i monumenti che la rendono famosa nel mondo completamente deserti, colpisce più di qualsiasi numero sui contagi. “Sarebbe magnifico vedere alcune località italiane senza turisti, ma non voglio nemmeno immaginare l’impatto economico di queste chiusure! Ho paura che le piccole imprese verranno rovinate perché hanno ancora delle spese – continua la studentessa austriaca –. L’Italia è un Paese così socievole e adesso la gente non è nemmeno autorizzata incontrarsi o a bere o andare a cenare fuori. Dev’essere davvero proibitivo…”

A emergere fuori dai confini, poi, sono le implicazioni sociali e sanitarie di quello che stiamo vivendo, assieme a naturali distorsioni di quello che succede. “C’è isteria e ignoranza, come dappertutto. Le masse terrorizzate ciecamente che corrono ovunque, se riescono trasportando quello che possono, comprando un sacco di cose o persino alcuni sconsiderati che non sanno del potenziale rischio di poter contagiare altre persone”, commenta la ragazza croata al riguardo. “Una signora polacca che vive in Italia dal 2004 dice che ci sono più bambini malati di quello che dicano in TV e che non è vero che i bambini possano ammalarsi – aggiunge invece Monika –, ma secondo me lei sta solo andando nel panico. Si dice che non avete più posti in ospedale e che la gente con altre malattie sia lasciata morire a casa, ma penso che anche questo sia esagerato”, conclude.

La crisi generata dal Coronavirus, però, non è solo sanitaria. “Credo che l’Europa avrà una crisi economica e che l’Italia avrà più problemi degli altri Paesi – commenta una ragazza spagnola -. Se la situazione continua così, colpirà anche la gente, perché non potersi spostare da casa genererà molto stress”. C’è anche, poi, chi pensa che le misure adottate finora in Italia non basteranno. Martin, uno studente tedesco, aggiunge: In Germania uno dei ministri dice che il 60% della popolazione potrebbe essere contagiata prima della fine del 2021 e credo che succederà lo stesso in Italia e nel mondo. D’altro canto, guardando a come si è mossa l’Italia in passato, si pensa che si sarebbero dovuti sospendere i grossi eventi prima del carnevale: questo il commento della studentessa dalla Polonia.

Coronavirus in Europa: tra isteria e razionalità

La pandemia Covid-19 ha spinto molti Paesi europei ad adottare delle misure di contrasto alla diffusione del virus. Ma sono sufficienti? E come reagisce la gente? Anche in questo caso, le differenze sono notevoli. “Questa crisi è senza precedenti nella storia recente. Non è giusto dire che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato perché ogni decisione è un esperimento per ora. Nessuno vuole danneggiare l’altro, non c’entra la politica”, specifica Alejandra, studentessa spagnola. Con questo presupposto, in generale si può affermare che nella maggior parte dei casi ci si rimette nelle mani dei governi e degli esperti, mentre a preoccupare di più sono le reazioni della gente.

Penso che ci dovrebbero essere più restrizioni – dichiara Anamaria -. Una mia cugina deve rimanere in isolamento a Zagabria perché è tornata da Milano, ma i suoi genitori no e quindi vengono a contatto con altre persone. La gente è in generale troppo incosciente. Non fanno davvero abbastanza sforzo su come possono mettere a rischio qualcuno, o a volte diventano troppo aggressivi e persino razzisti”. In Croazia, dove il turismo è un fattore cruciale per l’economia, molti riducono i pagamenti dei loro impiegati perché temono una stagione fallimentare, ma i problemi non riguardano solo chi lavora nel settore: “Anche il mio amico che lavora come insegnante in una scuola elementare subirà un calo del suo pagamento, ed è a rischio di essere licenziato!”. A influire sulla situazione, già difficile, pesano soprattutto isteria e disinformazione: I media sono un fattore cruciale, dovrebbero esserci informazioni corrette e dettagliate sulle misure di precauzione di ognuno. E spesso. Non messaggi sul perché avere paura, ma cosa fare!”, conclude la studentessa.

“Meglio chiudere ora che piangere più tardi – aggiunge invece Monika, dalla Polonia, dove le reazioni di panico sono state numerose -. Siamo anche facilmente influenzati da tutti i rumors dagli altri Paesi. I dottori provano a calmare la gente, ma le notizie hanno più effetto su tutti rispetto alle loro parole: in Polonia la gente sta denunciando i vicini, i lavoratori e i loro dirigenti, affermando che abbiano il virus. Situazioni del genere stanno diventando più frequenti, anche se non è detto che poi i denunciati abbiano davvero il virus, penso sia solo paura”. 

Reazioni molto diverse invece in Germania. “Qui la gente è davvero calma, non c’è assolutamente panico – dichiara Martin -. Le persone sono un po’ preoccupate, ma penso sia naturale, e comunque non vanno nel panico perché molti pensano che sia un’influenza. Gli unici di cui mi preoccupo sono le persone più anziane”. Infine, in Austria, dove il governo ha incentivato la pratica dello smart working aumentando le “care holiday”, delle vacanze pagate per i genitori che devono stare a casa ad accudire i bambini, le reazioni variano a seconda dei casi. C’è chi grida alla Fake News e se ne esce con teorie del complotto, chi svuota i supermercati rifornendosi di pasta e carta igienica e chi, infine, è più attento e si fida delle misure intraprese dal governo.