Catania

Ekipe Orizzonte campione d’Italia: la squadra si racconta dopo la vittoria

Dopo la strabiliante vittoria che ha riportato a Catania lo scudetto, l'allenatrice Martina Miceli e le ragazze della squadra ci parlano di ciò che ha fatto davvero la differenza quest'anno e ha permesso loro di superare la brutta batosta dello scorso campionato.

Appena un anno fa, i sogni dell’Ekipe Orizzonte sono andati in frantumi nei minuti finali di un campionato altrimenti perfetto. Il secondo posto ha lasciato alla squadra catanese l’amaro in bocca, ma non ha privato le ragazze del loro orgoglio. I veri campioni sono quelli che si rialzano dopo le peggiori sconfitte, hanno dichiarato l’anno scorso alcune giocatrici ai nostri microfoni. Ed è esattamente ciò che hanno fatto.

A otto anni dall’ultima vittoria del campionato, la squadra è riuscita nell’impresa di riportare a Catania lo scudetto battendo la Sis Roma. Una vittoria conquistata in casa, che arriva come “nei migliori sogni”, ammette l’allenatrice Martina Miceli.

La difficoltà maggiore è stata giocare contro noi stesse – spiega Miceli, che nel corso del campionato ha visto soffrire la sua squadra a causa delle difficoltà emotive e mentali causate dalla sconfitta bruciante subita lo scorso anno. – Venivamo da un campionato dove non avevamo mai perso con nessuno. Non è mai facile giocare in quel modo perché sei la squadra da battere, gli altri giocano contro di te con nulla da perdere, e invece tu hai tutto da perdere. Ci ha insegnato tanto, ce la siamo sognata penso ogni giorno in questo anno tutti quanti. Abbiamo imparato tanto, sapevamo che non potevamo affrontare una partita così importante allo stesso modo.

Nessuna di noi la dimenticherà mai – conferma Carolina Ioannou, difensore, che nell’Ekipe Orizzonte gioca da ormai due anni – ma sicuramente è stata la nostra arma in più per questa stagione. Lo stimolo ad andare avanti in ogni momento in cui avremmo voluto mollare. Ci ha insegnato a non dare nulla per scontato e ci ha spronato ad affrontare quelle piccole criticità che negli anni passati non avremmo nemmeno considerato dei problemi ma che se vengono trascurate minano la solidità del gruppo. E alla fine, nei momenti difficili delle partite, la squadra riemerge solo grazie alla consapevolezza di quest’unione.”

Il lavoro della squadra è stato impeccabile: le giocatrici erano in forma e si sono allenate benissimo, e lo avevano fatto già l’anno scorso, l’allenatrice ne è consapevole. Caparbie, in grado di rimettersi in gioco e azzerare tutto, e per questo meritano di essere lodate. Ad aver fatto davvero la differenza è stata la ricostruzione dei rapporti, delle dinamiche all’interno del gruppo, anche quando si è trattato di imparare di nuovo a rispettare “determinati ruoli”, un processo che è durato 12 mesi e che, giorno per giorno, ha rafforzato lo spirito di ragazze che non sono disposte a mollare.

Caparbie, in grado di rimettersi in gioco e azzerare tutto, anche quando si è trattato di imparare di nuovo a rispettare “determinati ruoli”.

Abbiamo vissuto anche un momento negativo, che poi si è trasformato in positivo – dichiara Miceli – ed è stato quando ci siamo guardate in faccia e abbiamo fatto una riunione dopo le sconfitte con il Rapallo e dopo la Coppa Italia. È stato un momento bruttissimo, a tratti anche drammatico, però secondo me è stato l’inizio di una nuova squadra“.

Purtroppo il capitolo della Coppa Italia non si è concluso con una vittoria, ma potrebbe aver dato alle ragazze la spinta giusta per raggiungere un altro importante traguardo: la vittoria della Coppa Len. “È stato un ritornare da protagoniste in Europa – prosegue Miceli – un obiettivo centrato e fa parte anche questo di un percorso di crescita”.

Mentre alcune giocatrici hanno identificato quel momento come il migliore del campionato, Miceli sapeva che il vero obiettivo della squadra era un altro e che avrebbero dovuto continuare a lottare per raggiungerlo: lottare unite, se possibile ancor più di prima.

Secondo me, al di là della conquista come atlete, le giocatrici sono cresciute tanto come donne – conclude l’allenatrice – e questo mi rende ancora più orgogliosa di loro.”

E loro sono consapevoli del processo di crescita personale. Lo è Ioannou, che sa che è merito del gruppo se è riuscita a liberarsi di una corazza “piuttosto spessa” che negli anni si è costruita, e lo sa Claudia Marletta, che nell’Orizzonte gioca da 8 anni, e che ha avuto molto tempo per conoscere Miceli. “So che è stata dura sopportare i miei sbalzi d’umore in acqua e fuori dall’acqua – dice Marletta – hai visto tutti i miei cambiamenti, e sono sicura che qualcosa di positivo l’ho lasciata in te. Dici sempre che mi odi e ti ho odiato anche io […] Ho capito che dall’odio nasce l’amore, ed io il bene che ti voglio è immenso. Sei il mio orgoglio come persona e come allenatrice. Grazie per quella che sei.


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