Università di Catania

Università, negli USA i videogames diventano sport: borse di studio per i gamer

Negli Stati Uniti sono stati inseriti tornei di videogame all'interno dell'offerta formativa. Programmi di gioco e borse di studio per i gamer più promettenti.

Negli Stati Uniti le università hanno deciso di integrare alla propria offerta formativa l’organizzazione di tornei esport. Tornei di videogame dove gli studenti in squadre si sfidano agli sport più popolari come football, baseball e altri sport.

Fenomeno degli esport che negli ultimi anni ha invaso totalmente il nostro immaginario tramite numerosi supporti e innovazioni sempre più all’avanguardia coinvolgendo la partecipazione di un pubblico sempre più vasto, realizzando una nuova dimensione sportiva. Non sembra inusuale infatti, trovare nelle università degli USA squadre ufficiali specializzate in esport, che offrono borse di studio ai gamer più promettenti e competono con le squadre avversarie indossando gli stessi colori indossati dai team degli sport classici.

Fenomeno che stando alla National Federation of State High School Associations (l’ente federale che si occupa di regolamentare le attività sportive nelle scuole superiori e nelle università statuinitensi), succede già in otto stati: Alabama, Connecticut, Georgia, Kentucky, Massachusetts, Mississippi, Rhode Island e Texas. Gli istituti offrono programmi di gioco in singolo o a squadre ai propri studenti, esattamente come avviene per le attività sportive tradizionali. E proprio come avviene con il baseball, l’atletica e il football alcune università stanno iniziando a offrire borse di studio agli studenti più talentuosi con mouse e tastiera per possibili carriere professionali nel settore.

Non sembra escluso che in futuro l’Italia si possa avvicinare a una simile realtà, alcune università come Milano e Trento hanno già riconosciuto l’esistenza e l’importanza degli esport dando vita a tornei di League of Legends e Overwatch. Tenendo in considerazione il potenziale economico del fenomeno sembra che l’Italia, nonostante ancora la situazione non è così matura, possa un giorno adeguarsi al modello USA.