Musica

MUSICA – Francesco Motta a Catania: un live d’altri tempi per la nuova leva della musica italiana

Lo stereotipo di giovane cantautore italiano è quello del ragazzo che in acustico fa da sottofondo in una tranquilla serata al bar. L’idea di cantautorato per Francesco Motta, nuova leva della musica italiana e vincitore della Targa Tenco 2016, è completamente diversa come ampiamente dimostrato nella seconda tappa siciliana de “La fine dei vent’anni Tour”.

A fare gli onori di casa al Barbara di Catania è Alì, artista nato nella città etnea e cresciuto a Siracusa.  Con la sua chitarra e accompagnato da Dario Aiello e Raimondo Ferraro (scherzosamente soprannominato Gabbani per via della somiglianza con l’ultimo vincitore di Sanremo), il siciliano intona diversi pezzi tra cui meritano menzione “Facciamo niente insieme”, brano omonimo dell’album pubblicato nel 2016 e “Calze a righe”.

Nel frattempo il locale ha accolto gli ultimi ritardatari e ormai colmo attende trepidante Francesco Motta. Il cantautore toscano sale sul palco quando la mezzanotte sta per scoccare e la prima canzone in scaletta è “Se continuiamo a correre”. Il premio Tenco è già protagonista assoluto dello stage ed impugnata la chitarra per “Del tempo che passa la felicità” mostra anche il suo amore per le sei corde: Eros, ma allo stesso tempo Thanatos dato che la chitarra verrà gettata scenicamente a terra a conclusione del brano. “Prima o poi ci passerà”, scioglie definitivamente il pubblico che è chiamato a tenere il tempo (insieme a Francesco che si sposta al rullante) a forza di applausi.

A questo punto la band si ferma per la prima volta dall’inizio del concerto e Motta ringraziando tutti i presenti racconta le sue origini etnee menzionando il bisnonno di Misterbianco e il nonno di Catania: è l’incipit perfetto per “Mio padre era un comunista”.

L’ultimo singolo tratto dall’album, “Sei bella davvero” non tarda ad arrivare ed il cantautore racconta come Rick (Riccardo Sinigallia, il produttore de “La fine dei vent’anni”) fosse pronto a non rivolgergli più la parola se non avesse messo questo pezzo nel disco (a Motta infatti questo pezzo non entusiasmava – “non mi piaceva proprio per un xxxxx”):  col senno di poi Rick ha sicuramente fatto centro!

Parlando del tempo necessario alla realizzazione de “La fine dei vent’anni” (ben 9 anni di gestazione per l’album vincitore anche del premio Speciale PIMI 2016 del MEI) Motta tiene a precisare che “prima non è che mi grattavo i xxxxxxxx” e a tal proposito cita la sua band precedente, i Criminal Jokers (dei quali verrà  suonata “Fango”). A questo “momento cover” segue la hit più attesa: innumerevoli  smartphone si alzano in aria al riff de “La fine dei vent’anni”.

Non sarà l’ultimo pezzo in scaletta. Motta chiude la prima parte del concerto con un altro brano dei Criminal Jokers dal titolo “Cambio la faccia”. Questo è sicuramente uno dei momenti topici della serata: la folla si scatena e la band suona con uno spirito tale che i decibel al Barbara non sono più quantificabili. E Motta? Beh, lui con un bicchiere semivuoto in mano ondeggia fissando il pubblico (sguardo da vero e proprio “Criminal Joker”),  trasportato da una jam che sfocia in psichedelia pura.

Il bis è d’obbligo, non può finire tutto così. Giusto qualche minuto per risalire sul palco ed è come se la pausa non ci fosse mai stata: “Roma stasera” crea una nuova baraonda al di qua e al di là della quarta parete.

Adesso, forse, siamo davvero alla fine e l’artista è sinceramente dispiaciuto dato che in Sicilia si esibisce raramente. “Abbiamo vinto un’altra guerra” e “Prenditi quello che vuoi” chiudono un live che ha letteralmente trasmesso vita. L’immersione di tutti i presenti, band compresa, è totale. La cartolina d’arrivederci raffigura un Motta intrattenibile: prima giù a cantare in mezzo al pubblico e poi di nuovo sul palco dove devasta (nel vero senso della parola) l’intero stage dando così sfogo all’adrenalina accumulata in corpo.

Insomma, uno spettacolo in cui la musica già scritta bene (vedi i vari premi) è suonata ancora meglio: il tutto si traduce in un concerto superbo, di quelli che non si vedevano da anni e che, per tale ragione, difficilmente dimenticheremo.  

A proposito dell'autore

Edward Agrippino Margarone

Edward Agrippino Margarone nasce nell'estate di Italia '90. Cresce a Mineo dove due grandi passioni cominciano a stregarlo: la Musica e lo Sport (in particolare il calcio). In pianta stabile a Catania, il suo nome è sinonimo di concerto: se andate a un live, con ogni probabilità, lo trovate lì da qualche parte. Giornalista e laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni, coordina la redazione di LiveUnict.