Le liste d’attesa nella sanità Siciliana continuano a rappresentare uno dei nodi più delicati per i cittadini. Mentre in molte Regioni italiane i tempi per ottenere visite specialistiche ed esami diagnostici mostrano segnali di miglioramento, la Sicilia registra ancora difficoltà significative, con percentuali in calo rispetto agli anni precedenti.
A fotografare la situazione è il primo Bollettino trimestrale sull’andamento delle liste d’attesa elaborato da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, attraverso la nuova piattaforma nazionale di monitoraggio che analizza i tempi di attesa per 14 tipologie di prime visite e 22 prestazioni diagnostiche.
Secondo i dati raccolti, la Sicilia garantisce il rispetto dei tempi massimi previsti per il 79,7% delle prime visite, mentre per gli esami diagnostici la percentuale scende al 71,9%. Numeri che evidenziano una difficoltà ancora presente nell’organizzazione dell’offerta sanitaria regionale.
Prime visite ed esami: la Sicilia perde terreno rispetto alle altre Regioni
Il dato più significativo riguarda il confronto con il periodo precedente. Per le prime visite, infatti, la Sicilia registra un peggioramento di circa 7,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025, uno dei cali più rilevanti registrati a livello nazionale. Sul fronte degli esami diagnostici il quadro è altrettanto complesso. L’Isola si ferma al 71,9%, distante dalle realtà regionali che hanno raggiunto livelli molto più elevati, come il Veneto con il 97,1% e la Campania con il 96%.
Il problema non riguarda soltanto il tempo materiale necessario per ottenere una prestazione, ma anche la capacità del sistema di garantire un accesso tempestivo soprattutto nei casi in cui il medico prescrive una priorità precisa. I dati Agenas mostrano infatti una situazione particolarmente delicata per alcune categorie di prenotazioni, con difficoltà maggiori nelle visite urgenti e in quelle differite, cioè quelle che dovrebbero essere effettuate entro tempi stabiliti dalla prescrizione medica.
Un paziente su cinque chiama il Cup troppo tardi: il problema dell’accesso alle prenotazioni
Tra gli elementi che emergono dal monitoraggio c’è anche un dato considerato anomalo da Agenas: in Sicilia il 19,1% dei cittadini contatta il Cup (Centro unico di prenotazione) quando il termine previsto per ottenere la prestazione è già scaduto. Una percentuale molto superiore alla soglia indicata dall’Agenzia come fisiologica, individuata tra il 5% e il 6%. Questo significa che una parte significativa delle richieste arriva in ritardo rispetto ai tempi previsti, creando ulteriori difficoltà nella gestione delle agende sanitarie. Secondo gli esperti, dietro questo fenomeno possono esserci diverse cause:
- difficoltà nel reperire informazioni corrette,
- problemi organizzativi,
- scarsa conoscenza delle procedure di prenotazione,
- un sistema che non sempre riesce a guidare il cittadino verso il percorso più rapido.
Il risultato è un circolo vizioso che aumenta la pressione sulle strutture pubbliche e alimenta la percezione di una sanità difficile da raggiungere.
Le soluzioni della Regione: il SovraCUP e il nodo dell’organizzazione
Per affrontare il problema, la Regione Siciliana ha avviato il potenziamento del SovraCUP, il sistema unico regionale per la gestione delle prenotazioni sanitarie. Il progetto prevede un investimento di 6,1 milioni di euro per il triennio 2026-2028, con l’obiettivo di rendere più semplice l’accesso alle prestazioni e individuare in tempo reale la prima disponibilità utile.
Tra le innovazioni previste ci sono anche strumenti digitali e operatori virtuali in grado di contattare i pazienti e supportare il percorso di prenotazione. Tuttavia, secondo la Corte dei Conti, un sistema tecnologico da solo non può essere sufficiente per risolvere il problema. Servono anche interventi sull’organizzazione interna delle strutture sanitarie, sulla gestione delle agende, sulla disponibilità di personale e sulla capacità di utilizzare pienamente le risorse disponibili.
Liste d’attesa: una sfida che riguarda tutta la sanità pubblica
Il confronto nazionale mostra che alcune Regioni sono riuscite a ottenere risultati importanti attraverso modelli organizzativi differenti. La Lombardia, ad esempio, ha registrato miglioramenti sia nelle visite sia negli esami diagnostici, mentre altre realtà hanno introdotto sistemi automatici per ottimizzare la gestione degli appuntamenti.
Tra le buone pratiche segnalate da Agenas c’è anche il caso della Toscana, che ha ridotto alcune richieste inappropriate di prime visite specialistiche, e quello del Piemonte, che attraverso strumenti digitali ha migliorato la gestione delle prenotazioni con priorità. La Sicilia, invece, resta ancora alla ricerca di un equilibrio tra domanda crescente e capacità del sistema sanitario di rispondere in tempi adeguati.
Le liste d’attesa non sono soltanto una questione di numeri: dietro ogni percentuale ci sono cittadini che attendono una diagnosi, una visita o un controllo. La sfida per la sanità siciliana sarà trasformare gli investimenti annunciati in risultati concreti, riportando la fiducia dei cittadini al centro del servizio pubblico.












