La scuola italiana si prepara a una trasformazione profonda con le nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dellāinfanzia e del primo ciclo, che entreranno in vigore dallāanno scolastico 2026/2027. Il cambiamento non riguarda solo contenuti e metodologie, ma il modo stesso di concepire lāapprendimento: meno centralitĆ alla valutazione numerica tradizionale, più spazio alle competenze, allāesperienza e allo sviluppo del pensiero critico. Tra i punti più discussi torna anche la scrittura in corsivo, insieme a un ripensamento del ruolo del digitale in classe.
Un nuovo sguardo sullāinfanzia e lāorientamento precoce
Uno degli aspetti più innovativi delle nuove linee guida riguarda lāidea di orientamento giĆ nella scuola dellāinfanzia, un concetto che sposta il focus dallāidea di scelta precoce del futuro alla valorizzazione progressiva delle inclinazioni del bambino. Secondo la pedagogista Maria Cristina Boccacci, si tratta di un cambio di prospettiva radicale: il bambino non viene più considerato un contenitore da riempire di nozioni, ma un soggetto attivo con un proprio potenziale da riconoscere e accompagnare nel tempo. Lāorientamento diventa cosƬ un processo continuo, che si sviluppa lungo tutto il percorso scolastico e che mira a costruire consapevolezza, senza anticipare decisioni che appartengono a fasi più mature della crescita.
Dalle schede ai laboratori: la scuola dellāesperienza
Unāaltra svolta significativa riguarda il superamento delle schede operative e delle attivitĆ standardizzate in favore di una didattica laboratoriale e cooperativa. Lāobiettivo ĆØ spostare lāattenzione dalla semplice esecuzione alla comprensione profonda, attraverso esperienze concrete che coinvolgano il bambino in modo attivo. Questo approccio permette di sviluppare competenze trasversali come la capacitĆ di osservare, confrontare, sintetizzare e risolvere problemi. In questa visione, lāapprendimento non ĆØ più un insieme di esercizi ripetitivi, ma un percorso dinamico che valorizza la curiositĆ naturale e stimola il pensiero critico, riducendo la distanza tra teoria e realtĆ .
Il ritorno del corsivo come strumento cognitivo
Il corsivo nasce tra il Medioevo e lāetĆ moderna come risposta a unāesigenza molto concreta: scrivere più velocemente senza interrompere il flusso del pensiero. La sua struttura ālegataā, in cui le lettere si uniscono in un unico movimento continuo, non ĆØ quindi solo una scelta estetica, ma una vera tecnologia della scrittura pensata per rendere più efficiente la comunicazione prima dellāera digitale. Con il tempo, però, questa forma di scrittura ha assunto anche un valore più profondo: non solo velocitĆ , ma identitĆ . Il tratto personale del corsivo, infatti, rende ogni scrittura unica e riconoscibile, quasi come una firma estesa del pensiero.
Nel contesto educativo, il corsivo diventa uno strumento che va oltre la semplice trascrizione. Non è tanto ciò che si scrive, ma come lo si costruisce mentre lo si scrive: il collegamento tra le lettere impone una progettazione mentale più continua, meno spezzata, che aiuta a dare forma alle idee in modo progressivo. Per questo viene spesso considerato utile anche in età adulta, non come esercizio nostalgico, ma come pratica che riattiva attenzione e organizzazione del pensiero, contrastando la tendenza alla scrittura frammentata tipica delle tastiere e degli schermi.
Digitale e attenzione: il bisogno di equilibrio
Tra i temi più dibattuti emerge il ritorno della scrittura in corsivo, considerata dalle nuove Indicazioni non come un elemento retrospettivo, ma come una pratica educativa centrale. Scrivere a mano, infatti, è associato a numerosi benefici cognitivi: migliora la memoria, rafforza la concentrazione e contribuisce allo sviluppo della coordinazione oculo-manuale. Inoltre, diversi studi evidenziano come la scrittura manuale possa favorire la sintesi e la rielaborazione dei concetti, aspetti fondamentali nei processi di apprendimento. In alcuni casi, viene anche sottolineato il suo ruolo di supporto nei percorsi educativi legati a difficoltà specifiche come la dislessia, poiché aiuta a consolidare la struttura linguistica e la consapevolezza fonologica attraverso un ritmo più lento e ragionato.
Il dibattito sul ruolo del digitale nella scuola resta aperto, ma le nuove Indicazioni sembrano puntare a un equilibrio più maturo tra tecnologia e manualitĆ . Lāuso degli strumenti digitali non viene eliminato, ma ridimensionato allāinterno di un percorso che privilegia lāesperienza diretta e la costruzione graduale del pensiero. La scrittura a mano, in questo senso, rappresenta un antidoto alla frammentazione cognitiva tipica degli ambienti digitali, perchĆ© costringe a rallentare, a riflettere e a organizzare le idee prima di esprimerle. Ć un ritorno a un tempo dellāapprendimento più profondo, meno immediato, ma potenzialmente più solido.
Il modello internazionale e il caso degli Stati Uniti
Il dibattito non riguarda solo lāItalia. Negli Stati Uniti, infatti, diversi Stati hanno giĆ reintrodotto la scrittura in corsivo obbligatoria, allāinterno dei programmi scolastici, dopo anni in cui era stata progressivamente abbandonata a favore di dispositivi digitali e tastiere. Questa inversione di rotta ĆØ stata sostenuta da evidenze scientifiche che hanno messo in luce un calo delle capacitĆ di attenzione, della memoria a lungo termine e della scrittura manuale tra gli studenti.
Lāesperienza americana viene spesso citata come esempio di ripensamento strutturale del rapporto tra tecnologia e apprendimento, con lāobiettivo di recuperare competenze considerate fondamentali per lo sviluppo cognitivo e per la comprensione critica del linguaggio. Anche in questo contesto, il corsivo torna ad assumere un ruolo centrale non solo come abilitĆ tecnica, ma come strumento di costruzione del pensiero.
Scrivere oggi: tra schermi, appunti e memoria
In un tempo in cui quasi tutto passa da una tastiera o da uno schermo, la domanda su cosa significhi davvero āscrivereā non ĆØ affatto secondaria. Per molti studenti e giovani lettori, prendere appunti sul telefono o sul computer ĆØ diventata la normalitĆ , veloce, immediata, sempre disponibile. Eppure, proprio questa comoditĆ rischia di far perdere qualcosa: il tempo della riflessione, la fatica utile di costruire una frase, la memoria che si attiva quando la mano segue il pensiero.
La scuola che torna al corsivo non ĆØ per un’ evocazione del passato, ma un tentativo di rimettere equilibrio tra rapiditĆ e profonditĆ , tra digitale e manualitĆ . In mezzo ci sono le abitudini quotidiane di ciascuno, quelle che spesso non fanno rumore ma plasmano il modo in cui impariamo, ricordiamo e ragioniamo. E allora la domanda resta aperta: oggi voi scrivete ancora con carta e penna o avete ormai affidato tutto alla tastiera?











