Immaginate per un attimo che il Teatro Ariston diventi l’Aula Magna dell’Università di Catania. L’orchestra è la commissione, il pubblico è fuori dalla porta che ripassa appunti, e la classifica finale è il voto verbalizzato su SmartEdu. Il Festival non è altro che una sessione d’esami collettiva: c’è chi arriva con il programma completo, chi con metà libro sottolineato la notte prima e chi, con grande onestà, ha studiato “dalle slide”.
In questa grande metafora accademica, gli artisti in gara sembrano usciti direttamente dai corridoi dei dipartimenti di Unict: tra Giurisprudenza, Medicina, Ingegneria, Lettere, Scienze Politiche, Economia, Psicologia e persino Agraria. Ognuno con il proprio stile, la propria ansia pre-esame, il proprio modo di affrontare la commissione.
Giurisprudenza, Economia e il culto del 30 e lode

Partiamo da Giurisprudenza, regno delle 500 pagine minime a esame. Qui troviamo senza dubbio Levante: manuale di Campobasso sottobraccio, evidenziatori di tre colori diversi, media mai sotto il 27. Se il voto è sotto il 24, non si accetta. I suoi testi sono costruiti come arringhe finali: logici, stratificati, con citazioni implicite che solo chi ha studiato davvero può cogliere.

Accanto a lei, in versione più introspettiva ma altrettanto rigorosa, vediamo Marco Masini: lo studente che non parla molto, ma quando prende parola sembra stia discutendo una tesi sperimentale. Ogni parola pesa, ogni pausa è una subordinata ben piazzata.
A Economia potrebbe tranquillamente iscriversi Tommaso Paradiso: apparentemente leggero, ma con una strategia chiarissima. Sa quando investire su un ritornello, quando diversificare tra malinconia e radiofonicità. È quello che all’esame di Marketing ti parla di emozioni come fossero KPI.
Lettere, Filosofia e Psicologia: intensità e analisi interiore

Nei corridoi di Lettere moderne incontriamo Dargen D’Amico, quello che trasforma ogni risposta in un flusso di coscienza colto, pieno di giochi linguistici e riferimenti che il professore deve annotarsi per cercarli dopo. Non sai mai se sta divagando o se ti sta facendo una lezione.
A Psicologia troviamo Arisa: ufficialmente non frequentante, studia dalle dispense, si presenta con aria tranquilla e poi prende 30. Ha quella capacità rara di leggere l’aula, capire l’umore della commissione e calibrare la risposta con precisione emotiva chirurgica.
E poi c’è la regina dei fuori corso di Lettere, Patty Pravo: ha visto intere generazioni di docenti andare in pensione. Potrebbe insegnare lei il corso. Custodisce appunti scritti a mano in corsivo con stilografica, e quando parla, l’aula tace. Non ha fretta di laurearsi: è l’università ad adattarsi a lei:
” A volte piango e non so perché,
Tanti son soli come me e te,
Ma un giorno spero cambierà,
Nessuno può star solo,
Non deve stare solo,
Quando si è giovani così,
Dobbiamo stare insieme,
Amare tra di noi,
Scoprire insieme il mondo che ci ospiterà. Patty Pravo in ” Ragazzo triste”.
La canzone esplora la solitudine e la connessione tra i giovani, proprio come uno studente universitario in sessione che “a volte piange e non sa perché”, l’artista ci ricorda che l’importanza dell’amore e della compagnia per affrontare le difficoltà della vita.
Ingegneria e Scienze: metodo e resistenza

A Ingegneria troviamo gli studenti del ritmo e della struttura. Aka7even è quello che magari sbaglia aula, ma quando si mette al tavolo costruisce un progetto sonoro come fosse un ponte sospeso. Stessa energia per LDA: talento evidente, organizzazione migliorabile. Sono quelli che promettono: “La prossima sessione spacco”, salvo poi scoprire che l’estate si vive una volta sola e rimandare tutto a settembre.
Non è mancanza di talento, è filosofia di vita. Sono quelli che hanno tutte le potenzialità per fare benissimo, ma tra un Erasmus emotivo e una sessione saltata, finiscono puntualmente a preparare l’esame con 40 gradi ad agosto. Eppure, quando decidono di impegnarsi davvero, sorprendono tutti.
E tra Scienze Politiche e Sociologia vediamo Fedez: sempre
Agraria, Comunicazione e le matricole eterne
All’Agraria potremmo trovare artisti legati alla terra, alle radici, ai racconti autentici. Cantautori che parlano di origini, tradizioni e identità: quelli che sembrano aver fatto tirocinio tra vigne e campagne emotive.
A Scienze della Comunicazione si iscriverebbe metà del cast: quelli che sanno che oggi non basta studiare, bisogna sapersi raccontare. Outfit studiato, frase pronta per diventare caption, lacrima al punto giusto. L’esame è anche storytelling.
E poi ci sono le matricole entusiaste, che entrano in aula con lo zaino ancora nuovo e l’ansia negli occhi. Hanno talento, hanno voglia, a volte sbagliano aula, ma portano freschezza. Perché senza di loro l’ateneo e Sanremo invecchierebbe troppo in fretta.
TEST FINALE: CHE STUDENTE SANREMESE SEI?
Se Sanremo fosse davvero un’università, ognuno di noi sarebbe seduto tra quei banchi. E tu;
Sei il fuori corso carismatico che ha visto tutto e non teme più nulla?
Il talento silenzioso che studia dalle dispense e poi piazza il 30?
La frequentante che punta tutto sulla presenza scenica?
La giuridica che non accetta voti sotto il 24?
O quello che “ci vediamo a settembre”?
Fai il test e Segna la lettera che scegli più spesso:
1. Prima di un esame tu:
A) Ripassi fino all’ultimo comma.
B) Fai una storia su Instagram: “Comunque vada”.
C) Caffè e citazioni filosofiche.
D) “La preparo a settembre”.
2. Il tuo voto minimo accettabile è:
A) 30.
B) 24, ma solo se sono stanco.
C) Basta passarlo.
D) Dipende dall’umore.
3. Studi da:
A) Manuale completo 500+ pagine.
B) Slide e riassunti.
C) Appunti scritti a mano.
D) “Me lo spiega un amico”.
4. All’orale sei:
A) Preciso e tecnico.
B) Carismatico.
C) Profondo e riflessivo.
D) Imprevedibile.
5. Se sbagli domanda:
A) Chiedi di ricominciare.
B) La trasformi in spettacolo.
C) Dici che l’errore è concettuale.
D) Sorridi e speri nel 18.
6. Il tuo rapporto con la frequenza:
A) Sempre presente.
B) Presente quando serve.
C) Non frequentante ma brillante.
D) Chi è il professore?
7. Il tuo stile di studio:
A) Tabelle e schemi.
B) Playlist motivazionale.
C) Silenzio e introspezione.
D) “Ci penso domani”.
8. Se fossi un artista saresti:
A) La secchiona di Giurisprudenza.
B) Il re dei meme.
C) L’intenso di Filosofia.
D) Il rimandato cronico.
9. La notte prima dell’esame:
A) Dormi 8 ore.
B) Provi il discorso allo specchio.
C) Scrivi frasi profonde.
D) Ti penti.
10. Dopo il voto:
A) Festeggi con moderazione.
B) Post celebrativo.
C) Analizzi l’esperienza.
D) “Alla prossima sessione”.
RISULTATI
Maggioranza A: Sei il 30 e lode sanremese.
Maggioranza B: Bonus assicurati, sei nato per il palco.
Maggioranza C: Intensità prima di tutto.
Maggioranza D: Ci vediamo a settembre… ma con stile.
In fondo Sanremo, come l’Università di Catania, è un percorso fatto di cadute, esami rimandati, exploit improvvisi e applausi liberatori. E mentre aspettiamo che si apra ufficialmente la “sessione” più seguita d’Italia, una cosa è certa: tra fuori corso leggendari, secchioni implacabili e matricole imprevedibili, nessuno è davvero escluso dall’aula dell’Ariston.

















