Speciale Sant'Agata

Sant’Agata e fuochi della “sira o’ tri”: significato della tradizione catanese

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Credits photo: Salvo Puccio
La Festa di Sant'Agata ogni anno inizia davvero con i fuochi della "sira o' tri". In quest'anno di raccoglimento e riflessione, spieghiamo qual è il loro significato.

Solitamente, nel corso della serata del 3 febbraio, i catanesi occupano in massa piazza Duomo e via Etnea e, col naso all’insù, aspettano che suoni la “sveglia” per Sant’Agata. I fuochi della “sira o’ tri” rappresentano uno dei momenti più spettacolari della festività e sanciscono l’inizio ufficiale della festa.

Quest’anno, per via dell’emergenza pandemica ancora in atto, le cose andranno diversamente. Nulla, tuttavia, impedisce di scoprire il significato di questa tradizione.


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Festa di Sant’Agata: il significato dei fuochi della sira o’ tri

Tradizione vuole che i fuochi servano a svegliare la Santa Patrona, chiusa nella sua “cammaredda. Si tratta di un luogo sacro e quasi “impenetrabile”, dalla quale Sant’Agata esce solo in occasione dei festeggiamenti di febbraio e agosto.

Tanto più, quindi, aumenta la necessità che i catanesi suonino la sveglia forte e chiaro. Non sia mai che la Santa non senta il richiamo! Al termine dello spettacolo pirotecnico, che spesso negli anni si è affiancato a uno spettacolo musicale, i devoti rientrano a casa, consapevoli che il giorno seguente li attenderà una lunga giornata.

Il giorno successivo, infatti, è la volta della Messa dell’Aurora, alle sei del mattino, e del giro esterno del fercolo, che viene seguito in processione per le strade della città.