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Le parole dell’anno degli italiani: da “distanziamento” a “congiunti”

mascherine obbligatorie
Tutti ricorderemo il 2020 come l'anno del Covid. Ma oltre Coronavirus e Covid-19, quali sono le parole rimaste impresse agli italiani? L'indagine di Demopolis.

Quali sono state le parole dell’anno 2020 nella difficile epoca della pandemia? A dircelo un sondaggio condotto dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento per Radio1 Rai, che ha visto coinvolti 2.000 intervistati. Il sondaggio è rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne e si è svolto nei giorni conclusivi dell’anno, dal 27 al 29 dicembre 2020.

Le parole chiave 2020

Per ben 6 italiani su 10, la parola simbolo del 2020 è “distanziamento”. Termine entrato purtroppo nel nostro quotidiano in seguito alle restrizioni imposte dal governo per contenere la fase acuta dell’epidemia in Italia. La maggioranza assoluta dei cittadini ha poi segnalato anche le parole “mascherina” (58%), “lockdown” (55%) e “tampone” (51%). Mentre il 48% degli italiani considera “vaccino” un’altra parola fondamentale per l’anno che si sta per chiudere. Infine, un terzo degli intervistati cita “connessione”, “Dpcm”, “congiunti” e “quarantena”.

Il tema vaccino

Un altro tema fondamentale per tutti noi, spuntato fuori soprattutto a fine 2020, è il vaccino. Demopolis ha condotto a tal proposito un sondaggio sul parare degli italiani: per 2 su 3 l’arrivo dei vaccini contro il Covid rappresenta un’importante opportunità per uscire dalla pandemia del 2021. Scettico resta un quarto dei cittadini.

Chiamati a pronunciarsi sull’effettiva somministrazione delle dosi – spiega il direttore Pietro Vento – gli italiani si dividono: il 40% vorrebbe vaccinarsi al più presto, non appena sarà possibile. Prevalgono però gli attendisti: il 44% preferirebbe attendere, pensa di vaccinarsi, ma non subito”. Il 16% infine è la percentuale di quanti escludono in modo assoluto di vaccinarsi.

I timori degli italiani

Perché comunque una parte della popolazione italiana non vuole vaccinarsi? Anche qui Demopolis ha provato a chiedere quali sono i timori dei cittadini: il 43% teme eventuali effetti collaterali; il 41% ritiene che siano stati realizzati troppo in fretta; il 25% crede che non siano efficaci. Infine un terzo non teme nulla in particolare.

Divisioni restano sull’eventuale obbligatorietà della campagna vaccinale, per cui solo 4 su 10 sono d’accordo. Per la maggioranza (leggera) del 53% la vaccinazione dovrebbe restare facoltativa. Ma qui pare incidere la collocazione politica degli intervistati: un’alta propensione alla vaccinazione è da parte di quanti sono vicini ai partiti di maggioranza, mentre una maggiore diffidenza prevale fra chi si trova vicino all’opposizione. Si vaccinerebbe subito il 68% di chi vota PD e il 51% dei 5 Stelle; appena il 30% degli elettori di Fratelli d’Italia e un quarto degli elettori della Lega.