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Universiadi in Sicilia: la storia delle “olimpiadi degli universitari” del ’97 [FOTO]

La nazionale di calcio alle Universiadi 1997
La storia delle "olimpiadi degli universitari" in Sicilia è divisa tra momenti di grande sport e problemi organizzativi. Ne ripercorriamo le tappe più importanti assieme alla testimonianza di chi l'ha vissuta in prima persona.

Era il 20 agosto 1997 quando in Sicilia iniziarono le XIX Universiadi, le “olimpiadi degli universitari”. Da allora sono passati quasi 23 anni. Quella siciliana fu un’edizione per molti aspetti unica, con molte ombre ma altrettante luci. Nate proprio in Italia grazie al dirigente sportivo Primo Nebiolo, le universiadi simboleggiano l’universalità nello sport, ma allo stesso tempo per ogni studente-atleta sono la sintesi e il coronamento di una carriera che va oltre la routine di studio ed esami.

Le XIX Universiadi si giocarono in Sicilia dal 20 al 31 agosto. Il fatto che venga indicata l’intera Isola come sede non è irrilevante. Quelle siciliane, infatti, furono le prime universiadi a svolgersi in più di un’unica città. Si gareggiò a Palermo, Catania, Messina e Trapani, ma anche in città più piccole, come Mascalucia o Partinico.

Alla competizione, che comprendeva tutti gli sport principali delle Olimpiadi, l’Italia si piazzò in sesta posizione, con 7 ori, 15 argenti e 10 bronzi, mentre i primi classificati furono gli Stati Uniti, seguiti da Ucraina e Giappone. Tutti gli atleti partecipanti erano studenti universitari, ma tra loro vi furono anche grandi campioni dello sport italiano, tra cui il calciatore Massimo Oddo, il ginnasta Juri Chechi e la schermidora Valentina Vezzali.

Universiadi in Sicilia: tra grandi progetti e spese monstre

Nonostante i successi sportivi, tra cui il primo oro conquistato dalla nazionale di calcio in questa manifestazione, molti ricordano le gare siciliane per le spese faraoniche e ingiustificate. “La Sicilia diventerà una delle regioni in primissima linea come impianti sportivi”, diceva Nebiolo nel ’97. Per organizzare le XIX Universiadi vennero investiti circa 500 miliardi di lire, ma la storia racconta di un fallimento mondiale dell’organizzazione siciliana. A fronte dei 28 progetti autorizzati, ne vennero ultimati in tempo per l’inizio dei giochi solamente una decina. Alcuni, invece, vennero completati ma fuori tempo massimo (come il PalaNesima, di recente rilanciato dall’amministrazione Pogliese). Altri impianti vennero completati in tempo, come il campo da baseball del quartiere Zen di Palermo. Peccato che non facesse parte delle discipline in gara.

Una sintesi del livello organizzativo di quelle universiadi venne data da Ruggero Farkas, che dalle colonne de l’Unità, alla vigilia della cerimonia d’avvio ai giochi, scriveva con uno stile lapidario: “I palasport non ci sono. Le piscine neanche. L’edilizia residenziale universitaria non se ne parli. Una legge approvata dalla maggioranza dell’Assemblea regionale siciliana ha posticipato i tempi di consegna. Le opere pubbliche pensate per le Universiadi e da sfruttare  durante questa manifestazione saranno pronte quando i giovani atleti di 175 paesi saranno ritornati a casa. Eppure il tempo per organizzarsi c’era. Primo Nebiolo assegnò i giochi alla Sicilia nel ‘91″.

Che le premesse per la realizzazione delle gare nell’Isola non fossero buone, però, si era capito già due anni prima, alle precedenti Universiadi di Fukuoka (Giappone). Per studiare come organizzare la manifestazione sportiva e promuovere l’evento, la Sicilia inviò una legione, più che una delegazione, di 200 persone, tra giornalisti, accompagnatori e amministratori pubblici. La spesa complessiva per la costosissima trasferta fu di oltre 3 miliardi di lire e venne aperta un’inchiesta. Dal processo, durato sei anni, vennero però assolti tutti gli imputati.

Universiadi tra Catania e Palermo: la vittoria dello sport

Solo cattive ragioni per ricordare le Universiadi in Sicilia? Non proprio. Dal punto di vista delle strutture, i lavori per le Universiadi portarono a Catania all’ammodernamento dello stadio Angelo Massimino (allora ancora “Cibali”). Dalla rinata struttura ripartì il Calcio Catania, che, dopo essere andato a un passo dal fallimento, raggiunse la Serie C1 nel ‘98-99 e, dopo diversi anni disputati a ottimi livelli in cadetteria, approdò in Serie A nella stagione 2005-2006.

Anche la Piscina di Nesima, che ospitò alcune delle gare dell’Universiade, portò bene alla città e in particolare alla Orizzonte Catania, la squadra di pallanuoto femminile più titolata d’Europa. Per non dimenticare, infine, il CUS Catania, centro dell’attività sportiva universitaria dell’Ateneo catanese e sede dei recenti Campionati Nazionali Universitari del 2017.

Dal punto di vista sportivo, invece, la pagina più bella venne scritta dalla vittoria della nazionale maschile di calcio. Il primo oro alle Universiadi arrivò proprio nel ‘97. Ne ha parlato a LiveUnict il capo-delegazione della nazionale italiana in Sicilia, con cui abbiamo ripercorso alcune tappe di quella storica vittoria e ripreso i fili di un rapporto tra atleti e staff trasformatosi in un’amicizia duratura.

“La prima partita è stata contro il Brasile – racconta il nostro interlocutore –, ma la nostra sede era a Terrasini, al centro turistico “Città del mare”, dove si trovavano tutte le altre nazionali. La prima gara a Trapani è stata un’avventura, una faticosa trasferta in pullman. Speravamo che da allora in poi ci facessero giocare solo a Palermo e così è stato”.

Le partite successive, infatti, si svolsero tutte al velodromo palermitano “Paolo Borsellino”. Quanto alla prima gara, l’Italia non andò oltre allo 0-0 contro i verdeoro, così come 0-0 finì anche l’altra partita del girone, Gran Bretagna-Iran. Il cammino degli azzurri ai gironi proseguì con le vittorie su Iran e Gran Bretagna, in un crescendo di eccitazione nell’estate siciliana.

Alla prima c’erano “10 persone” – commenta il capo-delegazione della nazionale –, poi c’è stato sempre più pubblico e l’entusiasmo è cresciuto. In questo la Rai ci ha dato una gran mano. Da ché non erano previste dirette delle partite, dalla seconda in poi siamo sempre andati in diretta, con due telecronisti che sono diventati anche nostri amici col passare dei giorni”. 

La nazionale arrivò così a giocarsi la finale al “La Favorita” di Palermo contro la Corea del Sud (allora campione in carica). Una gara combattuta, che si concluse a porte inviolate nei tempi regolamentari. “L’entusiasmo per la finale era grande, poi, quando è uscito quel goal, siamo impazziti”, ammette semplicemente il capo-delegazione.

Al secondo minuto del secondo tempo supplementare, disputato con la formula del golden goal, Luca Ulivi riceve a centro area un passaggio da Bifini e supera il portiere con il sinistro, regalando all’Italia la vittoria e la medaglia d’oro.

“Con gli atleti si è conservato sicuramente un rapporto d’amicizia – aggiunge il nostro interlocutore a tanti anni dalle Universiadi in Sicilia –. Dopo qualche anno li sentii tutti per organizzare un festeggiamento, per il decennale della vittoria, e hanno aderito tutti. Adesso i rapporti sono ancora costanti e d’amicizia, sia coi giocatori che con Berrettini e col resto dello staff”. Proprio il mister Paolo Berrettini viene ricordato dal capo-delegazione come il principale artefice della vittoria del ’97, replicata poi al campionato europeo Under 19 nel 2003.

Ognuno oggi ha preso la propria strada, ma in quell’agosto del ’97 tutta la squadra era partita da una condizione comune, quella di universitari. Con esami, tesi da scrivere e libri da studiare. Una situazione in cui si rispecchiano oggi tutti gli studenti che hanno conservato la passione per lo sport e che il capo-delegazione ricorda così: “Abbiamo controllato che tutti fossero universitari, perché non si dicesse che qualche giocatore della nazionale non fosse uno studente. Qualcuno di loro si è laureato, ma in certi casi ha sicuramente prevalso il lato dell’atleta rispetto allo studente. Il più evidente è di sicuro lo stesso Massimo Oddo, che è diventato un allenatore bravo e riconosciuto. Ma diversi nel gruppo hanno intrapreso la carriera di allenatore”.

Insomma, capita spesso che la vita accademica costringa gli studenti a scegliere tra sport e studio, tra passione e carriera. Eppure, le storie dei campioni del ‘97 e di tutti gli altri atleti che ogni anno prendono parte alle Universiadi, sia estive che invernali, raccontano che è possibile mantenere entrambe. E poi, una volta ottenuta la corona d’alloro, scegliere la propria via.

A proposito dell'autore

Domenico La Magna

Nato a Catania, classe '95, è iscritto al corso di laurea magistrale in Filologia Moderna presso l’Università di Catania. Inizia a collaborare con la testata LiveUnict da ottobre 2017. Appassionato di politica, segue con particolare attenzione i temi riguardanti l’Unione Europea e l’ambiente; si interessa inoltre di storia dell’editoria, con l’ambizione di lavorare nel campo dell’informazione e della diffusione della cultura una volta terminati gli studi.