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Giovane scrive a Musumeci: “Noi under 35 esclusi, precari e insoddisfatti”

Lettera di una giovane al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. La giovane mette in luce le difficoltà degli under 35 del nostro Paese.

Sono moltissimi i giovani siciliani che, in questo periodo di difficoltà generale e di crisi sanitaria, hanno inviato messaggi e richieste di ascolto al Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. Tra chi è bloccato al Nord in piena difficoltà economica e chi si è ritrovato senza un sostentamento pur nella propria terra, il grido arriva anche, e soprattutto, dai più giovani.

Di seguito, pubblichiamo un altro contributo di una giovane siciliana, Giulia Costanzo, inviato alla nostra redazione e indirizzato al presidente Musumeci. Il testo completo:

Caro Presidente,

spero che queste poche parole le pervengano, insieme alle centinaia di decreti e pensieri, che in questi giorni hanno affollato la sua mente. Chi le scrive è una ragazza siciliana, profondamente legata alla sua terra, ai colori che essa racchiude, all’immensità del patrimonio culturale che ospita e alla profondità delle tradizioni in essa pazientemente custodite.

In questi tristi tempi, un’ecatombe di ansia e preoccupazioni hanno afflitto la popolazione, mortificandola attraverso vertiginosi numeri così astratti che nulla restituiscono della materialità dei corpi e dell’intensità degli affetti che ci hanno infaustamente strappato ma, mi duole in cotanta miseria fare la stima, ciò che mi rammarica maggiormente è la totale esclusione del mondo giovanile dagli interessi statali, non curanti minimamente della precarietà e insoddisfazione dei ragazzi di oggi.

Classe ‘95, siamo la generazione esclusa dai vari bonus cultura perché “troppo grandi”; la stessa generazione mortificata dai 24cfu per accedere al concorso a cattedra e da tutte le diavolerie, che ormai hanno reso più probabile la vincita al Superenalotto di un tanto agognato “posto fisso”; siamo la stessa generazione che dal 2008, seppur innocentemente, porta in groppo la crisi a cui ormai siamo indolenti perché di essa siamo figli ed emblema. Eurobond, coronabond, MES, cassa integrazione, bonus badanti e babysitter risuonano martellanti nei servizi su ogni canale trasmesso in chiaro e su ogni brandello di giornale che, guanto dopo guanto, perviene alle nostre mani ma in quasi 60 giorni di reclusione (chiamiamolo pure lockdown anche se, come tutte le parole indigene, è molto più evocativo nella nostra lingua) non ho mai sentito accennare ad agevolazioni per i giovani.

Siamo la categoria più precaria, ancora in bilico tra i rispettivi 10 anni di studio che ormai la stesura del CV ci impone per ricoprire anche il più blando degli incarichi, come dire l’amministratore di condominio, e la conquista di ornamenti che possano ingrossare le pagine del nostro bagaglio culturale. Ma lei, Presidente, ha mai assistito ad un colloquio di assunzione nel 2020?

Di anni ne devo ancora compiere 25 ma l’intraprendenza non mi manca: ho vissuto due anni a Milano e di colloqui tra Lombardia e Sicilia ne ho già fatti diversi, ho ricoperto quattro incarichi, due dei quali in stage (altra pratica avvilente che allontana sempre di più i giovani dalla stabilità di un lavoro concreto) ma nella mia seppur breve vita credo di non aver mai esperito qualcosa di talmente imbarazzante e demoralizzante come i colloqui di selezione lavorativa. Prima domanda: ESPERIENZE? Ma quali esperienze può avere un giovane neolaureato se non i primi approcci ad un mondo non poco ostile come quello remunerativo?

E soprattutto, Presidente, vengo alle conclusioni di questo mio sfogo chiedendole quale datore di lavoro, già precedentemente sfiduciato nell’assumere personale da formare potrebbe in questo periodo di incertezze inserire nell’organico un giovane alle prime armi? Non sono un’esperta di task force, non faccio parte di alcun comitato scientifico né, grazie al cielo, di alcuna fazione politica ma dal profondo del cuore ciò che viene spontaneo è un appello alle istituzioni affinché finalmente si prendano cura di questi germogli, ancora un po’ immaturi, che di questo Paese un giorno si spera diventino arbusti.

Non solo divieto di licenziamento nelle aziende ma incentivi di assunzione, sostegni economici per chi è emancipato economicamente dal nucleo familiare e sospensione delle tasse e dell’affitto per tutti gli under 35. Non siamo mammoni, purtroppo abbiamo imparato a nostre spese cosa vuol dire rinunciare precocemente al latte materno per guardarci le spalle da un fratello Caino, che del nutrimento ci ha reso carenti e bramosi.