Il pistacchio di Bronte tra i cibi più afrodisiaci: lo dice Coldiretti

Dai pistacchi alla ‘Nduja, dal peperoncino al finocchietto selvatico, dal tartufo allo zafferano, dai pinoli al miele: alcuni cibi che, per gusto e qualità nutrizionali, sono considerati afrodisiaci.

Sono molti i prodotti della campagna che da nord a sud del Paese vengono considerati come elisir naturali dell’amore, ai quali sono attribuiti dalla tradizione straordinari poteri stimolanti, in alcuni casi addirittura confermati da prove scientifiche. La tendenza, spiega la Coldiretti, è per una ricerca della naturalità, dei sapori genuini e sinceri, con cibi ai quali vengono attribuite proprietà afrodisiache.

Il pistacchio di Bronte è considerato un cibo dell’amore per l’abbondante presenza di antiossidanti e l’elevato contenuto di arginina, aminoacido che aiuta a preservare la flessibilità delle arterie e a migliorare il flusso sanguigno. Per i più coraggiosi c’è l’aglio che Galeno definì il bulbo “eccitante per Venere” con proprietà che gli antichi romani attribuivano anche allo scalogno, mentre la cipolla rossa se tagliata a metà emana un profumo tipico e fortemente aromatico che cattura i sensi.

Ma sulle tavole della passione non può mancare il peperoncino da sempre considerato un potente afrodisiaco per l’effetto vasodilatatorio sulla circolazione periferica e anche la ‘nduja grazie al sapiente mix di squisita carne di maiale e al notevole contenuto di peperoncino, mentre dal punto di vista simbolico l’anguilla è stata considerata afrodisiaca sin dall’antichità per la sua somiglianza con il serpente tentatore.

Un elisir d’amore che favorisce anche la digestione è lo zafferano prodotto dagli stimmi essiccati dei fiori di “crocus sativus” mentre i pinoli che nella credenza popolare sono propiziatori di fertilità hanno notevole contenuto di zinco, minerale utile per i livelli di testosterone mentre il finocchietto selvatico ha un effetto equilibrante sui livelli ormonali femminili. Per avere Cupido come alleato si può anche tentare con il brodo di giuggiole, da qui la nota espressione per indicare uno stato d’estasi e ancora utilissimi sono il miele e il tartufo le cui proprietà sono state tramandate nel tempo e trasfuse in piatti e ricette della tradizione.

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