Università di Catania

Perde il diploma di maturità e l’università le annulla la laurea

Anni di studio non sono bastati alla studentessa Antonella Perazzetta, che dopo aver ottenuto il titolo di studio, ha dovuto inseguirlo tra scaffali e aule di tribunale.

Una storia grottesca e surreale. Sono questi i termini più adatti per descrivere l’assurda vicenda della studentessa Antonella Perazzetta, che dopo anni di studi e ricerche è riuscita a ottenere l’ambito e faticato riconoscimento della laurea.

La storia di Antonella comincia moltissimi anni fa, nel lontano 1976, quando si diploma con un voto di 50/60 presso l’istituto superiore “Leone XIII”. Qualche anno dopo decide di trasferirsi a Perugia e continuare gli studi presso l’Università di Siena nella facoltà di Scienze della Formazione, dove si laurea nel dicembre del 2009, nonostante fosse rimasta da poco vedova e con un bambino piccolo da crescere.

La storia sembra concludersi bene: la festa e la soddisfazione sono grandi. Pochi mesi dopo però, si scopre che non tutto è a posto, che manca qualcosa di assolutamente fondamentale: il diploma di maturità. La Laurea ottenuta appena qualche mese prima, viene immediatamente annullata e Antonella è addirittura accusata di essere una millantatrice. Sembra un film, ma non lo è. La stessa studentessa si mette alla ricerca del suo diploma, pensando che sia abbastanza facile da recuperare, ma invece no: negli anni successivi al suo diploma, l’istituto “Leone XIII” di Lucca è stato chiuso e tutti i documenti sono stati spostati in altri istituti.

Tutto da rifare dunque. Mentre va alla ricerca del diploma perduto, aiutata dal suo avvocato, l’Università di Siena le revoca il titolo di studio e il ricorso al Tar ha esito negativo. Ma Antonella e il suo avvocato non mollano. È soprattutto grazie all’ostinata ricerca di quest’ultimo, che si scopre come in realtà il diploma sia stato perduto negli anni, che Antonella è vittima di un pesante errore burocratico. Alla fine dell’assurda vicenda, il Consiglio di Stato le dà ragione, riassegnandole quella laurea sudata prima tra i banchi delle aule universitarie e, successivamente, tra quelli delle aule dei tribunali.