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Brexit: cosa cambia per studenti e lavoratori europei nel Regno Unito

Da marzo 2019 la Brexit sarà realtà nonostante le molte discussioni ancora attive. E ci si chiede sempre più cosa cambierà per gli europei che risiedono nel Regno Unito.

Il cambiamento è prossimo anche se non imminente: se infatti la Brexit entrerà in vigore dalla fine del prossimo marzo, la svolta definitiva sarà solo a partire dal 31 dicembre 2020.

Il periodo tra queste due date permetterà un graduale passaggio verso le novità che riguarderanno i rapporti del Regno Unito con l’Europa. Tuttavia esaurito questo lasso di tempo i cambiamenti saranno evidenti. Per esempio, dal 2021 non sarà più permesso il libero accesso degli europei nel Regno Unito: non sarà necessario un visto ma ci saranno restrizioni riguardo alla permanenza e agli ingressi in paese. Uno stop alla corsia preferenziale per gli europei che quindi non saranno più “facilitati” come una volta soprattutto rispetto ai non appartenenti alla comunità europea, i quali devono già dimostrare il guadagno di almeno 30mila sterline all’anno per poter vivere un UK.

Di fondamentale importanza è l’accordo tra Unione Europea e Regno Unito, che potrebbe garantire qualche diritto ai cittadini comunitari, evitando di lasciarli improvvisamente spaesati e senza diritti.

Tra i cambiamenti più rilevanti ci sarà il permesso di soggiorno permanente per chi risiede nel Regno Unito da almeno cinque anni, o semi-permanente per chi vi risiede da meno tempo. Lo stesso vale per i familiari, che potranno rimanere in UK ma dovranno richiedere il permesso di soggiorno. Regole anche per quanto riguarda i nuovi nati: otterranno la cittadinanza britannica se i genitori hanno il permesso permanente, mentre prenderanno lo status dei genitori se questi hanno permesso semipermanente.

Ma le domande più ricorrenti riguardano i lavoratori e gli studenti attuali e futuri del regno britannico. Coloro i quali si recheranno in UK a cercare lavoro prima del 29 marzo potranno rimanere per 6 mesi dal loro arrivo allo scadere dei quali dovranno abbandonare il paese se la ricerca non fosse andata a buon fine e se non dimostreranno di avere risorse finanziarie sufficienti e un’assicurazione sanitaria per vivere nel Regno Unito.

Per quanto riguarda gli studenti europei che studiano nelle università britanniche durante il periodo di transizione verso la Brexit, non cambierà nulla: potranno concludere il loro percorso con le stesse condizioni poste all’inizio e dopo cinque anni di permanenza potranno anche fare richiesta di soggiorno permanente (anche nel caso in cui non fossero più studenti). Se la libera circolazione verrà meno dopo la Brexit, gli studenti comunitari avranno comunque diritto a delle facilitazioni per poter continuare la frequenza nelle università britanniche. Inoltre il Regno Unito non abbandonerà i programmi finanziati dal Quadro finanziario pluriennale 2014-2020, come Erasmus+ ed è molto probabile che continuerà a parteciparvi anche dopo la Brexit.

La Brexit inizia a preoccupare anche le università britanniche, le quali stanno proponendo agli studenti di iscriversi con largo anticipo, indipendentemente dal risultato degli esami finali di scuola secondaria. Il timore è quello di una consistente riduzione degli iscritti per vari motivi che vanno dall’aumento delle tasse alla diminuzione degli studenti comunitari preoccupati per i risvolti della Brexit. La questione è piuttosto seria, soprattutto alla luce del considerevole numero di studenti stranieri che ogni anno si recano in Gran Bretagna, tra i quali risultano decine di migliaia di italiani.

I cambiamenti saranno quindi normativi ma anche economici, dalle tasse ai prezzi degli aerei che potrebbero aumentare considerevolmente. Tuttavia si potranno avere certezze maggiori solo quando la procedura sarà completata e la situazione sarà definita.

Redazione

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