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La biblioteca più antica del mondo sarà digitalizzata e consultabile gratuitamente

Si tratta della biblioteca del monastero di Santa Caterina, la quale vanta una collezione vastissima e di grande valore seconda solo al Vaticano.

La biblioteca è la più antica al mondo e si trova all’interno del Monastero di Santa Caterina, presso il Monte Sinai, in Egitto. La sua collezione ha molto valore e il Monastero all’interno del quale si trova la biblioteca è di immenso valore storico-artistico e culturale per i cristiani d’Oriente.

Nell’aprile del 2017 la zona circostante il Monastero era infatti stata oggetto di un attacco da parte dei jihadisti dell’Isis proprio in quanto baluardo del cristianesimo nel mondo orientale. La struttura è inoltre Patrimonio dell’UNESCO dal 2002 e si fa risalire la sua costruzione al VI secolo: ciò lo rende il monastero cristiano esistente più antico al mondo.

Tuttavia da allora è stata completata la prima parte di un processo di restauro che ha portato nuovamente alla luce le bellezze della struttura, tra cui la biblioteca. Il patrimonio della biblioteca è vastissimo: i testi più antichi risalirebbero al IV secolo e consterebbe di oltre quattromila documenti di valore inestimabile. Ne farebbero parte codici e documenti in diverse lingue (greco, ebraico, armeno, siriaco, copto, georgiano) e anche la più antica Bibbia della storia. Non stupisce dunque il suo valore, minore soltanto alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Alcuni testi che provenivano da questa biblioteca sono già esposti in alcuni musei molto importanti a livello mondiale.

Insieme ai lavori per il restauro avrebbe avuto inizio anche un progetto di digitalizzazione dei testi presenti all’interno della biblioteca. Si tratta del Sinai Palimpsests Project per il quale sono stati messi a disposizione 980mila dollari: prevede la messa online di tutti i testi conservati nella biblioteca, in modalità “open access”, quindi disponibile gratuitamente per tutti gli utenti del mondo. Le tecnologie utilizzate, come le tecniche di imaging multispettrale, permetteranno anche di ricostruire le parti cancellate e rovinate dal tempo.

Tra i lavori di restauro all’interno del monastero è presente anche la bandiera italiana. Dal 2005 al 2016 si sono infatti svolti i lavori di restauro del mosaico absidale della Trasfigurazione. Ampio 46 metri, paragonabile per valore ai mosaici di San Vitale a Ravenna, si tratta di un’opera d’arte bizantina di grande rilievo della quale si è occupato il CCA, Centro di Conservazione Archeologica di Roma. Il progetto ha ricevuto anche un riconoscimento per il lavoro svolto vincendo il premio dell’Unione europea per il patrimonio culturale “Europa Nostra Awards 2018”, nella categoria “Conservazione”.

Il monastero è un vero e proprio simbolo non solo a livello storico, artistico e religioso, ma anche per il senso di continuità tra le religioni che porta con se: a questo luogo è infatti legato il “Patto di Santa Caterina”, il documento nel quale si attribuirebbe al Profeta l’idea della protezione da garantire ai cristiani, alle loro chiese e alle loro proprietà, riconosciuto da una parte della tradizione musulmana ma considerato apocrifo dai radicali. Un punto di incontro che necessita quindi di grande attenzione e preservazione.

 

 

Redazione

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