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CATANIA – Collegamenti con i paesi etnei con la funivia? Ecco il progetto

Il traffico è una delle piaghe delle città più industrializzate. Catania non si sottrae e, come è ormai noto a tutti, è perennemente al centro delle critiche a causa delle code chilometriche del traffico.

Per ovviare al problema, un docente di di Pianificazione territoriale all’Università di Catania, Maurizio Spina, ha avanzato una proposta davvero interessante e che potrebbe porre fine all’estenuante traffico bloccato della città. Infatti, secondo il prof. Spina, esperto di funivie, si potrebbe progettare una funivia che colleghi Catania a Trecastagni. Si tratterebbe di un percorso di 9 minuti lungo 10 chilometri da via Vincenzo Giuffrida a Trecastagni, poi 2,9 km da via Giuffrida al porto e altri km 4,5 dal porto all’aeroporto. Il tutto con una decina di milioni finanziabili dall’Unione europea.

A La Sicilia, il docente ha dichiarato: «Considerato l’immobilismo sulla questione, mi sono chiesto se ci fossero criticità nel mio progetto e non ne ho trovate: migliora l’ambiente, toglie di mezzo il traffico, ha tempi certi, costa solo qualche milione, non danneggia l’estetica della città perché la base di un traliccio è di appena mezzo metro. Non vedo perché un progetto del genere che per Catania e provincia sarebbe una soluzione radicale non vada avanti e non si presenti all’Unione europea per il finanziamento. Faccio un esempio che tutti possono controllare e capire: a Trapani c’è la funivia che porta a Erice, il biglietto costa 0,70 centesimi e tutto funziona con piena soddisfazione generale. Perché non si deve fare altrettanto con una funivia da Catania fino ai paesi etnei? Sui tetti della funivia si possono perfino sistemare le biciclette, come si fa con gli sci. Tra l’altro con la funivia si potenziano i parcheggi scambiatori di Catania. Ad esempio, parto da Trecastagni, o da Pedara, scendo dalla funivia in via Vincenzo Giuffrida, prendo un autobus o la metro e poi torno alla base. Il mondo è pieno di funivie sia in montagna e sia in città. Sono nate occasionalmente, ma poi ne hanno scoperto la grande utilità nel trasporto urbano».