Università di Catania

UNIVERSITÀ- Il ministro Fedeli replica alla petizione dei docenti sull’insegnamento dell’italiano

Foto Roberto Monaldo / LaPresse26-01-2015 RomaPoliticaSenato - Legge ElettoraleNella foto Valeria FedeliPhoto Roberto Monaldo / LaPresse26-01-2015 Rome (Italy)Senate - Electoral LawIn the photo Valeria Fedeli

Di recente si è parlato molto di una petizione lanciata dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità avente lo scopo di reintrodurre all’interno dei primi cicli d’istruzione un insegnamento più responsabile della lingua italiana, sulla quale molti studenti anche a livello universitario trovano ancora molte difficoltà sia dal punto di vista scritto che da quello orale. Il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli ha ricevuto pochi giorni fa la petizione che in pochissimo tempo ha raccolto ben 600 firme. La Fedeli si è subito resa disponibile ad incontrare gli autori della petizione, consapevole delle gravi lacune che i ragazzi presentano riguardo la scrittura della nostra lingua.

L’obiettivo, secondo il ministro, sarebbe facendo delle previsioni molto ottimistiche quello di apportare migliorie a questo importante aspetto dell’istruzione già a partire da metà marzo, insistendo sul rafforzamento dello studio della lingua italiana soprattutto durante gli anni delle scuola scuola media che, a detta della Fedeli, rappresenterebbe il punto più critico sul quale insistere. Oltre ad un rafforzamento dell’insegnamento della lingua, il ministro spera infatti di colmare queste lacune anche promuovendo importanti iniziative che completino una migliore didattica, come l’avvicinamento dei ragazzi alla lettura extra-scolastica e la costante introduzione dei giornali nelle classi, attività che verranno promosse con l’ausilio del Ministero dei beni Culturali.  Tuttavia, il ministro ha comunque precisato che anche le università avranno un ruolo importante in questo contesto, esortando i docenti a prendere parte al processo di risoluzione di questo significativo problema senza addossare tutte le colpe al sistema scolastico che ha seguito i ragazzi fino al loro ingresso all’università.