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Franco Battiato: “Auguri don Gesualdo!”

In un periodo nel quale si parla molto di cultura e arricchimento intellettuale della società, ma nel quale molti intellettuali della contemporaneità non sono né conosciuti né tanto meno studiati, presso il cinema The Space del centro commerciale Etnapolis, si è tenuto un incontro dedicato al celebre scrittore siciliano Gesualdo Bufalino.

Don Gesualdo, come veniva chiamato da alcuni amici, è stato raccontato dal cantautore Franco Battiato e dal professore della facoltà di Lettere e Filosofia Antonio Di Grado.

Battiato ha raccolto testimonianze, ricordi, interviste e foto dello scrittore comisano in un docu-film che, come afferma l’autore stesso, è diverso dallo scrivere un libro: necessita di una colonna sonora, bisogna associare dati, immagini, ritmi e musiche. Nonostante ciò, il regista afferma che la sequenza più bella è quella priva di immagini durante la quale avviene la lettura della poesia alla madre.

Nel filmato si possono ascoltare testimonianze significative di chi, come Battiato, ha avuto l’onore di conoscere lo scrittore: da Manlio Sgalambro, Nunzio Zago, Sebastiano Gesù, Giovanni Emulo, Ella Imbalzano ad Angelo Scandurra e lo stesso professore Antonio Di Grado, che ci permettono di conoscere Bufalino sotto una luce diversa da quella dei manuali.

Interessanti le testimonianze che raccontano l’amicizia con Leonardo Sciascia, personalità totalmente diverse: una scrittura barocca quella di Bufalino come vari e ricchi i gusti alimentari di Sciascia, essenziale il linguaggio di Sciascia come le abitudini alimentari di Bufalino, che afferma appunto “Io mangio come Sciascia scrive e Sciascia scrive come io mangio”; lo stesso Bufalino non si reputa un portavoce della società, al contrario del collega, e a tal proposito Battiato dice che ad uno scrittore per insegnare qualcosa basta una buona tecnica, senza aggiungere contenuti civici “…l’arte massima in realtà non dovrebbe occuparsi di civiltà”.

Argomento perno dell’incontro è l’educazione e l’istruzione dei giovani, molte le scolaresche presenti in sala.La nostra Angela Rosalia Digrigorio con Franco Battiato

Battiato, come anche Di Grado, colgono nella figura dell’autore comisano un vero maestro di vita, che impartisce una lezione che si colloca più in profondità rispetto ad altri scrittori, è una lezione di stile, ma soprattutto di moralità e di umanità. Altro mezzo di formazione per i giovani deve essere la lettura, vero nutrimento dell’uomo! Bufalino, infatti, nella sua “isolitudine” affermava che per viaggiare gli occorrevano soltanto gli scaffali della sua libreria. Nunzio Zago racconta nel docu-film che Bufalino è uno scrittore che ha cercato, nella lettura prima e poi nella scrittura, una terapia: com’è noto lo scrittore esordisce con ‘Diceria dell’untore’ a “soli” sessantuno anni.

Bufalino nutriva un’enorme fede per l’isola e i siciliani, come scrive nel saggio ‘Pro Sicilia’ all’interno di ‘La luce e il lutto’. Il legame con la Sicilia è segnato da due enormi paradossi: il doppio sentimento verso l’isola come ventre protettivo, ma anche come prigione; l’Europa come terra d’elezione da un lato e dall’altro un legame carnale, che non vuole scucire, con la sua terra.

Autori come Gesualdo Bufalino, ci permettono di arricchire il bagaglio culturale, fornendo una maggiore consapevolezza della società e, soprattutto, del rapporto che lega noi siciliani alla nostra amata-odiata terra.

È come se, navigando fra Scilla e Cariddi, sul solco della nave due sirene affiorassero e vi tentassero con due lusinghe contrarie: una celeste, che parla di gelsomini d’Arabia, letizie di luna, spiagge simili a guance dorate; l’altra scura, infera, con mezzogiorni ciechi a picco sulle trazzere e sangue che s’asciuga adagio ai piedi di un vecchio ulivo. […] Dolendomi ogni volta che troppi fra quelli che da lontano vengono in mezzo a noi siano sordi all’una e solo intendono la più maligna.” (dal saggio ‘La luce e il lutto’ 1988).

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