L’Università di Catania ottiene un giudizio ampiamente favorevole dai propri laureati. L’analisi di AlmaLaurea 2026 conferma la solidità dell’ateneo etneo, evidenziandone il forte radicamento locale e l’efficacia nell’accompagnare i giovani verso il mondo del lavoro.
Il dato più emblematico riguarda il livello di gradimento: l’89,4% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria vissuta. Una fiducia che si traduce anche nella fedeltà all’istituzione: il 71,4% degli intervistati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso nello stesso ateneo, mentre un ulteriore 8,6% cambierebbe percorso ma rimarrebbe fedele a Unict.
Popolazione studentesca in crescita e forte radicamento
L’indagine ha analizzato le performance di 6.282 laureati del 2025 dell’ateneo etneo, registrando un trend di crescita quantitativa rispetto ai 5.912 dell’anno precedente. La coorte di laureati è così ripartita:
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3.722 laureati di primo livello (triennali)
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1.819 laureati magistrali biennali
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741 laureati magistrali a ciclo unico
I numeri confermano però una limitata attrattività extra-regionale: solo lo 0,9% dei laureati proviene da fuori Sicilia (contro una media nazionale del 23,9%), e la quota di studenti con cittadinanza estera si ferma all’1,7%. Il bacino d’utenza è quasi interamente di matrice liceale (80%) e tecnica (15,9%).
Ottimi voti ma resta il nodo dei tempi di laurea
I laureati catanesi si distinguono per l’elevato rendimento accademico: il voto medio di laurea si attesta a 104,9 su 110 (102,4 per le triennali e ben 109,3 per le magistrali), superando la media nazionale di 102,8.
La nota dolente rimane la regolarità degli studi:
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Solo il 54,5% degli studenti conclude il percorso nei tempi previsti (in corso), un dato inferiore alla media italiana del 60,4%.
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L’età media alla laurea è di 25,9 anni (24,6 per il primo livello, 28,1 per le magistrali biennali), un indicatore influenzato anche dal ritardo nell’immatricolazione subito dopo il diploma.
Tirocini da record, ma l’Erasmus non decolla
Unict si conferma un’eccellenza sul fronte della formazione pratica: il 68,2% dei laureati ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto, battendo ampiamente la media nazionale (60,9%). La percentuale sale addirittura all’88% tra i magistrali se si considera anche il precedente triennio.
Al contrario, la mobilità internazionale rappresenta la vera sfida per il futuro: solo il 6,2% dei laureati ha preso parte a programmi di studio all’estero (Erasmus), a fronte di una media italiana del 10,2%. Durante gli studi, inoltre, il 53,8% degli studenti ha svolto un’attività lavorativa.
Esiti occupazionali: le performance post-laurea
L’Indagine sugli esiti occupazionali ha monitorato i laureati dell’ateneo a uno e cinque anni dal titolo, mostrando una netta progressione nelle stabilizzazioni e nei guadagni.
I laureati triennali a un anno dal titolo
Isolando il 24,8% di laureati di primo livello che ha scelto di immettersi subito nel mercato del lavoro senza proseguire gli studi (il restante 73,4% sceglie infatti la magistrale), i risultati sono positivi:
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Tasso di occupazione: 75,3%
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Tasso di disoccupazione: 14,6%
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Tipologia contrattuale: il 31,6% ha un contratto a tempo indeterminato, il 37,9% a tempo determinato, l’8,9% lavora in proprio.
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Retribuzione media netta: 1.389 euro mensili.
I laureati magistrali: il boom a cinque anni
Per i percorsi di secondo livello (biennali e a ciclo unico), l’inserimento nel mondo del lavoro si consolida drasticamente nel tempo.
| Indicatore occupazionale | A 1 anno dalla laurea | A 5 anni dalla laurea |
| Tasso di occupazione | 75,6% | 94,2% |
| Tasso di disoccupazione | 12,8% | 2,9% |
| Contratto a tempo indeterminato | 26,2% | 47,0% |
| Retribuzione media netta | 1.408 € | 1.778 € |
A cinque anni dal titolo, le retribuzioni salgono a una media di 1.704 euro per i biennali e 1.884 euro per i ciclo unico. L’83% dei lavoratori considera la laurea utile o efficace per l’impiego svolto.
Geografia e settori del lavoro
Dopo cinque anni, i laureati magistrali risultano così ricollocati:
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Settore: 49,9% nel privato, 48,2% nel pubblico, 1,8% nel non-profit. I servizi assorbono l’84,6% della forza lavoro, seguiti dall’industria (13,9%).
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Geografia: Il 68,7% lavora in Sicilia, il 28,7% si sposta in un’altra regione italiana e appena il 2,5% si trasferisce all’estero.
Bilancio e prospettive
Il confronto con le precedenti rilevazioni consegna la fotografia di un’università in salute, che incrementa il numero di dottori e mantiene stabili i propri standard di inserimento professionale. Le sfide per la governance di Unict rimangono di natura strategica: migliorare l’attrattività fuori dai confini dell’isola, stimolare l’internazionalizzazione e potenziare il supporto alla didattica per ridurre la quota dei fuoricorso.











