Pensioni 2026: l’avvio del 2026 per milioni di pensionati italiani non è stato particolarmente positivo. Ostacoli burocratici hanno infatti rallentato l’applicazione delle nuove misure migliorative introdotte dalla Legge di Bilancio: l’INPS non ha potuto recepire in tempo i cambiamenti, causando uno scostamento tra il diritto maturato e l’erogazione effettiva delle pensioni. Per molti invece, il mese si è chiuso con aumenti limitati alla perequazione standard, mentre i conguagli fiscali di fine anno hanno attenuato i benefici attesi. La situazione dovrebbe normalizzarsi a partire dal 2 febbraio 2026, quando saranno applicati i nuovi parametri di calcolo e corrisposti gli arretrati di gennaio.
Pensioni 2026: la revisione delle aliquote Irpef
Uno dei pilastri della riforma fiscale riguarda la rimodulazione degli scaglioni Irpef, con l’obiettivo di alleggerire la pressione tributaria sul ceto medio. La riduzione del 2% interessa la fascia di reddito annuo tra 28.000 e 50.000 euro, passando dal precedente 35% al 33%. La norma prevede però un tetto a 200.000 euro annui: superata questa soglia, la riduzione della detrazione per redditi da pensione neutralizza il beneficio. Chi percepisce 28.000 euro annui (circa 2.153 euro lordi mensili) non riceve alcun vantaggio, poiché la base imponibile non rientra nello scaglione agevolato. La misura si concentra dunque principalmente sui pensionati con redditi medi, generando un risparmio crescente al salire della pensione.
Pensioni 2026: incrementi concreti delle pensioni
Tradurre la riduzione percentuale in cifre reali aiuta a capire l’impatto effettivo. Per una pensione annua di 30.000 euro (circa 2.307 euro lordi al mese), la quota di reddito soggetta al nuovo scaglione è di 2.000 euro, con un risparmio annuo di 40 euro, pari a circa 3,08 euro al mese. Salendo a 40.000 euro annui (3.076 euro mensili), 12.000 euro di reddito rientrano nello scaglione ridotto, generando 240 euro l’anno, ovvero 18,46 euro mensili. Il massimo beneficio si registra con pensioni fino a 50.000 euro annui (3.846 euro lordi mensili), con un risparmio complessivo di 440 euro l’anno, pari a circa 33,85 euro al mese. Considerando gli arretrati di gennaio, a febbraio questi pensionati riceveranno un accredito una tantum aggiuntivo di circa 67 euro, prima che l’aumento mensile diventi stabile.
Pensioni 2026: incremento al milione per i trattamenti minimi+
Oltre alla revisione dell’Irpef, la Manovra 2026 rafforza il cosiddetto “incremento al milione”, pensato per contrastare la povertà previdenziale. L’aumento mensile sale di 20 euro, passando da 135 a 155 euro. La misura non è universale: riguarda titolari di trattamenti minimi, Assegno Sociale e pensioni di invalidità civile totale (100%). Per i pensionati ordinari, il diritto scatta generalmente al compimento dei 70 anni, ma può anticiparsi fino a 65 anni in base agli anni di contribuzione (1 anno di anticipo ogni 5 anni di contributi). I percettori di invalidità civile hanno accesso alla maggiorazione già dalla maggiore età. Con questo incremento, l’importo massimo percepibile per prestazioni assistenziali e previdenziali integrate raggiunge i 770 euro mensili. Anche in questo caso, gli arretrati di gennaio verranno corrisposti insieme alla mensilità di febbraio.













