
Catania guarda il mare, ma il mare continua a restare lontano dai catanesi. A Ognina, uno dei tratti più identitari della costa cittadina, l’estate si apre tra transenne, macerie e accessi negati. Il ciclone Harry ha lasciato ferite profonde sul lungomare e, a distanza di mesi, il volto del quartiere è ancora quello di un cantiere sospeso a metà tra emergenza e immobilismo.
Nel lungo post pubblicato dal sindaco Enrico Trantino emerge la volontà dell’amministrazione di procedere con cautela, attendendo gli studi geologici necessari prima di intervenire sul rifacimento del marciapiede crollato. Una scelta motivata dalla necessità di evitare nuovi sprechi e garantire la sicurezza futura dell’area. Ma mentre la politica pianifica il domani, cittadini e turisti fanno i conti con un presente che appare sempre più insostenibile.
Passeggiare oggi sul lungomare di Ognina significa convivere con una scena che contrasta violentemente con l’immagine turistica che Catania vorrebbe offrire. Tratti interrotti, barriere improvvisate, cemento spezzato e percorsi pedonali inesistenti costringono famiglie, anziani e visitatori a camminare sulla carreggiata, tra auto e motorini.
Non si tratta soltanto di decoro urbano. È una questione di sicurezza e di vivibilità. In uno dei periodi più frequentati dell’anno, il litorale si presenta come uno spazio incompleto, fragile, quasi abbandonato. E la sensazione diffusa tra residenti e commercianti è quella di un quartiere lasciato in attesa, senza tempi certi e senza una reale soluzione immediata:
“Le verifiche affidate al Dipartimento di Geologia chiariranno entro luglio la stabilità dell’intero sedime”, dichiara il sindaco Trantino in un post sui social,
ma fino ad allora il rischio è che Ognina resti sospesa in un limbo amministrativo mentre l’estate scorre via.
Il problema non riguarda soltanto il lungomare. A preoccupare è soprattutto la drastica riduzione degli spazi balneabili accessibili gratuitamente. La mancata riapertura del solarium vicino al porto di Ognina, motivata dalla nuova conformazione dell’area e dai necessari iter autorizzativi, lascia il quartiere privo di uno dei suoi principali punti di accesso al mare.
Di fatto, il “mare libero” si concentra ormai in pochi metri di costa. San Giovanni Li Cuti diventa così l’unica vera alternativa per migliaia di persone, ma la piccola spiaggia lavica non può reggere da sola il peso dell’intera domanda estiva cittadina. Già nei primi weekend di caldo il colpo d’occhio è quello di una spiaggia sovraffollata, con spazi saturi fin dalle prime ore del mattino. Una situazione destinata inevitabilmente a peggiorare nelle prossime settimane.
A rendere ancora più complesso il quadro ci sono i divieti di balneazione che interessano diversi tratti della scogliera. Tra inquinamento e aree non fruibili, il litorale orientale continua a perdere pezzi proprio nel momento in cui dovrebbe rappresentare una delle principali attrazioni della città.
Il paradosso è evidente: Catania possiede un patrimonio costiero unico, eppure residenti e turisti si ritrovano ogni estate a fare i conti con accessi insufficienti, infrastrutture carenti e servizi assenti. Chi arriva in città trova un lungomare ferito e un rapporto col mare sempre più difficile. Chi vive Catania tutto l’anno, invece, assiste all’ennesima estate trascorsa tra promesse future e assenza di risposte immediate.
Nel messaggio del sindaco emerge una linea chiara: costruire interventi duraturi, capaci di resistere ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi che hanno trasformato il volto della costa. La prudenza amministrativa viene rivendicata come scelta di responsabilità. Ma il punto politico e sociale resta un altro: cosa succede nel frattempo?
Perché mentre si parla di future linee di finanziamento, di rinaturalizzazione di piazza del Tricolore e di nuovi collegamenti verso Porto Rossi, la città continua a non avere spazi sufficienti dove vivere il mare nell’immediato. Ed è proprio qui che nasce il malcontento di molti cittadini. Non nella necessità di studiare e progettare con attenzione, ma nella sensazione che l’emergenza quotidiana venga affrontata senza un vero piano temporaneo capace di garantire sicurezza, accessibilità e servizi durante l’estate.
Ognina oggi non è soltanto un quartiere in difficoltà. È l’immagine di una città che rischia di perdere il proprio legame con il mare, mentre cittadini e turisti continuano a cercare, tra divieti e transenne, un pezzo di costa ancora davvero vivibile.
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