
C’è un tratto di Catania che oggi racconta più di mille parole lo stato di abbandono della città. È il lungomare di Ognina, uno dei luoghi simbolo della costa etnea, trasformato dopo il ciclone Harry in uno scenario di degrado, pericolo e immobilismo. A pochi giorni dall’inizio dell’estate, mentre il turismo torna a riempire le strade del centro storico e i lidi si preparano alla stagione, sul viale Ruggero di Lauria resta una ferita aperta lunga quasi un chilometro. Dove prima passeggiavano famiglie, sportivi e turisti, oggi ci sono transenne, cemento distrutto, detriti e pedoni costretti a sfidare il traffico.
Basta percorrere il tratto che costeggia il mare per rendersi conto della gravità della situazione. Il ciclone Harry ha letteralmente sventrato ampie porzioni dell’area pedonale e, a mesi di distanza, il panorama è ancora quello di un’emergenza appena avvenuta. Le onde hanno distrutto marciapiedi, divelto strutture e reso impraticabili intere zone del lungomare, senza che sia mai arrivato un vero intervento di ripristino.
Il risultato è surreale: pedoni e ciclisti vengono costretti ogni giorno a camminare direttamente sulla carreggiata di viale Ruggero di Lauria, schiacciati tra il traffico e le transenne sistemate senza alcuna logica. In alcuni punti non esiste alcun percorso alternativo sicuro. Le auto sfrecciano a pochi centimetri da famiglie con passeggini, runner e anziani, mentre il lungomare, uno dei luoghi più frequentati della città, appare oggi come una periferia dimenticata. La sensazione è quella di una città che si è arresa al degrado. E tutto questo accade nel momento più delicato dell’anno, quello in cui Catania dovrebbe mostrarsi al meglio agli occhi dei visitatori.
Il simbolo più evidente di questo abbandono è Piazza Franco Battiato. Quello che fino a pochi mesi fa era uno spazio di aggregazione per famiglie e giovani oggi è un’area spettrale. L’area giochi per bambini è distrutta, il campo da basket devastato dalla furia del mare e gli attrezzi per lo sport all’aperto sono inutilizzabili, circondati da transenne e pezzi di cemento crollato.
Maria e Salvo, una coppia catanese che vive poco distante, guardano i giochi danneggiati mentre tengono per mano i loro due figli:
“Venivamo qui ogni domenica mattina, racconta Maria, i bambini giocavano, noi passeggiavamo sul lungomare. Oggi è impossibile. L’area gioco non esiste più, inoltre dobbiamo stare attenti alle macchine perché siamo costretti a camminare in strada. È diventato un pericolo continuo”.
Accanto ai resti dell’area sportiva, i segni della devastazione sono ancora ovunque: ringhiere piegate, pavimentazione spaccata, pezzi di asfalto ceduti verso il mare.
“La cosa peggiore, aggiunge il marito Salvo, è il silenzio. Sono passati mesi e qui sembra che nessuno abbia intenzione di intervenire davvero. È umiliante vedere un posto così lasciato morire”.
Le loro parole raccontano il sentimento diffuso di chi vive il quartiere: rabbia, delusione e la sensazione che uno dei luoghi più belli della città sia stato completamente dimenticato.
A rimanere scioccati sono anche i turisti. Klaus e Martina, arrivati dalla Germania per trascorrere qualche giorno a Catania, si fermano a fotografare il mare ma abbassano subito lo sguardo verso le transenne e le macerie che invadono il percorso pedonale.
“Il panorama è meraviglioso, ma quello che vediamo intorno è difficile da capire”, racconta Klaus. “È difficile capire come un’amministrazione possa lasciare per mesi un luogo così importante in queste condizioni. In qualsiasi città europea un’area pubblica così danneggiata sarebbe stata messa in sicurezza e ripristinata immediatamente. Qui, invece, sembra che tutto sia stato semplicemente dimenticato”.
La coppia spiega di aver scelto Ognina per una passeggiata sul mare dopo aver letto consigli turistici online.
“Non ci aspettavamo una situazione del genere, aggiunge Martina, a un certo punto abbiamo dovuto camminare in mezzo alle auto perché il passaggio era bloccato. È pericoloso e dà un’impressione molto negativa della città”.
Le loro parole colpiscono perché raccontano esattamente ciò che molti catanesi pensano da tempo: il rischio che il degrado finisca per diventare il vero biglietto da visita della città. E mentre il turismo prova a rilanciare l’economia locale, il lungomare di Ognina mostra ai visitatori un volto fatto di incuria e immobilismo.
Con l’estate ormai alle porte, ciò che più inquieta è l’assenza di segnali concreti. Nessun cantiere strutturale visibile, nessuna riqualificazione avviata, nessuna soluzione definitiva per garantire sicurezza a pedoni e ciclisti. Il lungomare continua così a vivere in una condizione sospesa, dove l’emergenza sembra essersi trasformata in normalità.
Eppure Ognina non è una zona qualunque. È uno dei luoghi più identitari di Catania, il tratto dove il mare incontra la città e dove ogni giorno migliaia di persone si ritrovano per passeggiare, fare sport o semplicemente guardare il tramonto. Oggi, invece, quel luogo simbolo è diventato il ritratto di una città incapace di reagire. Tra clacson, transenne e marciapiedi distrutti, il lungomare continua a sopravvivere in un equilibrio precario. Ma la domanda che ormai si pongono residenti e turisti è sempre la stessa:
quanto ancora dovrà aspettare Ognina prima di tornare a essere davvero parte della città?
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