
DIVIETO DI BALNEAZIONE MARE
Con l’arrivo della stagione estiva e l’avvicinarsi della data simbolica del primo maggio, che segna ufficialmente l’inizio della balneazione, torna puntuale a Catania il tema della qualità delle acque e della sicurezza lungo la costa. In realtà, complice il clima favorevole, già da settimane, sin dal periodo pasquale, spiagge e scogliere sono frequentate da cittadini e turisti, mentre gli stabilimenti balneari si preparano all’apertura tra difficoltà organizzative e condizioni meteo instabili.
In questo contesto si inserisce l’ordinanza firmata dal sindaco Enrico Trantino, che definisce i tratti di mare interdetti alla balneazione per l’estate 2026. Un provvedimento che, pur senza grandi novità rispetto agli anni precedenti, riaccende interrogativi profondi sulla reale qualità del mare catanese e sull’efficacia delle azioni messe in campo per tutelarlo.
L’ordinanza ricalca in gran parte quella degli anni passati, confermando i divieti di balneazione nei punti storicamente considerati più problematici. Si tratta in primo luogo delle aree interessate da fenomeni di inquinamento, come l’immissione del canale di cintura in via dei Villini a Mare e quella in piazza Europa, oltre al tratto nei pressi del limite nord del porto, all’altezza della Stazione centrale, e ai 350 metri a sud della foce del torrente Acquicella.
A queste zone si aggiungono i divieti legati alla presenza di infrastrutture portuali e attività industriali: gli 800 metri del porticciolo di Ognina, i 223 metri del porticciolo turistico, i 220 metri del borgo di San Giovanni Li Cuti e l’intera area del porto di Catania, che si estende per circa 1.900 metri. Non meno rilevante è il divieto che interessa i 3.200 metri dell’Oasi del Simeto e lo sbocco del canale di gronda. Una mappa, dunque, ben definita ma che evidenzia come una parte significativa della costa cittadina resti ancora non balneabile.
Se i divieti rappresentano la fotografia ufficiale della situazione, il problema reale emerge osservando più da vicino le condizioni dei canali e delle foci che sfociano in mare. L’ordinanza richiama esplicitamente la necessità di prestare particolare attenzione in caso di maltempo nelle zone interessate da immissioni di acque provenienti da fiumi, torrenti e canali, come il Lago Gornalunga, la foce del Simeto, il canale di gronda proveniente dall’area dell’aeroporto di Fontanarossa, e i canali Arci e Forcile.
Proprio queste aree rappresentano punti critici, spesso soggetti a fenomeni di inquinamento visibile, come dimostrano le recenti osservazioni sul campo che segnalano la presenza di detriti, acque torbide e odori anomali, in particolare nel canale Arci. Situazioni che evidenziano non solo un problema ambientale, ma anche una carenza strutturale nella gestione e manutenzione dei corsi d’acqua.
Tra tutti i punti critici, il canale Arci continua a rappresentare una delle questioni più delicate e irrisolte. Già oggetto di un’ordinanza del tribunale nel 2021, che impone la cessazione degli scarichi a mare durante la stagione balneare, resta sotto osservazione per le condizioni delle acque che vi transitano. Nonostante le indicazioni giudiziarie, gli interventi strutturali necessari, come la realizzazione della cosiddetta “soglia di tracimazione”, risultano ancora in fase progettuale.
L’Autorità di Bacino regionale ha dichiarato di essere in attesa del progetto definitivo da parte del Comune e della Sidra, mentre da quest’ultima è stato annunciato l’imminente invio della documentazione per l’approvazione. Nel frattempo, però, la situazione resta sospesa, con evidenti ricadute sulla qualità delle acque e sulla percezione di sicurezza da parte dei cittadini e degli operatori balneari.
A rendere il quadro ancora più complesso è la questione dei controlli e della trasparenza dei dati. Sebbene l’Asp abbia già avviato i primi prelievi in vista dell’inizio della stagione balneare, i risultati non sono ancora disponibili sul Portale delle Acque del Ministero della Salute, strumento fondamentale per informare cittadini e turisti sulla qualità del mare. Questo ritardo alimenta incertezza e sfiducia, soprattutto in un contesto in cui la percezione del rischio è già elevata.
Parallelamente, resta aperto il tema della responsabilità nella gestione dei corsi d’acqua e degli scarichi, affidata all’Autorità di Bacino, che dovrebbe garantire sicurezza, monitoraggio e pulizia degli alvei. Tuttavia, la mancanza di interventi concreti e tempestivi solleva dubbi sull’efficacia del sistema nel suo complesso, lasciando ancora irrisolta una delle questioni ambientali più rilevanti per la città di Catania.
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