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Home Attualità

Festival di Sanremo: dalle origini in bianco e nero al fenomeno globale

Dal 24 al 28 febbraio il Festival di Sanremo 2026 unisce storia e futuro: omaggio a Baudo, guida di Conti e il brano intenso di Ermal Meta.

Dalila battaglia di Dalila battaglia
18 Febbraio 2026
in Attualità
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Sanremo 2026; Il sipario si alza martedì 24 febbraio sulla 76ª edizione del Festival di Sanremo 2026, pronta a invadere le case degli italiani fino a sabato 28 febbraio. Cinque serate che promettono spettacolo, memoria e nuove emozioni, sotto la guida di Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini.

Un’edizione che guarda al futuro senza dimenticare il passato, omaggiando il “re” del Festival, Pippo Baudo, e rilanciando la centralità culturale di un evento che dal 1951 accompagna la storia del Paese.

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Cinque serate, un rito collettivo che si rinnova

La macchina organizzativa è pronta: prima serata martedì 24 febbraio, poi mercoledì 25, giovedì 26, venerdì 27 e gran finale sabato 28 febbraio. L’orario ufficiale non è stato ancora comunicato dalla Rai, ma la partenza dovrebbe essere fissata intorno alle 20.30. Massimo riserbo anche sull’orario di chiusura, segno di un programma che si annuncia ampio, stratificato, capace di alternare momenti musicali a incursioni nel cinema, nello spettacolo e nell’arte comica.

Sul palco dell’Ariston si alterneranno cantanti affermati e nuove proposte, co-conduttori e co-conduttrici chiamati ad arricchire ogni serata con personalità differenti. L’edizione 2026 nasce sotto il segno della continuità e del rinnovamento: da un lato l’omaggio alla grande tradizione incarnata da Baudo, dall’altro la volontà di parlare a un pubblico trasversale, che segue il Festival non solo in televisione ma anche sui social e sulle piattaforme di streaming. Sanremo resta così un rito collettivo capace di fermare il Paese per cinque sere consecutive, sospendendo il tempo ordinario e trasformando la musica in centro gravitazionale del dibattito nazionale.

 Dalle origini in bianco e nero al fenomeno globale

La storia del Festival è la storia dell’Italia che cambia. Tutto comincia il 29 gennaio 1951 al Casinò di Sanremo, quando Nunzio Filogamo, siciliano,  apre la prima edizione con parole destinate a entrare nella memoria collettiva;

Nunzio Filogamo; il primo conduttore del Festival di Sanremo nel 1951 era di origine Siciliane.

“Signore e Signori, benvenuti al Casinò di Sanremo per un’eccezionale serata organizzata dalla Rai, una serata della canzone con l’orchestra di Cinico Angelini”. Nunzio Filogamo

In gara soltanto tre cantanti: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano, che interpretano venti brani complessivi. La televisione non esiste ancora: è la radio a trasmettere l’evento, ed è proprio il pubblico radiofonico a decretarne il successo, nonostante i quotidiani dell’epoca gli dedichino appena qualche trafiletto.

Dal 1952 autori ed editori fanno a gara per essere ammessi: arrivano 380 brani, 140 in più rispetto all’esordio. Nel 1955 la Rai inizia la trasmissione televisiva in diretta, e Sanremo diventa appuntamento fisso per milioni di italiani. Nel 1958 Domenico Modugno rivoluziona tutto con Nel blu dipinto di blu, trasformando la canzone italiana in un fenomeno planetario, vincendo tre Grammy Awards e portando Sanremo alla ribalta internazionale.

Gli anni Sessanta portano sul palco artisti destinati a entrare nella leggenda, il Festival accoglie artisti destinati a segnare la musica italiana: Mina, Adriano Celentano, Luigi Tenco, Gino Paoli, Bobby Solo e Gianni Morandi. È anche il periodo delle grandi collaborazioni con artisti stranieri, come Paul Anka e Louis Armstrong, che duettano con i cantanti italiani per favorire la diffusione delle canzoni all’estero. Gli anni Settanta sono quelli della crisi e del confronto con la musica d’autore, spesso lontana dal palco dell’Ariston.

Pippo Baudo; Considerato uno dei volti più rappresentativi della televisione italiana, ha legato gran parte della sua carriera alla Rai, conducendo numerosi programmi di intrattenimento e tredici edizioni del Festival di Sanremo, di cui è stato più volte anche direttore artistico. Ha lanciato artisti, come Beppe Grillo, Loretta Goggi, Heather Parisi, Lorella Cuccarini, Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Giorgia e altri ancora. Grazie al suo stile e al suo carisma, è diventato un punto di riferimento per la cultura popolare italiana.

Ma il Festival resiste e si reinventa. Negli anni Ottanta torna centrale grazie anche alla conduzione carismatica di Baudo: nel 1983 Vasco Rossi scuote il pubblico con “Vita spericolata”, arrivando penultimo ma conquistando un posto nella storia. Nel 1988, Massimo Ranieri vince con “Perdere l’amore”, uno dei brani più emozionanti mai presentati al Festival. Gli anni Novanta segnano l’apertura internazionale e l’arrivo di nuove voci come Laura Pausini, che nel 1993 debutta con “La solitudine”. Giorgia incanta con “Come saprei”, mentre Andrea Bocelli conquista il pubblico con “Con te partirò”. È anche il periodo in cui Sanremo diventa sempre più uno spettacolo televisivo, con ospiti internazionali del calibro di Madonna, Elton John e Whitney Houston.

Nel nuovo millennio il Festival si rinnova ancora: Marco Mengoni, Mahmood e i Måneskin riportano Sanremo al centro della scena internazionale, fino alla consacrazione all’Eurovision Song Contest. Da evento nazionale, Sanremo diventa piattaforma globale.

Tra scandali, proteste e momenti irripetibili

Sanremo non è solo musica: è cronaca, costume, tensione sociale. Nel 1986 Loredana Bertè scandalizza con il brano “Re” e un pancione finto, gesto provocatorio contro i pregiudizi sulla maternità.

Loredana Bertè al Festival di Sanremo nel 1986; scandalo durante il brano "Re".

“Fu il primo brano ad iniziare con una chitarra elettrica sul palco. Solo Sting mi capì e mi disse passando: ‘Wow that’s amazing!'”, dirà l’artista molti anni dopo ricordando quel Sanremo e il commento del super ospite di quell’edizione alla sua esibizione. “Invece la casa discografica mi strappò addirittura il contratto discografico”. Loredana Bertè.

Durante le sue tredici conduzioni, Baudo affronta episodi che hanno segnato la memoria collettiva: dalle proteste operaie dei metalmeccanici dell’Italsider nel 1984, invitati sul palco per raccontare la loro causa, fino al tentativo di suicidio sventato in diretta nel 1995. Momenti che dimostrano come il Festival sia stato, negli anni, specchio delle tensioni e delle fragilità del Paese.

“Stella stellina”: la ninna nanna che diventa elegia

Ermal Meta; cantautore, compositore e polistrumentista albanese naturalizzato italiano.

Tra i brani più attesi del 2026 spicca “Stella stellina” di Ermal Meta, una canzone che nasce nella notte, dopo aver messo a dormire la sua piccola Fortuna. La melodia inizialmente pensata come carezza per la figlia si trasforma in qualcosa di più urgente e doloroso: una riflessione sulla perdita, sull’innocenza violata, sulla difficoltà di spiegare ai bambini un mondo che spesso non sa proteggere i suoi figli; la notte si avvicina, sì, ma questa volta non c’è preghiera che basti, non c’è rituale che funzioni, non c’è conforto possibile.

La filastrocca più conosciuta dell’infanzia italiana diventa canto di lutto. L’immagine della bambola ritrovata, della nuvola che sale dalla casa, dei fiori nel cortile con le pietre intorno costruisce un paesaggio emotivo di rara intensità. Il tempo si deforma, il cuore vorrebbe strapparsi per non sentire più, ma la paura di dimenticare trattiene dal compiere quel gesto simbolico, è un brano umano non politico.

 “Figlia di nessuno” è il verso che apre l’abisso, ma subito dopo arriva la comunità che canta, che adotta nel dolore chi non è stato protetto in vita. Se nessuno l’ha riconosciuta come figlia in vita, una comunità intera l’ha adottata nel dolore. È una forma di giustizia postuma che non consola ma almeno testimonia. Nel finale, la promessa di una primavera che verrà e la bambina che “nel vento della sera ci sarà” non cancellano la notte nera, ma offrono una forma gentile al ricordo.

In un Festival ricco di brani energici e provocatori, Meta sceglie la via più rischiosa e nobile: chiedere silenzio, imporre ascolto, trasformare la musica in spazio condiviso di elaborazione del dolore. Ermal Meta porta all’Ariston una ninna nanna per chi non c’è più e si domanda:

Come si racconta a un bambino ciò che sta accadendo? Come si trovano parole comprensibili quando noi adulti, per primi, fatichiamo a capire davvero?

In questo spazio fragile, sospeso tra innocenza e dolore, prende forma la canzone: un tentativo delicato di restare umani, di continuare a cercare luce anche dove sembra non essercene più.

 Sanremo oggi: tradizione, social e identità collettiva

Negli ultimi anni, sotto la direzione artistica di Amadeus, il Festival ha saputo intercettare le nuove generazioni, diventando fenomeno social capace di generare milioni di interazioni su Twitter, Instagram e TikTok. Il televoto e lo streaming hanno ampliato il pubblico, trasformando ogni esibizione in un evento immediatamente commentato, condiviso, discusso.

Festival di Sanremo; conduttore Amadeus

Sanremo è oggi una piattaforma multimediale che unisce tradizione e innovazione. È il luogo in cui la memoria collettiva incontra le nuove sonorità, dove il bianco e nero del 1951 dialoga con le luci digitali del presente. Ed è proprio questa capacità di adattarsi ai tempi, senza perdere identità, che rende il Festival eterno.

Sanremo, dove l’Italia si ferma e si riconosce

Carlo Conti e Laura Pausini; co-conduttori del Festival di Sanremo 2026

Dal Casinò del 1951 alle dirette globali del 2026, Sanremo continua a essere molto più di una competizione canora: è uno specchio in cui il Paese si guarda, si interroga, si commuove. Con Carlo Conti e Laura Pausini alla guida e l’omaggio a Pippo Baudo a fare da filo rosso, questa 76ª edizione promette di intrecciare memoria e futuro, leggerezza e profondità.

Perché, ancora una volta, quando si accendono le luci dell’Ariston, l’Italia intera si ritrova davanti a una canzone. E in quelle note, tra applausi, polemiche e silenzi carichi di emozione, riconosce un pezzo della propria storia, ascoltata da tutto il mondo.

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Tags: Carlo ContiFestival di Sanremo 2026Stella Stellina di Ermal MetaStoria di Sanremo
Dalila battaglia

Dalila battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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