
Sant’Agata 2026 – Il 3 febbraio, primo giorno della Festa di Sant’Agata, Catania entra nel tempo sospeso del rito. È il giorno dell’offerta della cera, uno dei momenti più antichi e simbolici dell’intero ciclo agatino, in cui la città rinnova il proprio legame con la Santa patrona attraverso un gesto collettivo che intreccia fede, memoria storica e identità popolare.
In questa giornata, il centro storico diventa il luogo di una narrazione condivisa: istituzioni, corporazioni, devoti e semplici cittadini percorrono insieme le stesse strade, restituendo alla festa la sua dimensione più autentica di partecipazione comunitaria.
Alle ore 12.00 della giornata odierna, dalla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace, luogo del martirio della Santa, ha preso avvio la processione dell’offerta della cera diretta verso la Basilica Cattedrale. Il corteo si è composto in una sequenza solenne che vede sfilare autorità religiose, civili e militari, ordini cavallereschi, istituzioni accademiche, le storiche berline del Senato e i grandi cerei votivi.
Non si tratta di una semplice parata, ma di un gesto carico di significato: l’offerta della cera rappresenta l’atto con cui la città, nelle sue diverse articolazioni, riconosce Sant’Agata come guida spirituale e simbolo identitario. L’arrivo in Duomo, con il Te Deum e la benedizione eucaristica, suggella questo momento in un clima di raccoglimento e intensa partecipazione, in cui il rito diventa preghiera collettiva e atto di affidamento.
Il significato del primo giorno di festa è stato sottolineato anche dal messaggio del sindaco Enrico Trantino, che ha invitato la città a vivere Sant’Agata come un momento di unità e rispetto reciproco.
“Catania è una città che sa cicatrizzare le sue ferite”, ha affermato il primo cittadino, richiamando la capacità della comunità di ritrovarsi nei momenti più delicati della propria storia.
In segno di solidarietà verso le persone colpite dal ciclone Harry, le principali cerimonie istituzionali sono state annullate, rafforzando l’idea di una festa vissuta senza protagonismi, “senza primi piani”, ma come spazio condiviso di presenza e partecipazione. Una scelta che restituisce al rito il suo carattere più autentico, lontano dall’esibizione e vicino alla dimensione collettiva.
L’edizione di quest’anno assume un valore ancora più profondo perché inserita nel contesto del Giubileo agatino, che celebra il novecentesimo anniversario del ritorno delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli. Trafugate nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace, le spoglie della Santa rimasero lontane da Catania per 86 anni, fino al loro ritorno nel 1126 grazie ai soldati Gisliberto e Goselmo, guidati, secondo la tradizione, da una visione onirica della stessa Agata.
Il vescovo Maurizio ordinò allora una solenne processione penitenziale, imponendo ai cittadini di camminare a piedi nudi e vestiti di bianco, in segno di purezza e devozione. Durante quel cammino si verificarono eventi ritenuti miracolosi, che consolidarono definitivamente il legame tra la Santa e il suo popolo. La memoria di quel ritorno continua a vivere nei riti odierni, rendendo l’offerta della cera un ponte simbolico tra passato e presente.
Se le istituzioni aprono il cammino, sono le Candelore a incarnare il volto popolare della festa di Sant’Agata. Le grandi strutture lignee, portate a spalla dai devoti, attraversano i palazzi del potere e i vicoli dei mercati, unendo luoghi simbolici della città in un unico percorso rituale.
Ogni Candeliere rappresenta un’antica corporazione delle arti e dei mestieri, diventando espressione concreta dell’unione e della solidarietà cittadina. Particolarmente suggestivo è il passaggio in Pescheria, dove la Candelora dei pescivendoli attraversa l’antico mercato in un intreccio potente di lavoro, fede e tradizione. Dopo l’ingresso in piazza Duomo attraverso Porta Uzeda, le Candelore si inchinano davanti al fercolo della Santa, per poi proseguire lungo via Etnea, in un movimento che è al tempo stesso devozione, spettacolo e identità collettiva.
Il termine “Candelora” deriva dal latino candelorum festum, la festa delle candele che nella tradizione cristiana celebra Cristo come luce che illumina le genti. A Catania, questa simbologia si è fusa con la devozione agatina, dando origine alla cannalora o ciliu, il cereo votivo offerto alla Patrona;
In origine, il cero era un grande torcione formato da lunghe candele unite insieme e inserite in strutture lignee articolate su più livelli, decorate con scene del martirio, immagini sacre e figure angeliche. Con il tempo, l’evoluzione tecnologica ha trasformato il torcione in una replica simbolica sormontata da una sfera luminosa che, nelle ore serali, rappresenta la fiamma della fede. Le Candelore, arricchite da luci, gemme di vetro, fiori, bandiere e stendardi, diventano così vere e proprie opere d’arte in movimento, frutto di un artigianato paziente e devoto che si rinnova ogni anno, durante la festa di Sant’Agata.
Nel giorno dell’offerta della cera, Catania si racconta attraverso i suoi gesti più antichi. Le Candelore che avanzano lentamente, la luce che si accende nella sera, il passo cadenzato dei devoti restituiscono l’immagine di una città che, nonostante le ferite, continua a riconoscersi nella propria storia.
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