
È da decenni uno dei progetti infrastrutturali più discussi d’Italia, una sorta di sogno sospeso tra ambizione ingegneristica, conflitti politici e timori ambientali. Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito, con nuove promesse e rinnovate tensioni. L’ultimo aggiornamento arriva direttamente da Villa San Giovanni, dove si è svolto un incontro tra la sindaca Giusy Caminiti e Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina. All’appuntamento, seppur da remoto, ha partecipato anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.
Attraverso un collegamento video, Salvini ha voluto ribadire la “massima attenzione alle istanze del territorio”, un’espressione che suona come un impegno ma anche come una necessaria rassicurazione. Le comunità calabresi e siciliane, da sempre protagoniste passive di un’opera che sembra non arrivare mai a compimento, chiedono voce in capitolo. E, in particolare, Villa San Giovanni — nodo strategico per la viabilità tra penisola e Sicilia — ha avanzato richieste precise in termini di mitigazione dell’impatto, sviluppo urbano e servizi. Messaggio di Salvini Tradotto: vogliamo coinvolgere chi vive lì e capire cosa serve davvero a queste città, prima di approvare tutto ufficialmente e aprire i cantieri.
Dal canto suo, l’amministratore delegato Pietro Ciucci ha sottolineato come l’obiettivo della società Stretto di Messina sia quello di “massimizzare le ricadute socio-economiche del ponte” a favore delle due città direttamente coinvolte: Messina e Villa San Giovanni. Parole che intendono spostare l’attenzione non solo sull’imponenza dell’opera, ma soprattutto su ciò che può generare in termini di occupazione, attrattività turistica, investimenti e rigenerazione urbana. Secondo Ciucci, servirà a far crescere economicamente Messina e Villa San Giovanni: più lavoro, più turismo, più servizi. In teoria, dovrebbe diventare un’opportunità per i giovani del Sud. Ma non tutti ci credono.
Nonostante le rassicurazioni, il territorio resta spaccato. C’è chi guarda al ponte come a un’occasione irripetibile per uscire dall’isolamento, rilanciare i porti, creare un indotto stabile. Ma c’è anche chi teme un ennesimo“grande annuncio”senza futuro, e chi — più pragmaticamente — chiede trasparenza sui costi, certezze sui tempi, e soprattutto rispetto per l’ambiente e per la tenuta sociale delle comunità locali. Le preoccupazioni non sono nuove: congestione urbana, cantieri infiniti, impatti sul paesaggio e sul mare, rischio di marginalizzazione delle esigenze quotidiane dei cittadini, infiltrazioni mafiose.
Il Ponte sullo Stretto è diventato anche un simbolo politico, cavalcato ciclicamente da governi di ogni colore. L’attuale esecutivo lo considera un tassello fondamentale del Piano Nazionale per le Infrastrutture, ma dovrà dimostrare di saper trasformare parole e buone intenzioni in fatti concreti. Il passaggio al Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), a cui è demandata l’approvazione definitiva del progetto, rappresenta il prossimo snodo cruciale. Superata quella tappa, potranno aprirsi i cantieri, ma resta ancora da definire una reale concertazione con i territori.
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