I secoli hanno sommerso la memoria della lava che l'11 marzo 1669 ricoprì Misterbianco. La città la ricorda con delle iniziative.

Il mito racconta che l’Etna per volere di Zeus sommerse il gigante Ecelado, l’esperienza mostra che il suo respiro, violento e incandescente che dà forma alla lava non perdona. Questo lo sa bene la città di Misterbianco, che l’11 marzo ricorda l’anniversario dell’eruzione dell’Etna che con la sua colata di lava distrusse il centro cittadino, ricostruito successivamente com’è oggi.
Ben 355 anni sono trascorsi da quel 1669, ma il ricordo persiste come le rocce di pietra lavica a secoli di intemperie. Pietra da cui sono emerse tracce d’antica storia: i resti della Chiesa madre tardo-rinascimentale prima parte del centro cittadino distrutto. L’incandescente colata lavica che la ricoprì adesso la fa emergere per fama. L’opera di ritrovamento e restauro, infatti, vanta d’esser l’unica al mondo che ha rinvenuto con scavi nella pietra lavica un bene archeologico.
In occasione di questo anniversario, l’Amministrazione comunale – alla presenza del Sindaco Marco Corsaro, dei rappresentanti della Fondazione Monasterium Album e della deputazione locale – presenta in una conferenza stampa il sito archeologico di Campanarazzu, firma e logo del nuovo sito archeologico cittadino. Inoltre, negli istituti scolastici della città verrà proiettato un documentario per promuovere tra le giovani generazioni la conoscenza storica di quanto avvenuto.
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