Università in pillole

Studente si suicida, la denuncia di un coetaneo: “Laurearsi in 5 anni non è un fallimento”

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Dopo il suicidio del 29enne abruzzese, il post di un ragazzo diventa virale sui social: "Arricchire le proprie conoscenze con un po' più di tempo non significa essere peggio degli altri".

Il 9 ottobre un ragazzo abruzzese di 29 anni è stato trovato morto sotto il ponte di Stalingrado a Bologna. Il ragazzo aveva detto ai genitori di raggiungerlo a Bologna, per andare poi insieme a Forlì, dove avrebbe discusso la sua tesi di laurea. 

In realtà, non era vero. Il giovane aveva sostenuto pochi esami e sono state, probabilmente, la vergogna e la delusione che temeva di far provare alla propria famiglia, a portarlo a compiere il terribile gesto.

“Laurearsi in 5 anni non è un fallimento”: la denuncia di un coetaneo

La cronaca di una storia che si ripete troppo spesso. Sono, infatti, tantissimi i casi di studenti e studentesse che arrivano a togliersi la vita perché non riescono a completare in tempo il proprio percorso universitario. Questo perché, molto spesso, il sistema fa sentire i giovani sbagliati e deludenti se non riescono a completare gli studi nei tre o cinque canonici anni.

Il sistema va rivisto e la rabbia viene, ovviamente, dai giovani. Dopo la notizia del suicidio. infatti, è andato online questo post, di Simone Buonomo, che ha raccolto migliaia di condivisioni e consensi:

Ieri un ragazzo di 29 anni a Bologna si è tolto la vita perché aveva organizzato una finta discussione di laurea – scrive lo studente sui social -. Non aveva il coraggio di dire ai genitori che per la laurea dovevano attendere almeno altri due anni e che il viaggio sostenuto dall’Abruzzo non fosse per la laurea”.

“È la rappresentazione della dicotomia del mondo che abbiamo costruito: la logica eroe/fallito – continua -. Se ti laurei in tre anni sei un eroe. Se ti laurei in tre anni e dieci giorni sei un fallito. È la corsa che abbiamo creato perché raggiungere gli obiettivi in tempo significa essere eroi, meglio degli altri nei confronti, nei dialoghi, nei paragoni quotidiani che facciamo nella nostra società. Non possiamo educare le nuove generazioni a questa corsa malata. Non possiamo introdurre i bambini alla logica della competizione folle”.

“Ognuno si prenda il tempo che vuole per raggiungere i suoi obiettivi e i suoi risultati. Fermiamoci. Finché siamo ancora in tempo. Fermiamo la competizione dei saperi e la lotta tra poveri – scrive lo studente -. Non si può morire così.Laurearsi in 5 anni non è un fallimento. Arricchire le proprie conoscenze con un po’ più di tempo non significa essere peggio degli altri. Salviamo la vita ai nostri coetanei. Il tempo è vita, non deve essere il motivo per cui togliersi la vita“.