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Dai “tenerumi” ai “cacoccioli”, i nomi tipici di ortaggi e verdure siciliane

Il dialetto siciliano è ricco di sfaccettature e particolarità. Tra queste, i nomi di ortaggi e verdure: eccone alcuni esempi.

Se offrite un bel piatto di pasta con i “tenerumi” ad una persona non siciliana, probabilmente questa vi guarderà in modo strano, non capendo che tipo di pietanza state proponendo. In Sicilia, infatti, gli ortaggi, verdure e prodotti della terra, oltre ad essere unici e a volte introvabili altrove, hanno anche dei nomi molto particolari.

Ci sono dei nomi che solo i siciliani possono capire. I “tenerumi“, ad esempio, o “taddi” sono i germogli e le foglie tenere della pianta delle zucchine lunghe. Difficilmente i “tenerumi” vengono cucinati in altre parti di Italia, anche perché non è semplice reperirli.

La “cucuzza i sett’anni”, invece, è che la zucchina spinosa. Di conseguenza, è semplice capire che il termine “cucuzza” sta ad indicare la zucca o anche la zucchina lunga. Un altro termine particolare è, sicuramente “cacocciolo” o “cacuociollo/a”, nella variante  di alcune aree della provincia di Palermo, che sta ad indicare il carciofo.

Se un siciliano vi offre un po’ di “nivia” per mantenervi leggeri, vi sta semplicemente offrendo dell’indivia o scarola. La “sinapa”, invece, è la cicoria selvatica mentre con il termine “purranei” si fa riferimento alla cicoria spinosa. I “pipi” sono, invece, i peperoni e gli “sparici” gli asparagi.

Ci sono, poi, dei nomi più facilmente riconducibili ai corrispondenti termini in italiano. È il caso di “mulinciani”, “citrola”, “carduni” e “lattuca”, rispettivamente le melanzane, i cetrioli, i cardi e la lattuga.


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