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Vaccino, contrario un professore di infermieristica: “Non lo farò”

vaccino coronavirus
Filippo Festini, professore universitario di infermieristica, si schiera contro il vaccino Pfizer: ecco il perché.

Filippo Festini, professore universitario di infermieristica, non accoglie di buon grado il vaccino, considerato l’antidoto al Covid-19.

Quest’ultimo, associato dell’Università di Firenze, si è detto di fatto pubblicamente contrario al vaccino Pfizer. Per quale motivo?

“Il vaccino che vi state per somministrare secondo il produttore riduce il rischio di contrarre il Covid dello 0,87% – ha scritto il docente – ,  cioè di meno dell’1%”.

Successivamente, lo studioso ha riportato alcuni dati relativi allo studio portato avanti da Pfizer.

Secondo quanto indicato dal professore e riportato da La Repubblica, sarebbero stati creati due gruppi di studio di circa 18 mila persone: uno è stato riservato il vaccino, all’altro il placebo. Nel primo caso si sarebbero ammalate di Covid 8 persone, nel secondo 162. Secondo Aifa, due dosi del vaccino ‘Comirnaty’ somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra possono evitare al 95% degli adulti dai 16 anni in poi di sviluppare la malattia COVID-19 con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnie. Il 95% di riduzione si riferisce alla differenza tra i 162 casi che si sono avuti nel gruppo degli oltre 18mila che hanno ricevuto il placebo e i soli 8 casi che si sono avuti negli oltre 18mila che hanno ricevuto il vaccino.

Festini, tuttavia, si distaccherebbe da quanto indicato e sarebbe pronto a ribadire che il vantaggio non è così evidente. E questo perché l’uomo ha diviso il numero dei casi di infezione per il totale delle persone che hanno fatto parte dei due gruppi di studio.

Anche nei giorni precedenti, e ancora una volta tramite il suo profilo Facebook, l’uomo aveva dichiarato che non si sarebbe vaccinato. Tra le ragioni di questa scelta, ci sarebbe anche le tempistiche di sperimentazione e messa a punto del vaccino: a suo parere, sette mesi non basterebbero ad ottenere informazioni attendibili circa l’efficacia e la sicurezza del farmaco.