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Referendum in Sicilia, fuga degli scrutatori: 700 rifiutano per paura Covid

scheda referendum
Foto archivio.
Fuga degli scrutinatori referendum 2020 in Sicilia: a Palermo è subito boom di rinunce per paura dei contagi da Coronavirus nei seggi elettorali.

Domenica 20 settembre e lunedi 21 gli italiani sono chiamati alla urne per votare sul taglio dei parlamentari. In Sicilia, ed in particolar modo a Palermo, è in corso una fuga degli scrutatori. Sono molti quelli che in queste ore hanno deciso di rinunciare a ricoprire il ruolo dopo il sorteggio. La motivazione principale riguarda la paura di contagio, nonostante le misure di protezione che saranno adottate nei seggi elettorali, come percorsi differenziati di entrata e uscita, punti in cui piazzare l’igienizzante per le mani e plexiglass.

L’ufficio elettorale del Comune di Palermo ha commentato così ai microfoni del Corriere della Sera questo strano fenomeno che sta interessando la città: Non era mai successo che 700 scrutatori rinunciassero all’incarico. Se ne vanno anche i giovani”. Adesso si corre a nominare i sostituti. Ma la fuga sembrerebbe non riguardare solo la paura del contagio, ma anche il compenso percepito. Per legge, gli scrutatori dei referendum percepiscono 104 euro, ma quest’anno le giornate di lavoro saranno triplicate: scrutatori e presidenti dovranno lavorare per tre giorni di fila, due giorni di votazioni e un giorno per lo spoglio delle schede elettorali. E il compenso rimane invariato.

Il votante dovrà lavarsi le mani all’entrata del seggio con il gel igienizzante e dovrà ripetere la procedura prima di entrare all’interno della cabina elettore, durante l’iter di identificazione. Si preferisce replicare anche all’uscita dalla cabina elettorale. Ad accogliere gli elettori non ci sarà nessun termoscanner al momento. È stato consigliato a chi dovesse manifestare sintomi, come febbre a 37° di restare a casa.

 

Università di Catania