Il pranzo di Pasqua in Sicilia è una celebrazione dei colori, dei profumi e dei sapori di una primavera appena risvegliata. Ecco alcune delle ricette tradizionali.
Il pranzo di Pasqua in Sicilia è una ricorrenza che non può fare a meno di riunire le famiglie intorno a una tavola contraddistinta da tradizioni, allegria primaverile e ricette delle nonne. Le ricorrenze pasquali, quest’anno, saranno segnate dall’emergenza Coronavirus, dai divieti e dalle restrizioni che impediranno alle famiglie di riunirsi e ai giovani di organizzare i consueti barbecue all’aria aperta. Tutto ciò, comunque, non significa certo che bisogna del tutto rinunciare alla gioia di questa ricorrenza, che saluta l’inverno e dà il benvenuto alla bella stagione, al sole, alla natura in pieno risveglio. E come celebrare meglio la Pasqua se non attraverso un’esplosione di colori e gusti sulle tavole? Ecco, quindi, alcune delle ricette tipiche siciliane per organizzare un pranzo di Pasqua da leccarsi i baffi.
Si tratta di una pietanza particolarmente antica, originaria della città di Messina e che, oggigiorno, va sempre più scomparendo dalle tavole dei siciliani. Questo piatto è composto da polpette di vitello cotte in brodo e ricoperte da uno strato di ricotta, uova e pecorino, che, una volta in forno, forma una crosticina croccante e sfiziosa. La sua consistenza è simile a quella di un soufllé, mentre il suo nome deriverebbe dal termine dialettale “sciusciari”, soffiare per l’appunto, probabilmente per via del suo aspetto vaporoso.
Sebbene negli ultimi decenni l’utilizzo di questa tipologia di carne sia stata piuttosto criticata, a causa delle inevitabili implicazioni morali, resta tutt’oggi molto apprezzata e presente nei menù siciliani. In special modo, la carne di agnello è tipica delle preparazioni culinarie del periodo di Pasqua, durante il quale viene declinata in moltissime sfumature e ricette. Tra chi la prepara al sugo e chi la lascia cuocere in forno, accompagnata da abbondanti patate, la si trova anche all’interno di un tipo di scacce ragusane, le impanate. Frequente anche la cottura al “grassato” e sotto forma di cotolette, impanate e fritte in molto olio.
Originario della città di Aragona, nella provincia di Agrigento, si tratta di un primo piatto piuttosto ricco ed elaborato. Va cotto nel “teganu”, una tradizionale terrina in terracotta. Come molte pietanze della cucina siciliana, nasce come ricetta di scarto e, per questa ragione, comprende molti ingredienti al suo interno. Tra questi si trovano la pasta, nel formato dei rigatoni, carne trita di manzo e maiale, brodo, burro, caciocavallo, tuma e pangrattato. Gli ingredienti vanno disposti su più strati, creando un vero e proprio timballo da lasciare cuocere lentamente e a lungo nel forno.
Conosciuti anche come “Pupi cu l’ova”, questi biscotti siciliani si distinguono per il particolare uovo sodo “incastonato” nella crosta. Il loro nome deriva dalla “cuddura”, un tipo di pane al cui interno, anticamente, venivano inserite alcune uova cotte per essere più sostanzioso. Gli ingredienti sono semplici e di natura povera, vi si trova farina, zucchero, strutto, latte, uova e scorzette di limone. Modellati come delle sculture, possono avere moltissime forme, dalla classica colomba di Pasqua, al cestino intrecciato, al cuore o a forma d’animali. Preparati principalmente dalle nonne, sono distribuiti ai bimbi e ai parenti come dono pasquale.
Divenuta uno dei simboli della pasticceria isolana e consumata durante tutto l’anno, forse non si sa che la Cassata è, invece, una pietanza tipicamente pasquale. Ebbe origine per celebrare la Pasqua dopo i sacrifici quaresimali e protagonisti di questo dolce sono senza dubbio la ricotta di pecora e il marzapane, che arricchiscono un pan di Spagna classico bagnato con il Marsala. Colorata e vivace, la sua copertura è costituita da marzapane al pistacchio e decorata con frutta candita.
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